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Tour de France 2017 – Astana: le gambe ci sono, la tattica ancora non è perfetta. Fabio Aru e Fuglsang, cos’è successo?



L’Atana era unica squadra ad avere due uomini nel gruppo di testa nelle batttute finali del tappone odierno al Tour de France. Lo si era già visto al Giro del Delfinato: la coppia Fabio Aru-Jakob Fuglsang può fare sfracelli. La condizione è rimasta quella di inizio giugno: da ora in poi si potrebbe addirittura andare in crescita. Anche la classifica generale sorride alla compagine kazaka: secondo e quinto posto, vicinissimi alla maglia gialla. Difficile fare di meglio in questi primi nove giorni di Tour de France.

Le gambe e la condizione dunque, sono quelle giuste. E’ venuto a mancare però uno schema tattico per compiere un altro capolavoro in stile La planche des Belles fFlles. La posizione in gruppo di Aru è stata sempre perfetta: vicinissimo a Froome, sempre fuori dai guai (che sono arrivati per Thomas e Porte). Il primo attacco su Monte du Chat sembrava essere il preludio ad un’altra fuga solitaria, invece, anche a causa del problema meccanico occorso alla maglia gialla, il sardo è stato costretto a rallentare. Da lì in poi l’Astana non è riuscita più ad organizzarsi.

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Appena rientrato Froome in gruppo. è andato via Fulgsang. Il danese, con un gran passo, ha guadagnato una trentina di secondi sul plotone capitanato dal Team Sky. Poteva essere di grande appoggio per Fabio Aru, invece gli attacchi sono arrivati dai rivali, con il campione italiano costretto sulla difensiva. Sul finale è arrivato l’errore più grave: dopo una discesa fatta a tutta, nella quale è riuscito ad andare via il solo Bardet, il gruppetto maglia gialla nel quale faceva parte anche Uran è riuscito a recuperare spazio sul transalpino, lanciandosi verso la volata conclusiva. La superiorità numerica da quel momento in poi doveva essere assolutamente sfruttata: Aru forse aveva le energie al lumicino, Fulgsang ha provato un azzardo lanciandosi a 600 metri dal traguardo e la coppia Astana è riuscita ad arrivare agli ultimi due posti in uno sprint a sei.

Nulla di grave: l’importante è stare davanti, per guadagnare ci sarà spazio su Alpi e Pirenei nelle prossime settimane. 

© ASO/Alex BROADWAY

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