L’Italia è grande: Roberto Cammarelle, il Gigante buono. Dall’oro di Pechino 2008 al furto di Londra 2012 contro Joshua

Tre Olimpiadi, altrettante medaglie, tante grandi emozioni sul ring. Roberto Cammarelle, per il pugilato italiano, ha significato molti successi nell’ambito dilettantistico. Professionista non lo è mai stato, perché la schiena non gli è mai stata amica a sufficienza da consentirgli di reggere più dei pochi round richiesti dalla boxe che lui frequentava, ma ciò non toglie nulla al suo talento, che lo ha portato a essere, per oltre 10 anni, uno dei più temuti al suo livello.

Alle Olimpiadi di Atene 2004 Cammarelle arrivò con questo palmares: due argenti agli Europei 2002 e 2004 e un oro ai Campionati UE 2004 in quei pesi supermassimi che non ha mai lasciato. Aveva anche una bestia nera non di poco conto: il russo Alexander Povetkin, che avrebbe poi avuto un’ottima carriera da pro fino ad arrivare al ruolo di sfidante per il titolo mondiale. In Grecia, il pugile milanese, nato il 30 luglio 1980 e dal 2000 sempre parte delle Fiamme Oro, fu bravo a sconfiggere senza troppi problemi il nigeriano Gbenga Oloukun all’esordio, prima di avere vita difficilissima con l’ucraino Aleksey Masikin, che con il sistema di punteggio di allora fu battuto 23-21 dopo un combattimento incertissimo. Poi venne Povetkin, e non ci fu nulla da fare: 19-31, medaglia di bronzo, mentre il russo andò a vincere l’oro per rinuncia dell’egiziano Mohamed Aly, infortunatosi nella semifinale vinta con il cubano Michel López Núñez.

Quattro anni dopo, Cammarelle giunse alla rassegna a cinque cerchi da dominatore della scena dei supermassimi dilettantistici: oro ai Giochi del Mediterraneo di Almeria 2005, ai Campionati UE dal 2005 al 2007, e soprattutto ai Mondiali 2007 di Chicago. A Pechino 2008 era il favorito d’obbligo, e non deluse le attese in un anno in cui era prescritto che tre giudici su cinque dovessero segnalare entro un secondo la validità di un colpo andato a segno affinché questo avesse validità in termini di punteggio. Subito sconfisse per 13-1 il croato Marko Tomasovic, poi eliminò il colombiano Oscar Rivas per 9-5 e, infine, cominciò ad andare per le maniere pesanti in semifinale, quando costrinse alla resa il britannico David Price nel finale di seconda ripresa con un gran sinistro d’incontro. Nella finale, contro il cinese Zhang Zhilei, dominò. Fu KO tecnico, con una quarta ripresa chiusa in anticipo da un altro destro d’incontro in grado di mandare al tappeto un uomo alto due metri. Per la prima volta dopo vent’anni l’Italia tornò a vincere, in quell’occasione, un oro nella boxe: l’ultimo a farcela era stato Giovanni Parisi vent’anni prima.

Da Pechino a Londra, dal 2008 al 2012, qualcosa cambiò, anche se non più di tanto: Campione del Mondo a Milano nel 2009 e vincitore dei Giochi del Mediterraneo nello stesso anno a Pescara, fu sconfitto in finale europea nel 2011 dal russo Magomed Omarov e ai quarti iridati da un britannico di belle speranze, Anthony Joshua. In terra londinese, per Cammarelle l’approdo in finale non fu semplicissimo, contro l’ecuadoriano Italo Perea, il marocchino Mohamed Arjaoui e l’azero Magomedrasul Majidov in questo ordine. Dall’altra parte, all’ultimo atto ci arrivò lui, Joshua, l’uomo su cui si riponevano molte speranze di una Gran Bretagna che aveva già avuto l’oro di Luke Campbell nei pesi gallo. Il milanese fu prevalente nel combattimento, e parevano esserci pochi dubbi sull’esito dello stesso, anche se alla fine esultarono entrambi i pugili, convinti di aver vinto. Il tutto fu rimesso nelle mani dei giudici, già nell’occhio del ciclone per numerosissime controversie occorse nell’arco di quasi tutti i singoli tornei. Il punteggio decretato fu di 18-18, quindi si dovette procedere per il maggior numero di colpi portati alla testa o alla parte superiore del corpo. E fu lì che Joshua venne proclamato vincitore, tra la gioia del pubblico londinese e lo sconcerto di tutti gli altri, italiani per primi. Certo, poi “AJ” è diventato uno dei grandi della boxe moderna, ma una sensazione agrodolce rimane.

Cammarelle continuò a combattere ancora per un anno, vincendo il suo terzo oro ai Giochi del Mediterraneo e il bronzo ai Mondiali di Almaty, in Kazakistan. Concluse la propria parabola agonistica a 36 anni, nel 2016, a Milano. E la sua è senz’altro stata una carriera da ricordare.

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federico.rossini@oasport.it

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Foto: LaPresse

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