MotoGP, Valentino Rossi saluta Valencia con qualche certezza in più, e il dubbio motore

Com’è ben noto i due giorni di test di Valencia (clicca qui per la cronaca della seconda giornata) della MotoGP regalano spunti interessanti ma, sostanzialmente, sono ben poco indicativi e non danno certezza verso il futuro. Per quale motivo? Le moto, ovviamente, hanno solo qualche novità in vista della prossima stagione e sono veri e propri ibridi per il momento. Dai test di febbraio di Sepang e Losail vedremo finalmente come si presenteranno le scuderie alla stagione 2020.

Ad oggi, invece, possiamo fare solamente molte congetture, valutazioni parziali e certificare alcuni dettagli. Chi sta facendo questo lavoro è senza dubbio Valentino Rossi. Il “Dottore” chiude la due giorni valenciana con tanti chilometri messi in cascina, tempi interlocutori e la sensazione che più che capire come sarà la sua M1 futura, abbia voluto sfruttare queste 14 ore di prove per decifrare, proprio in extremis, la sua moto del 2019 che, troppo spesso, si è rivelata per lui un vero e proprio rompicapo irrisolvibile.

Le prove comparative sono state numerose, i tentativi di costruire un giusto settaggio si sono prolungate fino agli ultimi minuti della sessione di ieri, sempre nell’indirizzo di andare a rendere migliore la vita dello pneumatico posteriore, il vero tallone d’Achille della Yamaha numero 46 ormai da 3 anni. In queste giornate sul circuito intitolato a Ricardo Tormo, Valentino Rossi ha avuto modo anche di provare il primo esemplare del motore edizione 2020.

La sensazione, sotto questo punto di vista, è della classica “Montagna che partorisce un topolino”. Come hanno ammesso i piloti del team ufficiale (quelli del team Petronas dovrebbero avere a disposizione il nuovo propulsore solamente dai test di Jerez de la Frontera) qualche chilometro orario in più è stato guadagnato, ma il gap nei confronti di Honda e Ducati (che a loro volta non stanno certo a guardare e hanno mosso passi in avanti) rimane ampio e si aggira sempre attorno ai 10kmh di differenza. La speranza è che all’avvio della prossima annata i motoristi nipponici siano in grado di regalare ancora qualche cavallo agli yamahisti, ma allo stesso tempo costruendo un motore docile che non vada a inficiare l’ottima maneggevolezza del mezzo.

Sono numerosi, quindi, i dubbi per il nove volte campione del mondo. L’attesa per questa nuova M1 2020 era immensa, e la delusione appare palpabile. Certo, non siamo che a metà novembre e c’è ancora tempo per rimettere mano al progetto, ben sapendo che il tempo è tiranno e stringe, e non si potrà sbagliare una virgola da qui a febbraio. Lo sperano ad Iwata e, soprattutto, ci confida Valentino Rossi che, ricordiamolo sempre, sta per iniziare quella che, almeno sulla carta, potrebbe essere la sua ultima stagione in MotoGP, e non vorrà certo viverla da comprimario come accaduto in questo scialbo 2019.

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alessandro.passanti@oasport.it

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Foto: Lapresse

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