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Giuseppe Saronni: “Penso che il Tour de France non si farà. Ora conta la salute, Giro d’Europa irrealizzabile”



Sono settimane e giorni critici per il nostro Paese, per l’Europa e il mondo intero. Giornate che fanno anche riflettere, che sono invase da un’immane tristezza e che si fondono a quello che ne sarà di tutti noi appena questa pandemia sarà finita. Ne usciremo sicuramente distrutti e con Paesi da ricostruire, dove ognuno dovrà riformulare tutto quanto. E dovrà rimodularsi anche lo sport, con le squadre e gli atleti. Questo accadrà anche al ciclismo, alle corse, ai team; come ad esempio la UAE-Team Emirates. Per questo motivo abbiamo parlato col responsabile e consulente della formazione emiratina Giuseppe Saronni. Il campione del mondo di Goodwood 1982, vincitore del Giro d’Italia del 1979 e 1983, nonché storico general manager, ci ha parlato sì della situazione della sua squadra, ma soprattutto della priorità del momento, la cosa più importante di tutte: la salute di ognuno di noi. Il resto? Lo sport? Arriverà dopo, come d’altronde le corse e quello che ne sarà della stagione.

Vorrei partire innanzitutto dalla salute dei ragazzi della UAE-Team Emirates appena rientrati nei loro paesi dopo la quarantena negli Emirati Arabi

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“Le notizie che abbiamo sono quelle che ci arrivano direttamente dagli atleti. Anche perchè erano molto isolati e non c’era modo di parlare bene con i ragazzi. Comunque, sia Maximiliano Richeze che Fernando Gaviria sono rientrati a casa. Con ogni probabilità dovranno fare ancora qualche giorno di isolamento, però diciamo che il problema è finalmente passato. Pian piano potranno riprendere la loro vita da atleti”.

Ha sentito gli altri ragazzi che sono già a casa da tempo? 

“Ovviamente, a seconda della residenza e del Paese in cui uno si trova, cambia molto. Ci sono regole e norme da rispettare che non sono comunque uniformi per tutti e questo è un problema che non lascia tranquilli i corridori. Alla fine sono atleti che prima o poi dovranno tornare a confrontarsi in corsa. Qualcuno ha delle possibilità o ‘agevolazioni’ per potersi allenare meglio di altri, e questo non favorisce la serenità di tutti. Ma va sempre e comunque tenuto conto di una cosa: fare previsioni è veramente difficile. Ogni tanto leggo notizie e dichiarazioni di uomini del nostro ‘mondo’, ma mi fa sorridere, per modo di dire, vedere qualcuno disposto a sbilanciarsi sul Tour, date, partenza… . No, non scherziamo. Adesso la priorità è la salute delle persone. In questo momento lo sport, di qualsiasi livello, deve passare in secondo piano visto tutto quello che sta succedendo. Io non voglio neanche pensare ad un ragionamento su quando si tornerà in gara. Si tornerà quando sarà possibile farlo”.

Parlando proprio del Tour de France, qual è quindi il suo parere sulla possibilità di correrlo a porte chiuse? 

“Già la Parigi-Nizza è stata fatta ‘in qualche modo’. Adesso leggo che, per quanto riguarda il Tour, è ancora una situazione aperta; ma a parer mio non si farà. È la logica dei fatti che dice questo. Se si farà vorrà dire che tutta la situazione sarà migliorata notevolmente. In quel senso mi piacerebbe, ma adesso come adesso, non si possono mettere in gioco certe possibilità senza avere delle situazioni risolte o concrete. Io posso ben capire i problemi degli organizzatori e tutte le questioni economiche, sponsorizzazioni, diritti televisivi, accordi, contratti… Ovviamente loro devono sempre tentare di non dire per primi “Il Tour non si fa” per certi problemi economici, perchè è un fatto di cui tenere conto; però non ci si può neanche nascondere dietro un dito e dire certe cose. Lo sport è importante, è il nostro lavoro, la nostra attività, però arriverà anche il periodo in cui bisognerà risollevare l’economia, le imprese e il lavoro”. 

Ci saranno dei tagli agli stipendi?

“È un argomento che arriverà e che andrà affrontato. Qualche squadra all’estero lo sta già affrontando, ovviamente verificando i vari ordinamenti dei Paesi, governi, possibilità economiche, ammortizzatori sociali… Ognuno sta cercando di capire quello che dovrà fare. È una situazione complicata con persone che arrivano da tutto il mondo. Sicuramente bisognerà prevedere che qualche sponsor, anche nel ciclismo, non sarà in grado di rispettare gli impegni, data la situazione. Penso ai costruttori di biciclette o ai maglifici, o sponsor tecnici che non stanno producendo, commerciando e incassando nulla. La situazione attuale ci deve far riflettere”.

