Sci alpino, la generazione azzurra in slalom al capolinea. Ricambi? Vinatzer e poco altro

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L’Italia dello sci alpino maschile chiude l’avventura a PyeongChang 2018 con zero podi, come non accadeva da 12 anni, ovvero dai Giochi casalinghi di Torino. L’ultima delusione è stata lo slalom. Certo, gli azzurri non si presentavano al cancelletto di partenza come i principali favoriti per il podio, ma dopo la prima manche l’idea sembrava potersi concretizzare. Il quarto posto di Manfred Moelgg aveva illuso, poi il dodicesimo piazzamento finale ha riportato l’Italia sulla terra. Una gara manifesto delle difficoltà che il settore tecnico dell’Italia vive da diversi anni, al quale troppo spesso è mancato qualcosa. Una gara che ha segnato la fine di una generazione che aveva fatto sognare in grande ma che è mancata troppo spesso nel momento di fare quello step in più.

L’esempio perfetto sembra essere proprio Stefano Gross. Oggi è stato limitato dal problema muscolare che lo ha colpito nei giorni scorsi e che aveva fatto già svanire tutte le velleità di podio, aumentando le volte in cui nella sua carriera i rimpianti hanno avuto la meglio sulle soddisfazioni. Il quarto posto di Sochi, a 5 centesimi dal podio, aveva creato aspettative su di lui ma nel quadriennio che ha portato in Corea è arrivata una sola vittoria in Coppa del Mondo, a fronte di tante occasioni mancate. Come in questa stagione, in cui troppe volte quel qualcosa in più non c’è stato, creando premesse non certo ideali per arrivare a quella che a 31 anni poteva e doveva essere l’Olimpiade della vita, di fatto passata senza neanche che Gross potesse giocarsela.

Diverso il discorso per Manfred Moelgg, che a PyeongChang si giocava le ultime cartucce. A 36 anni il nativo di Brunico riesce ancora a mantenersi competitivo ed oggi ha sognato di poter salire, finalmente, sul podio olimpico. La seconda manche, però, è stata uno schiaffo alle sue ambizioni di coronare una carriera comunque ricca di soddisfazioni, che Moelgg ha saputo rilanciare superati i trent’anni proprio in vista dei Giochi coreani, i suoi ultimi. A fine stagione Manfred farà le sue valutazioni sul futuro. Nella sua bacheca, ci sono comunque 20 podi e 3 vittorie in Coppa del Mondo, 3 medaglie mondiali e 1 Coppa di specialità in slalom. Non male per uno che ha sempre dovuto vedersela contro dei veri mostri sacri.

La sensazione che lascia la gara olimpica è che l’attesa dell’Italia per tornare a togliersi delle soddisfazioni che non siano sporadiche debba continuare. Gross e Moelgg sono stati negli ultimi anni le punte di un movimento sempre più in crisi. Il terzo componente della squadra azzurra oggi era Riccardo Tonetti, un altro che aveva creato premesse interessanti all’inizio del quadriennio. La Coppa Europa del 2015 era un bel biglietto da visita ma il salto nel circuito iridato si è rivelato troppo grande e a questo punto (29 anni) chissà se la distanza verrà mai colmata. Giuliano Razzoli, invece, l’ultimo oro olimpico al maschile, a Vancouver, è disperso da tempo, vittima di una serie interminabile di infortuni che lo ha fortemente limitato. E ancora Patrick Thaler, ritirato, e Cristian Deville, che ormai potrebbe essere prossimo a dire addio, o sciatori più giovani come Tommaso Sala e Federico Liberatore ritenuti però “non pronti” dai tecnici per questi Giochi.

Un po’ di luce in fondo al tunnel, però, si intravede. Debole, ma si vede. Alex Vinatzer ha debuttato a soli 18 anni alle Olimpiadi. Non è riuscito a concludere la sua prova ma poco importa, perché l’obiettivo era accumulare esperienza, “togliersi il dente”. La sua convocazione da parte dei tecnici aveva generato scetticismo ma la scelta era stata subito ripagata dai risultati. Vinatzer, infatti, è arrivato a PyeongChang da vice-campione del Mondo juniores di slalom. Una medaglia che non dà le minime garanzie che il giovane azzurro raggiunga il top in futuro ma che, nelle difficoltà di questi tempi, rappresenta l’unico appiglio a cui aggrapparsi per sperare di tornare grandi.

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alessandro.tarallo@oasport.it

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Foto: Fisi-Pentaphoto

One Reply to “Sci alpino, la generazione azzurra in slalom al capolinea. Ricambi? Vinatzer e poco altro”

  1. Luca46 ha detto:

    Se Vinatzer è il ricambio stiamo freschi.

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