Sport&Letteratura: “Sportivo sarà lei”. Un ritratto di Beppe Viola, giornalista e umorista

C’è stato un tempo in cui il racconto delle gesta sportive di atleti e calciatori era affidato a delle personalità che ridurre alla sola professione di giornalista sarebbe alquanto limitativo. La triplice esclamazione “Campioni del mondo!” declamata dal leggendario Nando Martellini in occasione del trionfo azzurro al Mondiale spagnolo del 1982 è entrata a buon diritto nell’immaginario collettivo degli italiani. Chi, invece, ricorda la frase, diventata poi una canzone famosissima, “Scusa se insisto, mi chiamo Evaristo”? A coniarla fu il grandissimo giornalista, cabarettista e umorista Beppe Viola, facendola dire a Evaristo Beccalossi nel tentativo di convincere Enzo Bearzot a convocarlo per i Mondiali del 1982. E proprio alla figura di questo grande milanese è dedicato il libro “Sportivo sarà lei”, uscito recentemente (2017) per i tipi di Quodlibet.

Cercare di raccontare in poche righe e a distanza di così tanti anni dalla scomparsa un personaggio così importante quanto “fuori ordinanza” (sua definizione) è impresa assai improba. In queste pagine sono raccolti numerosi scritti di Beppe Viola, a testimonianza dei suoi numerosi interessi culturali: giornalismo, musica e spettacolo, il tutto condito dall’introduzione della primogenita Marina Viola e dai contributi di Giorgio Terruzzi e Marco Pastonesi. Quello che tuttora colpisce di Beppe Viola è la sua abilità di sintetizzare in una battuta il senso di un evento, la sua proverbiale ironia con cui non la mandava certo a dire ai diretti interessati e la lucidità nel narrare un fatto sportivo inserendovi dentro citazioni dotte o riferimenti a personaggi illustri.

Ma chi era realmente Beppe Viola? Troppo riduttivo definirlo un giornalista sportivo, troppo limitante affermare, come qualcuno ha fatto, che era “un signore che veniva fuori dalla nebbia con un microfono in mano e che ti faceva la domanda giusta”. Milanista dichiarato, riusciva a far arrabbiare i tifosi della squadra rossonera specie quando, alla Domenica Sportiva, commentava senza peli sulla lingua il gioco scadente prodotto dal Milan. Beppe Viola era poi capace di vere e proprie “prodezze” giornalistiche come quando, montando il servizio di un Milan-Inter, mandò in onda i riflessi filmati di una stracittadina giocata l’anno prima perché il derby appena giocato era un’offesa al pubblico giudicandolo “inguardabile”.

È pressoché impossibile quantificare quanto Beppe Viola abbia innovato lo stile di narrare il calcio e lo sport in generale. Valga su tutte la famosa intervista realizzata con Gianni Rivera sul tram 15 di Milano, un autentico capolavoro di giornalismo in presa diretta, a testimonianza di quanto il calcio fosse ancora uno sport profondamente popolare e calato nella realtà delle città italiane. Malgrado qualche collega l’abbia definito “un giornalista minore”, Beppe Viola aveva un talento artistico invidiabile se si pensa alla sua collaborazione con la rivista Linus (da cui ebbe origine il suo libro “Vite vere compresa la mia”) o alle sue frequentazioni con i numerosi artisti del leggendario Derby Club di Milano. Solo un giornalista di sport? Difficile crederlo. E allora si che possiamo concordare nel dire che “Sportivo sarà lei”.

A cura di Simone Morichini

 





 

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TAG:
Sport&Letteratura

ultimo aggiornamento: 20-03-2018


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