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Giro d’Italia 1912: la prima ed unica edizione riservata alle squadre. Il successo dell’Atala davanti alla Peugeot



1912, per la prima e unica volta nella sua storia, il Giro d’Italia si disputò con una rincorsa alla maglia rosa destinata ad una sfida tra squadre. Da Milano partirono 14 formazioni e 54 corridori. L’Atala balzò subito in testa. La Pescara-Roma venne annullata poiché il gruppo sbagliò strada. A Firenze passarono al comando i piemontesi della Peugeot, ma a Genova l’Atala tornò in cima alla classifica generale vincendo sulle strade di Milano la quarta edizione della Corsa Rosa. 

Ma torniamo proprio al giorno dell’apertura del Giro. Il 19 maggio andò in scena il prologo da Milano a Padova, di ben 398,8 chilometri: un’autentica follia. Era il primo Giro a squadre, e Giovanni Gerbi, con la sua omonima squadra, lo voleva a tutti i costi. Contrapposto a lui c’era Carlo Galetti dell’Atala, vincitore delle due edizioni precedenti. Gerbi partì alle cinque del mattino e impiegò 12 ore, 42 minuti e 34 secondi per arrivare al traguardo di Padova. Galetti prese il via alle sei, e arrivò 55 minuti e 40 secondi dopo di lui; insomma, con un margine di 4’20”. La tappa andò al suo compagno di squadra Giovanni Micheletto: l’Atala non sbagliò un colpo. Era un quartetto straordinario comprendente anche il primo vincitore del Giro, Luigi Ganna ed Edoardo Pavesi. Purtroppo, dopo tre tappe, la sfortuna si accanì su di loro con il ritiro per problemi fisici del varesino Ganna. Il leader Micheletto si fece prendere dalla paura. Il motivo era più che chiaro. Infatti, il regolamento prendeva che, per essere classificati, avrebbero dovuto terminare la corsa almeno tre atleti di ogni singola formazione.

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Quella stessa tappa, la Pescara-Roma, venne annullata per via dell’errore più clamoroso della storia del Giro. Domenico Allasia della Peugeot andò all’attacco, sbagliò strada, ma anche la giuria e tutto il gruppo vennero ingannati dalle segnaletiche. Si accorsero troppo tardi dell’errore. Da lì a Roma ci sarebbero stati quasi 50 chilometri in più di gara. I corridori si rifiutarono di proseguire. La frazione venne così rimpiazzata alla fine con una giornata conclusiva sulle strade del Giro di Lombardia. Il giorno dopo la disfatta laziale, l’Atala cercò di reagire, ma a Firenze i torinesi della Peugeot li superarono prendendosi il primato. Ma non era finita lì per i brianzoli dell’Atala. Infatti, nella Firene-Genova, ossia a tre tappe dalla fine, Pavesi andò all’attacco. Dietro Micheletto si affidò a Vincenzo Bolgarello della Legnano, ormai fuori classifica. C’erano in palio cento lire in cambio del supporto della formazione milanese nei confronti di Galetti e compagni, per aiutarli ad arrivare al traguardo. E avvenne proprio questo. L’Atala tornò così in testa alla classifica. 

La Genova-Torino era una questione allo sprint tra tredici uomini, ma ne uscì una volata un po’ agitata, ricca di scorrettezze. Soprattutto quella di Micheletto nei confronti di Carlo Durando dell’avversaria Peugeot, che si prese una bella manata da parte del friulano. Così si fece largo verso la vittoria lo stesso Bolgarello. L’Atala venne penalizzata di due punti, ma il vantaggio sui piemontesi era ancora netto. L’Unione Velocipedistica Italiana si scontrò con la giuria a cui chiese una penalità più dura; ma questo non accadde. Micheletto si prese la rivincita nello sprint di Milano, mentre Bolgarello si impose nuovamente ma sul traguardo conclusivo e aggiuntivo sulle strade de Il Lombardia. L’Atala conquistò così la quarta edizione del Giro d’Italia con 33 punti rispetto ai 23 della Peugeot. Per Galetti questo fu il suo tris personale nella Corsa Rosa. La Gerbi concluse il podio con soli 8 punti. L’UVI si scagliò nuovamente nei confronti degli organizzatori della Gazzetta dello Sport chiedendone l’interdizione; ma questo non accadde mai.

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lisa.guadagnini@oasport.it

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