Judo, cosa cambia con il nuovo regolamento dal 2018? Chi sarà avvantaggiato? E l’Italia?

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L’International Judo Federation (IJF) ha pubblicato di recente le ultime modifiche al regolamento, che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2018 e che dovrebbero accompagnarci quanto meno fino alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (clicca qui per i dettagli). Come cambieranno dunque gli incontri nella prossima stagione? E chi potrebbe trarne giovamento?

Le nuove regole che influenzeranno principalmente lo svolgimento dei combattimenti sono due. La prima riguarda la reintroduzione del waza-ari awasete ippon, ovvero la possibilità di vincere l’incontro mettendo a segno due waza-ari, mentre l’altra concerne l’impossibilità di vincere l’incontro per shido anche al golden score. Le due modifiche volute dalla federazione internazionale colgono in effetti una doppia esigenza che si è manifestata nel corso di questo 2017: rendere gli incontri più brevi e costringere i judoka ad effettuare proiezioni. Quest’anno, infatti, il nuovo regolamento ha portato ad un allungamento della durata media degli incontri, con gli atleti che spesso attendevano il golden score per sbrigare la pratica. Dall’anno prossimo vedremo ancor meno tatticismi, visto che le penalità saranno decisive solo in caso di hansoku-make (squalifica diretta o tre shido).

Possiamo dunque dire che queste modifiche sono il naturale proseguimento del regolamento introdotto ad inizio 2017. L’IJF sembra sempre più intenzionata a rendere il judo più comprensibile ed accessibile al grande pubblico, soprattutto in vista dei prossimi Giochi Olimpici che si terranno nel Paese dove quest’arte marziale e nata, con una grande possibilità di promozione per la disciplina. Incoraggiare le proiezioni e semplificare la gestione degli shido sono un ottime maniere per rendere questo sport più spettacolare, anche se restiamo dell’idea che il buon vecchio yuko non meritava la cancellazione subita già da quest’anno.

Già al momento dell’introduzione del nuovo regolamento ad inizio 2017, molti analisti avevano sottolineato come questo avrebbe rappresentato un vantaggio per i judoka con maggior capacità di proiettare gli avversari, in particolare quelli giapponesi, mentre il judo spesso più “ragionato” e tattico degli europei ne avrebbe potuto soffrire. Quello che possiamo dire, è che in fin dei conti il cambio di regole non sembra aver influito troppo sulle gerarchie internazionali: il Giappone dominava prima e domina ancora oggi, così come i grandi campioni degli altri Paesi sono rimasti tali. Dopo quasi un anno del nuovo regolamento, sono ancora molti i judoka – italiani e stranieri – che devono abituarsi del tutto ad esso, e che non hanno interiorizzato che “caricare” di shido l’avversario non ha più lo stesso peso (e ne avrà ancora meno dal 2018) che poteva avere fino allo scorso anno, a meno che non si riesca a provocare un hansoku-make.

In fin dei conti, però, si tratta di ragionamenti che lasciano il tempo che trovano. Il judo è uno sport individuale – anche se naturalmente esistono delle scuole nazionali – che quasi sempre premia il più bravo a saper cogliere l’attimo giusto. Per risultare vincenti, è necessario salire sul tatami con un unico obiettivo: quello di schienare l’avversario.

giulio.chinappi@oasport.it





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Immagine: IJF

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