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Ciclismo, Mondiali 2019: dove ha perso l’oro Matteo Trentin? Tante energie spese per seguire Van der Poel. E quella volata…



Per Matteo Trentin la vittoria del Campionato del Mondo 2019 di ciclismo su strada sembrava ormai una formalità quando, all’inizio dell’ultimo giro, Mathieu Van der Poel si staccava incredibilmente dalla testa della corsa, vittima di una crisi nerissima. In quel momento l’azzuro si ritrovava in un quartetto composto dal compagno di Nazionale Gianni Moscon, dal danese Mads Pedersen e dallo svizzero Stefan Kung, tutti corridori che erano in avanscoperta da prima di lui e che, sulla carta, gli erano inferiori in volata. Qualcosa, però, è andato storto e Matteo, negli ultimi 100 metri, è stato saltato bruscamente da Pedersen, il quale ha conquistato la maglia iridata.

Il fatto di trovarsi davanti da più tempo rispetto all’azzurro, probabilmente, è stato un vantaggio per Pedersen. Molto spesso, infatti, in corse di questo tipo si spende meno in testa piuttosto che dietro. Il danese non ha dovuto rispondere all’accelerazione di Mathieu Van der Poel, il quale, con quello scatto, ha seminato campioni del calibro di Julian Alaphilippe, Peter Sagan e Greg Van Avermaet. Matteo, al contrario, ha dovuto seguire la rasoiata del neerlandese e, pur riuscendo laddove tutti gli altri hanno fallito, ha pagato il cambio di ritmo a cui si è sottoposto a caro prezzo. Le energie spese in quel frangente non le ha più recuperate.

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Non a caso, nel momento dello sprint si è piantato 100 metri dopo averlo lanciato, segno che nel serbatoio non era rimasto nulla o quasi. Forse quella volata l’ha anche impostata male, perché il rettilineo era infido e conveniva lasciare che fossero gli altri a fare la prima mossa o, comunque, aspettare almeno altri 50 metri prima di scattare. Sicuramente, Matteo, non si aspettava Mads Pedersen così devastante, dato che il danese sembrava in difficoltà in salita solo pochi chilometri prima, quando aveva perso qualche metro dall’azzurro e da Kung.

A conti fatti, però, è molto probabile che quello fosse solo un bluff. Pedersen che, al contrario di Kung, non è fermo in volata, sapeva che poteva avere una chance se avesse costretto Matteo a fare un errore. Nel momento in cui Moscon si è staccato e Trentin si girava per vedere dov’era il compagno, deve aver capito che si poteva osare. Il danese ha perso qualche metro, facendo credere agli altri battistrada di avere le batterie scariche, Trentin non ha voluto dare il cambio a Kung, nel tentativo di far rientrare Moscon, è lì Pedersen, illudendo l’azzurro di non averne più, ha costruito la sua vittoria iridata.

Matteo ha sottovalutato l’avversario, il quale, peraltro, stanco o meno che fosse, è comunque un corridore veloce, che ha sempre fatto bene su arrivi che tirano all’insù. Da neoprofessionista, ad esempio, vinse sullo strappo di Vejle, al Giro della Danimarca. Nel finale ha avuto occhi solo per Kung e quando si è reso conto che lo svizzero non ne aveva, ha lanciato lo sprint. Peccato, però, che mancassero ancora 200 metri e ci fosse anche Mads Pedersen lì con loro.

Ad ogni modo, Trentin merita gli applausi per quanto fatto oggi. In una giornata da tregenda e su un circuito molto complicato, è stato l’unico capace di tenere testa a Mathieu Van der Poel. Purtroppo il finale non è andato come ci si immaginava, un po’ perché le gambe sono venute meno, e un po’, anche, poiché ha peccato di superbia, e quella che poteva essere la vittoria della carriera, gli è sfuggita delle mani nel modo più crudele possibile.

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Foto: Valerio Origo

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One Reply to “Ciclismo, Mondiali 2019: dove ha perso l’oro Matteo Trentin? Tante energie spese per seguire Van der Poel. E quella volata…”

  1. Andry84 ha detto:

    La volata la poteva impostare come voleva ma l’avrebbe persa comunque, la posizione era perfetta la migliore che potesse avere, era a ruota di Pedersen e non l’ha assolutamente sottovalutato(cosa vuol dire poi sottovalutare un avversario negli ultimi 200 metri non lo capisco, come se in una volata si possa decidere se farla a tutta o risparmiare un po’ di energie per gli ultimi 18 metri) , poi è chiaro che si girava per controllare che Kung non lo sorprendesse, il momento in cui lanciarla è stato giusto per le sue caratteristiche , ha una buona volata in progressione,anche se avesse aspettato altri 50 metri sarebbe partito il danese e non l’avrebbe rimontato neanche con il motorino. Oggi ha trovato 1 che aveva più gambe di lui nel finale, succede, e non ha assolutamente peccato di superbia, assolutamente.

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