F1, Lewis Hamilton: “Voglio continuare a vincere. Quest’anno non avevo la macchina migliore”

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Si dice spesso che sia l’ambizione e la voglia di raggiungere luoghi inesplorati a fare la differenza. Ebbene, Lewis Hamilton, campione del mondo per la quarta volta in Formula Uno in questo.2017, non fa eccezione. Il britannico, con l’iride in bacheca, già pensa alle gare che verranno ad eguagliare il mitico argentino Juan Manuel Fangio (a quota 5 titoli) e magari coltivare il sogno di arrivare alle cifre astronomiche del tedesco Michael Schumacher (7 titoli con 91 GP vinti). Traguardi non semplici da raggiungere che però albergano in un modo o nell’altro nella mente dell’alfiere della Mercedes.

Mi godrò un po’ questo mondiale, ma dopo inizierò ad aver voglia del numero cinque – ammette Lewis intervista da it.motorsport.com –  Alla fine quello che faccio è qualcosa che amo, e lo faccio con persone straordinarie, e con il supporto della mia famiglia. La mia esperienza mi ha insegnato che non bisogna sempre ascoltare persone che vogliono dirti cosa devi fare, ad un certo punto sei tu che devi imparare a leggere in te stesso e capire cosa vuoi davvero. Tra un po’ vorrò il quinto titolo…”.

Hamilton poi spiega le motivazioni del proprio passaggio dalla Mclaren alla Mercedes nel 2013: “Quando presi la decisione di lasciare la McLaren molta gente aveva pensato che la mia scelta di puntare sulla Mercedes non fosse la migliore per la mia carriera. Ora sono passati degli anni, e credo che tutti abbiano cambiato opinione. Ma credo sia… cool vedere uno sportivo che si prende un rischio come ho fatto io e ce la fa. Sono felice e orgoglioso della scelta fatta, ma anche di tutte le persone che mi hanno aiutato a realizzare questo sogno. Ogni titolo è stato difficile, ma in modo diverso”.

Parole di stima per la Ferrari quelle dell’anglo-caraibico sottolineando il fascino di un team che è un po’ la storia della F1: “Nel 2015 ho avuto una grande consistenza, ma quest’anno il titolo è arrivato come nel 2008, combattendo contro un’altra squadra, un team che ha fatto la storia. La macchina Rossa, il mio colore preferito, una macchina sempre bella da vedere in pista ma non semplice da battere. Sono davvero orgoglioso di aver combattuto contro un avversario quattro volte campione del mondo, un pilota che ha una grandi capacità e che sa come vincere dei campionati. Sono cresciuto guardando la Formula 1, e i duelli come quello di quest’anno credo siano quelli che regalano emozioni”.

Confronti che lo hanno visto protagonista anche duramente con Sebastian Vettel, ricordando ad esempio l’episodio di Baku e la ruotata data dal tedesco a Lewis in regime di Safety Car. Situazioni che hanno un po’ compromesso il rapporto tra i due anche se il 32enne di Stevenage abbassa i toni: “Il mio rapporto con Sebastian è ok. Non siamo due ventenni ma uomini adulti, e come accade nel tennis o nel golf, quando osservi i grandi campioni ti accorgi che la forza mentale è tutto. E’ la mente che controlla ciò che fai. Se penso a Seb, so cosa ha realizzato negli ultimi anni, so quanto sia coerente, so quali sono i suoi punti di forza e le sue debolezze. Così come conosco i punti di forza e quelli deboli della sua monoposto. Forse ci saranno dei momenti nei quali mi odia (pensando al pilota della Ferrari) più di quello che ho la sensazione di fare io…. cerco di non avere alcuna negatività nella mia vita, non importa cosa viene scritto e ciò che la gente dice, sono riuscito a costruire questo tipo di barriera che mi permette di rimbalzare la negatività, perché sono convinto che l’amore e la positività conquistino tutto e tutti”.

E poi la sottolineatura di aver vinto con una monoposto che nel complesso non è stata la migliore : La nostra macchina ha confermato grandi qualità, ma in generale la filosofia che abbiamo portato avanti negli ultimi anni ci ha portato ad enfatizzare alcune soluzioni che non si sono sposate al meglio con i nuovi regolamenti. Abbiamo perso un po’ di carico aerodinamico, ad esempio, ma alla fine è stato comunque un grande anno per come abbiamo reagito. Dopo il Gran Premio di Malesia ci siamo seduti intorno ad un tavolo ed abbiamo avuto il debrief più lungo che ricordi. E’ incredibile come i ragazzi del team ascoltino ogni singola osservazione, chiedano sempre maggiori informazioni, più numeri hanno e meglio è per loro. Ed io e Valtteri abbiamo lavorato al massimo per fornire le informazioni. Non credo che in generale abbiamo avuto a disposizione la migliore monoposto, ma credo che siamo stati la squadra migliore, riuscendo a venir fuori da momenti difficili. Per esempio, a Singapore eravamo certi che non avremmo raccolto nulla, ed invece è arrivato molto più di quanto avessimo sperato. C’è un lavoro incredibile dietro a un successo, e ovviamente senza un gran team non sarei dove sono”.

 





 

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