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Tiro con l’arco, Michele Frangilli “Sogno la sesta Olimpiade. A Tokyo mi aspetto due medaglie dall’Italia”



Tra gli sport considerati meno a rischio per la ripartenza post-Coronavirus figura sicuramente il tiro con l’arco, disciplina in cui gli atleti sono da sempre abituati ad isolarsi sia fisicamente che, molto spesso, psicologicamente. Proprio partendo da questa premessa abbiamo avuto il piacere di intervistare il veterano e campione olimpico azzurro Michele Frangilli.

Con l’arciere tesserato con la C.A.M di Gallarate e l’Aeronautica Militare c’è stata occasione di affrontare il grande tema delle Olimpiadi sotto molteplici sfaccettature, di discutere di un movimento in crescita e di tirare le somme su una carriera incredibile e destinata ad arricchirsi ancora di grandi emozioni.

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Parto col chiederti quali erano i tuoi progetti per questo 2020 e come hai vissuto lo slittamento di quella che sarebbe potuta essere la tua sesta Olimpiade.

“Apro col chiarire che mi trovo in grande sintonia con la scelta di rimandare le Olimpiadi. Prima di tutto deve esserci la salute e in questo modo c’è anche più tempo per prepararsi. Io mi sono allenato a casa per due mesi e solo dal 5 maggio sono potuto tornare all’aperto, ma non ho sofferto particolarmente questa situazione. La disciplina che pratico mi ha da sempre aiutato a gestire la solitudine e sono un tipo che è abituato ad andare molto ‘alla giornata’, per cui sono riuscito a sopportare bene, per quanto possibile, il tutto. Non scordiamoci poi che così ho un anno in più per recuperare dal mio infortunio alla spalla (ride…)!”.

In un percorso che parte dalla lontana Atlanta 1996 e arriva ai fasti brasiliani di Rio 2016, qual è stata l’Olimpiade che più ti è rimasta nel cuore e che cosa rappresenta per te questo evento?

“Di sicuro Atlanta è stata quella che più mi ha impressionato, non solo per il record olimpico che è durato fino al 2012. Avevo solo vent’anni, avevo lasciato per un anno la scuola per prepararmi al massimo ed era una prima volta. Sono riuscito a viverla al meglio anche nel villaggio, partecipando ad entrambe le cerimonie. Poi ovviamente a livello di medaglie non posso non citare Londra con l’oro a squadre e il sogno di una vita realizzato. In generale comunque poter rappresentare il proprio Paese è sempre bellissimo e ringrazio l’Aeronautica che mi ha aiutato parecchio a continuare e a poter partecipare anche alle ultime due”. 

A 44 anni cos’è che ancora ti spinge ad inseguire un oro individuale, scegliendo quotidianamente di metterti in gioco e sfidare ragazzi spesso molto più giovani di te?

“Mettersi in gioco continuamente mi piace: è stimolante e divertente. Nel nostro sport devi costantemente cercare di batterti anche in allenamento. Io cerco sempre di essere al top tutti i giorni e di pormi piccoli obiettivi quotidiani. Questo di certo aiuta, poi di sicuro l’essere tesserato in un corpo militare ora come non mai è un vantaggio, ti dona una sicurezza in più e ti mette in condizione di poter continuare serenamente a fare ciò che ami”. 

Cosa intravedi nel tuo futuro più immediato, soprattutto in ottica dei Giochi del prossimo anno?

“Da luglio la Federazione mi ha proposto di allenare ed aiutare i miei compagni per la rassegna olimpica. Io, avendo ancora i minimi per entrare nei gruppi nazionali ed una grande passione, ho chiesto tuttavia di continuare parallelamente anche a tirare, ma dopo un paio di mesi ho dovuto desistere perchè era troppo complicato far coesistere le due cose, continuando con la mia preparazione individuale in vista dei Giochi”.

Tu hai ottenuto nel 2003 il patentino da allenatore ed hai pubblicato con tuo padre nel 2005 il tuo libro “L’arciere eretico”, in cui è presentato il tuo particolare stile di tiro. Ti vedi in un futuro da allenatore, in un ruolo in cui potresti insegnare la tua tecnica così differente?

“Sicuramente ho già provato e mi piacerebbe portare avanti questa cosa anche in futuro. Di certo come tecnico non andrei ad imporre il mio stile di tiro. Per quanto abbia portato grandi risultati anche a mia sorella e ad alcuni ragazzi della scuola di mio padre, mi aspetto qualcosa di diverso. Un tecnico della Nazionale lavora con atleti che già hanno un loro stile e deve concentrarsi più sul migliorarne i dettagli piuttosto che sull’imporre loro una meccanica completamente differente”.

Dall’alto della tua esperienza e della tua infinita competenza, come analizzi il momento attuale del movimento del tiro con l’arco nazionale?

“Anche guardando al passato devo dire che, a dir la verità, di atleti ‘forti forti’ ne esce uno ogni sette/otto anni. La frammentazione delle scuole nel territorio non aiuta di certo ma la Federazione, soprattutto con le nazionali juniores, è sempre molto attenta e presente. Ultimamente a livello di formazione e di connessione tra le varie realtà, soprattutto grazie ai social, devo dire che c’è stato un grande miglioramento; la quarantena mi ha confermato questa tendenza che avevo intravisto. Spero che questo fenomeno possa continuare e poi i risultati dovrebbero arrivare di conseguenza”.

Chiudiamo con un pronostico: quante medaglie ti aspetti dalla Nazionale dell’arco a Tokyo?

“Eh, una bella domanda (ride) … Diciamo che, con l’anno in più di preparazione e l’introduzione del Mixed Team, azzarderei un paio dai. Poi ovviamente la speranza è sempre quella di prenderle tutte. Se si va, benchè si dica spesso che l’importante è partecipare, bene o male si parte sempre per vincere, soprattutto ad un’Olimpiade!”.

michele.giovagnoli@oasport.it

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Foto: FitArco

 

 

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