Scacchi, come sta il movimento italiano? Dal ritorno agli USA di Caruana ai giovani da far crescere



C’è stato un periodo, lungo sostanzialmente tutti gli anni che sono andati dal 2010 fino a una parte del 2015, che nell’Italia degli scacchi è stato dominato da un solo nome, quello di Fabiano Caruana. Già prodigio fin da piccolo, l’uomo che due anni fa ha sfidato Magnus Carlsen per il titolo mondiale giocava per il nostro Paese, forte della sua doppia nazionalità. Ed era sotto bandiera italiana quando vinse la Sinquefield Cup nel 2014, facendo registrare un rating ELO di 2844 nella classifica di ottobre di quello stesso anno, il terzo più alto della storia. Meglio di lui hanno fatto solo Carlsen e Garry Kasparov, due che viaggiano quasi fianco a fianco nel novero dei più grandi di tutti i tempi.

La realtà, poi, ha preso forma anche nel nome di Rex Sinquefield, l’uomo che più di tutti ha convinto Caruana a tornare sotto bandiera americana dal 2015 (ma il corteggiamento di ritorno durava da almeno due anni). Una situazione che ha fatto molto parlare in Italia, ma che alla fine dei conti è semplicemente legata a una questione di, come si diceva, doppio passaporto, dato dalle origini italiane e dalla nascita a Miami. Il suo doppio cambio (il primo nel 2005, il secondo nel citato 2015) non è comunque un caso raro: di storie simili è piena la lunga epopea degli scacchi, per i più disparati motivi. Alcuni hanno cambiato ascoltando il puro odore della pecunia, altri per necessità, altri ancora perché costretti dagli eventi (ed è questo il caso di Alireza Firouzja, che non gioca più per l’Iran da quando il Governo centrale ha impedito ai suoi giocatori di andare ai Mondiali rapid e blitz 2019 al fine di non far incontrare loro israeliani; oggi gioca sotto bandiera FIDE, vive a Parigi e dovrebbe diventare francese).

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La situazione degli scacchi italiani, però, non è assolutamente di pessimo livello, anzi, da tempo vive un momento sicuramente di buona crescita. Merito non solo di Caruana, ma anche (senza andare indietro fino a Sergio Mariotti) dell’esempio dato per tanti anni da Michele Godena, rimasto ai vertici tricolori per svariati lustri prima di lasciare spazio alla generazione attuale. Oggi il numero 1 del nostro Paese è Daniele Vocaturo. Romano, classe 1989, è vicino a essere tra i migliori 200 del mondo con un rating di 2617, e in carriera ha colto vittorie molto importanti, come quella contro il moldavo Victor Bologan, oltre ad aver spesso centrato risultati di valore (patta contro il francese Maxime Vachier-Lagrave e l’azero Shakhriyar Mamedyarov e vittoria contro il russo Ian Nepomniachtchi quando già era in fase di scalata, nel 2014).

Non sono molti i nostri giocatori ad aver superato quota 2600: oltre a Vocaturo, recentemente ci è riuscito Pier Luigi Basso, che a inizio 2020 si è messo alle spalle un periodo difficilissimo per riuscire a prendere la giusta energia e salire proprio su quel punteggio, prima di una leggerissima flessione a 2596. Basso, classe ’97, è un altro giocatore destinato a rimanere nel gotha italiano per molto tempo, mentre ben poco si sa delle intenzioni di Francesco Rambaldi, il nostro numero 3. Classe ’99, dotato di enorme potenziale, ha però scelto di vivere soprattutto di studio negli Stati Uniti, ed è per questo che ad oggi il suo rating ELO è di 2569. Altro giocatore che ha sostanzialmente abbandonato gli scacchi attivi, per dedicarsi a progetti personali, è Axel Rombaldoni, classe ’92 pressoché inattivo da quattro anni e perciò fermo a 2551. In questo caso la FIDE adotta il metodo del congelamento di tale punteggio, che torna nel caso in cui l’interessato torni a giocare (è successo, in versione lampo, a Kasparov pochi anni fa). Più particolare il caso di Sabino Brunello: coetaneo di Vocaturo, si distingue per essersi riuscito a costruire un’interessantissima classifica nel gioco rapid, dove è numero 28 del mondo con 2722.

Il numero 6 d’Italia, invece, è anche uno dei tre sui quali si fa maggiore affidamento per il futuro. Si tratta di Luca Moroni, classe 2000 nativo di Desio che è stato già Campione d’Italia assoluto nel 2017 e, due anni prima, ha sfiorato il titolo mondiale Under 16 a Porto Carras. Il suo attuale ELO di 2530 testimonia un leggero calo negli ultimi mesi, dal momento che fino a metà 2019 era a quota 2572, ma ciò non toglie il suo ormai perdurante status di elemento fisso del gruppo azzurro per Olimpiadi scacchistiche ed Europei a squadre. La stessa situazione vale per Francesco Sonis e Lorenzo Lodici, gli altri due che portano il 2 davanti alle cifre dell’anno di nascita. C’è poi l’ultimo Campione d’Italia Under 20, il 2003 Gabriele Lumachi, già Maestro FIDE (il terzo più alto grado nella scala, dietro a Grande Maestro e Maestro Internazionale) e a quota 2306.

Il primo è classe 2002, e gli viene accreditata anche una certa vena artistica, visto che suona il pianoforte. Campione d’Europa Under 16 nel 2018 (prima volta assoluta per un azzurro a livello giovanile), è sulla buona strada per diventare Grande Maestro: ha ottenuto la prima delle tre norme necessarie a gennaio. Ha soltanto sfiorato l’ELO di 2500 (2499), ma ha tutto non solo per superarlo, ma anche per andare più in là. Il secondo, invece, è del 2000, e nel 2019 è stato bravo a chiudere al terzo posto il Campionato Italiano Assoluto a Padova. Divide la sua attività scacchistica con i suoi studi in Ingegneria Meccanica a Padova.

C’è anche da osservare la situazione a livello femminile, che vede Marina Brunello duellare con Olga Zimina per il ruolo di numero 1 d’Italia (attualmente la situazione è 2376 contro 2386 in termini di ELO), con Elena Sedina e Daniela Movileanu non troppo distanti (2299 e 2239). In questo caso le nuove leve sono già sulla buona strada per prendersi un posto di rilievo sulla scena italiana e anche, volendo, in un prossimo futuro anche sulle scacchiere delle manifestazioni continentali e globali. Parliamo di Tea Gueci (classe 1999, a quota 2228), di Desirée Di Benedetto (classe 2000, 2189), Alessia Santeramo (classe 1998, 2160) e delle due 2003 Angela Flavia Grimaldi e Marianna Raccanello, che hanno superato quota 2000 l’una a fine 2019, l’altra già a cavallo tra 2018 e 2019. Da sottolineare anche l’ELO 2015 di Giulia Sala, che è appena del 2007, ma dietro di lei ci sono anche Silvia Bordin (2005, ELO 1982) e Sara Gabbani (2004, ELO 1968).

Per ritornare ai maschi, occhio anche ai seguenti nomi che si stanno facendo strada: il migliore dei 2004 Francesco Bettalli, con ELO 2208, il 2005 Joshuaede Cappelletto, che è a 2092, il 2006 Claudio Paduano, a 2114, e il 2007 Brando Pavesi, a 2178.

federico.rossini@oasport.it

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Foto: Tomas Bayer Photography / Shutterstock.com

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