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Coppa Davis 2020: Italia senza Sinner e Berrettini, ma Barazzutti non ha mai avuto tanta abbondanza



Cagliari, Sardegna. Lì dove l’Italia, in campo femminile, vinse nel 2013 la sua quarta ed ultima Fed Cup, torna nel weekend una rappresentativa tricolore: quella di Coppa Davis, che riceve nel turno preliminare la non certo irresistibile Corea del Sud. Già favorita per il solo fatto di presentarsi con l’elemento terra rossa a proprio favore, l’Italia si trova anche ad avere l’ulteriore vantaggio della mancanza, per differenti motivi, dei due principali giocatori sudcoreani, Soonwoo Kwon e Hyeon Chung.

Non sono solo questi, però, i motivi per cui le assenze del numero 1 d’Italia e 8 del mondo, Matteo Berrettini, e di Jannik Sinner non preoccupano. Per quanto riguarda il romano, la scelta di rinunciare è legata al recupero da tutti i problemi che ha avuto nella prima parte di stagione (rientro previsto al Masters 1000 di Indian Wells), mentre l’altoatesino ha semplicemente scelto di evitare il cambio di fuso orario e superficie in tempi rapidissimi, preferendo adattarsi al veloce della California con il Challenger che si gioca sugli stessi campi del primo dei nove tornei della categoria inferiore ai soli Slam (Finals a parte).

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Oltre alle scelte di programmazione, un fattore dunque del tutto normale nella vita agonistica di qualunque tennista, c’è anche un altro motivo per il quale i problemi, contro squadre chiaramente meno forti, sono ridotti al minimo: l’abbondanza che da un paio d’anni a questa parte si è venuta a creare con i top 100 italiani. Ad oggi ce ne sono ben otto: Berrettini, Fabio Fognini, Lorenzo Sonego, Sinner, Gianluca Mager, Stefano Travaglia, Andreas Seppi e Salvatore Caruso. Una situazione, questa, che permette di avere una certa varietà di carte da giocare, anche in funzione delle differenti caratteristiche di ciascun giocatore e senza dimenticare che, appena fuori dai primi cento, c’è abbondanza di giocatori. Il tutto, chiaramente, ricordando anche il contributo di Simone Bolelli nel doppio, specialità di cui è ormai attore quasi esclusivo.

Un panorama, questo, con il quale Corrado Barazzutti ha piacevolmente a che fare, potendo dunque gestire con molta più tranquillità eventuali rinunce forzate e soprattutto potendo contare su forze di primo livello non solo sul rosso (che, ad oggi, è e rimane il regno di Fognini), ma anche sulle superfici rapide. Nel caso cagliaritano, tanto per fare l’esempio pratico, accanto al ligure e all’esordiente in Davis Sonego, le due punte di diamante sulla terra rossa, si registra il secondo debutto del weekend, meritato peraltro, di Mager e la presenza di Travaglia, che ha finalmente trovato una sua stabilità nella parte alta del ranking ATP.

La cosa importante è che questo stato delle cose nel tennis maschile, per qualche anno, potrebbe permanere, cambiando magari qualche protagonista a causa dell’evolvere del tempo. Con Fognini e Seppi negli ultimi anni di carriera, lo spazio può essere colmato, oltre che dall’evoluzione delle carriere di Berrettini, Sonego e Sinner, dalla crescita di Lorenzo Musetti (per il quale, comunque, bisogna aspettare almeno un paio d’anni prima di parlare di Davis, e con il momento del tennis italiano potrebbe volerci anche più tempo) e di tutti gli altri giovani che stanno muovendo ora i primi passi nel circuito professionistico. Da non dimenticare, ad ogni modo, i possibili cavalli di ritorno: il primo pensiero, in questo senso, va a Marco Cecchinato, ora fuori dai primi 100, ma che solo un anno fa era numero 16.

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federico.rossini@oasport.it

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Foto: LaPresse

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