Volley femminile, Mondiali 2018: le “sette sorelle” in rosa. Sarà una delle solite note ad alzare il trofeo iridato?


Le sorelle sono sempre sette, come nel Mondiale maschile, ma stavolta la famiglia è un po’ meno compatta e potrebbe anche fare entrare qualche estranea al banchetto che assegna le medaglie. La griglia di partenza di Giappone 2018 vede come al solito quattro squadre in prima fila, sempre le stesse che da anni si dividono le grandi manifestazioni internazionali: Cina, Usa, Brasile e la Serbia, campione d’Europa in carica e vice-campione olimpica. Le più forti, sulla carta, sono loro, anche se qualcosa nell’ultima stagione, ha scricchiolato qua e là, permettendo anche a chi sta dietro in griglia e deve sgomitare per conquistarsi un posto al sole, di alimentare qualche speranza e di inserirsi nella lotta per le posizioni che contano.

Alle loro spalle possiamo inserire la Russia, la Turchia, che quest’anno ha disputato la finale della Nations League, perdendo al tie break con gli Stati Uniti e l’Olanda vice campione d’Europa, che magari quando si arriva in fondo ad una grande manifestazione difficilmente riesce a dare la zampata vincente ma da tanto tempo è lì a giocarsela con tutte le rivali di altissimo livello. E l’Italia? Subito dietro, così vicina che si può considerare a tutti gli effetti “ottava sorella” in attesa di poter diventare, si spera, “ottava meraviglia”.

La Cina è campione olimpica in carica, può contare su una forza della natura come Zhu Ting che va limitata ma non si può fermare, ha un gioco spumeggiante e potente al tempo stesso, diverte e sembra divertirsi. Ha le carte in regola per bissare il grande successo di Rio, quando mandò al tappeto nei quarti di finale le padrone di casa per poi andare sul velluto in semifinale e finale.

Gli Stati Uniti possono contare su una batteria di attaccanti di palla alta da fare invidia a tutte le rivali. Anche chi siede in panchina potrebbe giocare tranquillamente titolare in gran parte delle Nazionali rivali e la regista Lloyd avrà solo l’imbarazzo della scelta anche senza una ricezione sopra la testa. Michelle Bartsch-Hackley, Jordan Larson, l’opposta Kelly Murphy, la sostituta di lusso Kimberly Hill sono tutte giocatrici con la doppia cifra in mano e spesso e volentieri da più di 20 punti a partita. Servono difesa e muro implacabili per contrastare la squadra di Mister Volley Karch Kiraly, altro valore aggiunto alla squadra che quest’anno ha conquistato la prima edizione della Nations League.

Il Brasile si è un po’ fermato a Rio. Quella sconfitta che, di fatto, ha chiuso un’epoca, non è stata ancora digerita dal gruppo di Ze Roberto che tenta di uscire dal momento difficile con un grande Mondiale giapponese. Le carioca ripartono dall’esperienza di gran parte delle sue giocatrici (età media piuttosto elevata per la squadra brasiliana) e dal muro, con due centrali specialiste in questo fondamentale come Adenizia e Ana Beatriz Correa ma la vera star della squadra verde-oro è la schiacciatrice Tandara, 30 anni e tanta potenza nelle braccia da scaricare sul campo avversario. Non parte con i favori del pronostico e già questo, per le carioca, dopo le troppe pressioni di Rio, potrebbe essere un vantaggio.

La Serbia arriva da due anni meravigliosi, anche se in questa stagione non sempre tutto ha funzionato a meraviglia per Boskovic e compagne. Vice campione olimpica a Rio 2016, campione d’Europa in Azerbaijan lo scorso anno, la squadra di Terzic vuole completare il trittico con un grande Mondiale. Nella Nations League è mancata clamorosamente nelle finali in Cina e anche in amichevole, ultimamente, non ha dato l’impressione di riuscire a sviluppare il suo gioco migliore ma c’è da aspettarsi grandi cose da una squadra che ha strabiliato nelle ultime due stagioni e contro la quale sarà durissima per tutti i rivali.

Chi crede in una Russia comprimaria a Giappone 2018 alzi la mano. La nazionale russa arriva da due anni tutt’altro che indimenticabili, eliminata ai quarti alle Olimpiadi e all’Europeo dello scorso anno, fuori dalla final six di Nations League quest’anno, poco efficace anche a Montreux ma, quando conta, la Russia spesso ha saputo tirare fuori gli artigli e gente come Voronkova, Parubets, Goncharova, Biryukova non ci sta a recitare il ruolo di attrice non protagonista nel palcoscenico più importante a livello globale.

La Turchia ormai non fa più parte della schiera delle outsider e nelle ultime due stagioni è cresciuta in modo esponenziale dopo aver fallito la qualificazione a Rio 2016. Terza all’Europeo lo scorso anno e soprattutto finalista della Nations League nella stagione in corso. Giovanni Guidetti ha lavorato benissimo, come sempre, facendo crescere il gruppo e mettendo da parte le individualità che spesso erano state deleterie in passato. La batteria di attaccanti è di primissima qualità con la capitana e veterana Erdem punto di riferimento assoluto e miglior centrale dell’ultima edizione della Nations League e con due martelli implacabili come Hande Baladin e l’opposta Meryem Boz.

L’Olanda manca regolarmente nei momenti decisivi ma nel giro delle più forti Nazionali c’è sempre. Quarta alle Olimpiadi 2016, argento agli Europei alle spalle della Serbia, eliminata al primo turno della final six della Nations League quest’anno ma sempre protagonista assoluta. Potenza e tecnica per le Orange che hanno in Sloetjes, implacabile anche in battuta, e Buijs due terminali offensivi da paura. Manca la continuità di rendimento ma i picchi di qualità di gioco della squadra di Jamie Morrison sono impressionanti.

2 Replies to “Volley femminile, Mondiali 2018: le “sette sorelle” in rosa. Sarà una delle solite note ad alzare il trofeo iridato?”

  1. Nany74 ha detto:

    Sono d’accordo. Anche secondo me possiamo giocarcela. Vedo nella discontinuità il nostro tallone d’Achille, ma spero che Mazzanti abbia lavorato proprio su questo aspetto durante l’estate. Non ho seguito molto i tornei e le partite del femminile, ma non ho dubbi che le abbia fatte “morire” !! Sia mai che ci togliamo una doppia soddisfazione mondiale? Sgrat Sgrat… 🙂

  2. giuforest ha detto:

    Beh, l’Italia però non è da meno rispetto a queste citate, è vero che non si è qualificata alla Final Six della Nations League ma il suo rendimento sta crescendo, lo dimostra la vittoria al torneo di Montreux e la seconda parte del torneo di qualificazione alla Nations League, secondo me possiamo fare un gran mondiale quest’anno!

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