Judo, Grand Slam Abu Dhabi 2017: Edwige Gwend, certezza azzurra del World Tour

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Di certezze nel judo ce ne sono ben poche, ma per l’Italia questo concetto risponde al nome di Edwige Gwend. La ventisettenne nativa di Édéa, centro camerunense giacente sulle rive del fiume Sanaga, e trasferitasi a Parma alla tenerissima età di nove mesi, ha infatti aggiunto un nuovo capitolo al libro della sua collezione di medaglie nel World Tour, il circuito che riunisce tutti i più importanti tornei judoistici del panorama internazionale.

Lo scenario è quello di Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, il cui torneo dal 2015 ha assunto lo status di Grand Slam, quello più prestigioso di tutti: con la sua vittoria nella categoria 63 kg, Gwend ha ribadito il suo ruolo di leadership assoluta da quando esistono i tornei con l’attuale denominazione, ovvero dal 2009. L’emiliana è di gran lunga la judoka azzurra più titolata quando si parla in termini di World Tour: il suo palmarès parla di tredici medaglie complessive (contro le nove di Odette Giuffrida) e di tre ori, mentre nessun altro azzurro è fino ad ora riuscito ad andare oltre il singolo successo. Ma v’è di più: fino allo scorso week-end, l’Italia aveva vinto un totale di otto medaglie d’oro nei Grand Prix e zero nei Grand Slam; una mancanza colmata da Gwend con il suo successo ai danni della britannica Lucy Renshall.

La vittoria di Abu Dhabi assume un sapore ancora più gustoso perché Gwend aveva passato gli ultimi due anni a collezionare quattro podi, ma senza vittorie. Dopo il Grand Prix di Tbilisi nel 2014 e quello di Tashkent nel 2015, Gwend ha rilanciato la macchina delle vittorie che sicuramente può portarla ancora lontano. In ambito italiano, per ora non si intravede nessuna rivale nella categoria 63 kg: Gwend può dunque concentrarsi sul panorama internazionale, con l’obiettivo di raggiungere nuovamente il podio in un grande torneo, come quell’argento europeo nel 2010, che fino ad ora è rimasto isolato.

Se c’è una critica che si può muovere ad una judoka così costante nei risultati, è proprio il non riuscire a compiere quel breve ma difficile balzo che potrebbe portarla a diventare una cliente stabile dei podi europei e mondiali, anziché restare una collezionista di quinti e settimi posti come nelle ultime stagioni. Risultati – sia chiaro – tutt’altro che da biasimare, ma che lasciano l’amaro in bocca a tifosi ed atleta. Va anche detto che proprio la categoria 63 kg riunisce alcune delle più forti judoka del mondo: secondo l’IJF, sul podio delle migliori atlete del 2016, considerando tutte le sette categorie di peso, ci sono sia la slovena Tina Tstenjak che la francese Clarisse Agbegnenou, oltre alla kosovara Majlinda Kelmendi. Possiamo dunque dire senza timore di smentita che la 63 kg, per la sua natura di categoria intermedia e per il talento delle atlete che ne disputano i tornei, è attualmente la divisione di peso più difficile in assoluto.

giulio.chinappi@oasport.it





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Immagine: IJF

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