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L’Italia è grande: l’epopea dei fratelli D’Inzeo e l’indelebile doppietta delle Olimpiadi di Roma 1960



L’età dell’oro dell’Equitazione azzurra porta due nomi ed un solo cognome: Raimondo e Piero D’Inzeo, fratelli di Poggio Mirteto, in provincia di Rieti, nati a due anni di distanza (1923 Piero e 1925 Raimondo) e tuttora detentori del record di partecipazioni olimpiche per un atleta italiano (ben otto presenze a Cinque Cerchi, come Josefa Idem che però due Olimpiadi le ha disputate per la Germania.

L’età dell’oro, a dire il vero, era iniziata molto presto, con Giovanni Giorgio Trissino ai Giochi di Parigi 1900 e poi era proseguita con il successo ad Anversa 1920 di Tommaso Lequio di Assaba nel salto individuale. Da allora l’Italia ha dovuto attendere 26 anni per tornare a salire sul podio olimpico nell’Equitazione e lo fece proprio grazie ai fratelli Raimondo e Piero d’Inzeo nella strana edizione dei Giochi 1956 che si svolsero a Melbourne per tutte le discipline tranne proprio l’Equitazione che, per via delle improponibili quarantene imposte agli animali dall’Australia, furono dirottate su Stoccolma.

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L’avventura olimpica di Piero e Raimondo d’Inzeo era iniziata nel 1948 a Londra e proseguita quattro anni dopo a Helsinki senza particolari sussulti: il miglior risultato dei due che parteciparono alternativamente al Salto e al Completo, fu il sesto posto di Piero nel Completo ad Helsinki. I quattro anni successivi, però, furono di grande crescita per la coppia di cavalier azzurri con Raimondo che fu capace di salire sul podio iridato del salto individuale nel 1955 in sella a Merano con cui affrontò anche l’avventura olimpica svedese, assieme a Piero che invece, per l’occasione, montava Uruguay.

Il campione del mondo nell’appuntamento casalingo di Aquisgrana 1955 fu il tedesco Winkler in sella ad Halla che a Stoccolma fu in grado di chiudere la prima manche della gara olimpica individuale (che assegnava anche il titolo a squadre prendendo i punteggi dei migliori tre binomi di ogni nazione) con una sola penalità (4 punti), davanti al francese d’Oriola (che diventerà campione olimpico otto anni dopo a Tokyo) con 7 punti e a un gruppetto di altri cavalieri, fra cui Raimondo e Piero d’Inzeo, appaiato al terzo posto con due penalità (8 punti).

Nella seconda serie, con i binomi che entrano in gara in ordine decrescente rispetto alla graduatoria della prima, i due fratelli italiani compiono il primo capolavoro di una splendida carriera: Piero d’Inzeo su Uruguay totalizza solo 3 penalità e sale a quota 11, Raimondo d’Inseo su Merano fa ancora meglio e piazza il percorso netto che mette in soggezione tutti i rivali e gli assicura il podio olimpico quando devono entrare in gara solo i primi due della prima manche, D’Oriola e Winkler. Il francese abbatte ben due ostacoli e regala di fatto il doppio podio ai fratelli italiani, mentre Winkler si conferma il più forte di tutti, chiude la prova con un percorso netto e si mette al collo la medaglia olimpica, attorniato sul podio “virtuale” perchè nell’Equitazione i cavalieri vengono premiati sul cavallo, da Raimondo (argento) e Piero (bronzo) D’Inzeo. La prova negativa del terzo azzurro Oppes in sella a Pagoro (47 punti di penalità complessivi) costerà l’oro a squadre alla compagine italiana che si dovrà accontentare dell’argento alle spalle della dominante Germania.

Raimondo d’Inzeo, dopo l’argento di Stoccolma/Melbourne si prenderà lo scettro iridato ai Mondiali di salto a Aquisgrana ’56 ancora in sella a Merano che a Venezia ’60, stavolta montando Gowran Girl. A Roma 1960 cambia il regolamento, con due gare separate per la competizione individuale e a squadre, e anche il cavallo montato da Raimondo d’Inzeo che sceglie il prode Posillipo mentre Piero si affida a The Rock.

Il 7 settembre 1960 si assegna l’oro dell’individuale di salto a Piazza di Siena e Raimondo d’Inzeo, in sella a Posillipo, chiude la prima manche della finale olimpica di un percorso selettivo come non mai che provocherà il ritiro di metà dei binomi, senza neppure un errore. Un vantaggio abissale sugli avversari con il solo argentino Naldo Dasso in scia con sole 4 penalità e Piero d’Inzeo terzo con due errori e 8 penalità. Nella seconda manche Piero D’Inzeo riesce a chiudere con altri due errori e si porta in testa alla graduatoria provvisoria, precedendo il britannico Broome (23), lo statunitense Morris (24) e il campione olimpico in carica Winkler (25). All’appello mancano solo Dasso e Raimondo D’Inzeo ma la gioia del pubblico italiano esplode letteralmente quando Dasso commette ben sei errori e riconsegna la medaglia d’oro olimpica nel salto all’Italia a 40 anni di distanza dall’impresa di Anversa di Tommaso Lequio di Assaba ma il trionfo arriva con Raimond d’Inzeo che commette tre errori ma riesce a mantenere 4 penalità di vantaggio sul fratello Piero e a completare una doppietta memorabile: oro Raimondo su Posillipo, argento Piero su The Rock per il tripudio del pubblico romano. 

Il trionfo non sarà completo per l’Italia perchè nella gara a squadra per un Raimondo d’Inzeo che confermerà la sua forma straordinaria, arriveranno le controprestazioni di Piero d’Inzeo e Antonio Oppes che faranno salire l’Italia sul terzo gradino del podio. Roma 1960 fu l’apice della carriera di Raimondo e Piero d’Inzeo che, dopo l’esperienza casalinga, parteciperanno ad altre tre edizioni dei Giochi, collezionando un bronzo a Tokyo 1964 nella gara a squadre ed un bronzo anche a Monaco 1972 sempre nella gara a squadre dopo che Graziano Mancinelli si era aggiudicato, nel silenzio di una Monaco scioccata dall’attentato palestinese, l’oro nel concorso individuale.

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