Una situazione che tocca veramente tutti…

“Alla fine, e lo dico anche contro il mio interesse, io sono più che altro preoccupato per le persone che fanno un lavoro onesto come i massaggiatori, i meccanici, i preparatori e le loro famiglie. Io mi preoccupo di questo. Anche nel ciclismo verranno toccate le sponsorizzazioni e quindi il lato economico. Ma ripeto, in questo momento tante dichiarazioni e ragionamenti mi sembrano veramente fuori luogo. Non c’è niente da fare. Io penso alle persone malate. Nessuno può andarle a trovare, e muoiono da sole…È una cosa assurda, inaccettabile e che mi mette ansia”.

Come possono allenarsi i corridori non sapendo quando si riprenderà a gareggiare?

“I ragazzi sono in contatto con lo staff sanitario e i preparatori, però diciamo che, chi ha la fortuna di essere in alcuni Stati e può andare in bicicletta (prendendosi dietro qualche parola), o a piedi, qualcosa fa. Poi ci sono dei Paesi come il nostro e tanti altri, dove per regola e responsabilità di ognuno, non possono uscire in bici, e allora sono stati spediti loro i rulli. In fin dei conti adesso ci sono delle attrezzature veramente eccezionali che ok, non è come allenarsi su strada, ma ci si avvicina molto; e quindi alla fine possono simulare delle corse in compagnia degli altri. Pensiamola come se fosse novembre o dicembre. Con un po’ di ginnastica e di rulli, i ragazzi potranno tenersi abbastanza in forma. Alla fine non c’è tanto altro da fare”.

Cosa ne pensa del Giro d’Europa? Ossia la possibilità di accorpare Giro, Tour e Vuelta…

 “È un progetto che avevamo presentato e di cui ne avevamo parlato tanti anni fa quando in Italia c’erano tante squadre, e l’Associazione Gruppi Sportivi Italiani contava molto di più di quella di oggi. Era un’idea che avevamo proposto anche agli organizzatori. Potrebbe essere una bella cosa, ma che non è praticamente attuabile nei prossimi anni. Sarebbe bello, sportivamente parlando, ma pensate agli interessi che girano attorno al Tour, al Giro e alla Vuelta. ASO condividerebbe il Giro d’Europa con altri organizzatori? A breve tempo direi proprio di no. Mentre come ciclista, sportivo e appassionato, sarebbe bello pensarlo”.

A parer suo, quando si potrebbe recuperare il Giro d’Italia?

“Per una squadra il Giro dura 30 giorni. Le persone, gli atleti, lo staff, vengono spostati dalle proprie case per un mese esatto. Vanno via il martedì prima della corsa, quindi vanno calcolate tutte queste tempistiche. Possiamo pensare che si possano recuperare Giro-Tour-Vuelta in autunno? Ok, la stagione non è poi così male, ma detto questo, se ci sarà questo nuovo progetto di preparazione agonistica, si darà la precedenza alle classiche e i grandi giri; però, se non si potrà partire da agosto (perchè luglio mi sembra difficile), come si farà a disputare tutte e tre le grandi corse a tappe? E le Classiche? C’è di mezzo anche il Mondiale. O si corre fino a gennaio… . Ma io, sinceramente, per quest’anno la vedo molto dura. C’è anche tutta la programmazione degli atleti. Ci vogliono mesi di preparazione. E poi bisogna organizzare anche le trasferte, gli spostamenti delle persone. Non è facile, se vogliamo fare le cose bene. Se invece il mondo del ciclismo si ferma e dice che bisogna farlo per il bene del mondo delle due ruote, ok, va bene, i ragazzi correranno in qualche modo, senza grandi condizioni, programmazioni e basta. Ma questo è un altro discorso. Le cose fatte per bene sono tutt’altre”.

Quindi, dal canto suo, la stagione si potrebbe prolungare ulteriormente…

“Non c’è alternativa. Ammesso e non concesso che si possa riprendere a correre in estate o in autunno. Andrà rifatto il calendario, dare delle precedenze, ad esempio alle classiche più importanti. Ma tutte le altre gare? Non puoi fare quattro/cinque attività assieme. Non ci riesce nemmeno una grande squadra. E ricordiamoci di una cosa, che c’è ben altro nella vita”.

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lisa.guadagnini@oasport.it

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Foto: Lapresse

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