Moto3, Mondiale 2017 – Avvio deludente per gli italiani, si rischia di lasciarsi scappare l’ennesima occasione iridata?

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Un famoso proverbio giapponese racconta che se scagli una freccia verso un albero, può essere intuibile, ma tre assieme sono indifendibili. Ora sostituite le frecce con i piloti italiani della Moto3, mentre l’albero diventa il titolo Mondiale della classe più giovane. La situazione non si discosta di molto. L’obiettivo è chiaro, l’Italia ha numerose frecce al proprio arco, ma riuscire a capire se centrerà il titolo, o quale di essa lo farà, non è certamente facile da dirsi. Il GP del Qatar, gara iniziale della stagione 2017, ha inoltre confermato l’assunto. La lotta per il titolo della Moto3 è alla portata di almeno sei nostri portacolori. Almeno sulla carta. Che ci riescano, però, è tutto da vedersi.

Romano Fenati, Andrea Migno, Niccolò Antonelli, Fabio Di Giannantonio. Quattro italiani nei primi otto a Losail, ma tutti, purtroppo, nelle posizioni che contano di meno, ovvero dalla quinta in giù. Nicolò Bulega agguanta due punticini nel finale, dopo una gara veramente anonima, mentre Enea Bastianini fa ancora peggio, chiudendo addirittura fuori dalla zona punti. Uno score che non può certo soddisfare una pattuglia che, soprattutto quest’anno, vuole fare le cose in grande.

La sensazione generale, almeno al momento, è che se fondessimo tutti i nostri rappresentanti in un unico pilota comporremmo quello ideale, perchè ad ognuno di loro manca quel qualcosa che non li fa divenire candidati reali al titolo. A Fenati, ormai lo conosciamo, manca un pizzico di continuità. A Migno, Di Giannantonio e Bulega, viste le verdissime età, fa difetto l’esperienza. Ad Antonelli bisognerebbe spiegare che ogni gara merita di essere conclusa, mentre Bastianini deve venire a capo di un periodo nel quale non è certo nella sua migliore condizione mentale.

Piccoli, o grandi se preferite, dettagli che alla lunga costano una stagione e che sono stati confermati anche nella notte di Losail. Grande battaglia ad ogni curva, sorpassi, controsorpassi, più o meno tutti gli italiani che per qualche chilometro hanno condotto il GP, ma alla fine, se si va a controllare l’ordine di arrivo, troviamo tante bandiere spagnole nelle prime piazze (Joan Mir, Jorge Martin e Aron Canet) inframmezzate dal coriaceo John McPhee. Tra i tanti litiganti italiani, il terzo incomodo, e che incomodo, la pattuglia spagnola, se la ride. Un andazzo che abbiamo imparato a conoscere anche nelle ultime edizioni della Moto3. Una categoria nella quale, dalla sua nascita nel 2012, abbiamo visto trionfare piloti come Sandro Cortese, Maverick Vinales, Alex Marquez, Danny Kent e Brad Binder e che, quando era ancora chiamata 125, non ci vede vincere un titolo dal lontanissimo 2004 con Andrea Dovizioso. Quasi una era geologica, dal punto di vista motociclistico, fa.

La Moto3, come ben sappiamo, presenta sempre gare avvincenti, da “trenino”, con tanti piloti uno in scia all’altro con un numero incalcolabile di sorpassi e cambi di leader. Per vincere il Campionato sono, dunque, richieste due cose: velocità e costanza. Magari non vincere sempre, anche se il pazzesco ruolino di marcia di Brad Binder l’anno scorso senza dubbio aiuta, ma piazzarsi ad ogni gara. Evitando gli “zeroper colpa di cadute, guai tecnici o, quelli ancor più gravi, per piazzamenti oltre il quindicesimo posto (proprio come Bastianini in Qatar). La stagione, ovviamente, è ancora lunghissima, s’è corsa una sola gara e non è certo il caso di mettersi subito a fare bilanci o cantare il De Profundis, ma se potessimo scegliere non vorremmo vivere un’altra annata di concrete speranze che poi non vengono mantenute. Perchè il materiale c’è. Lo sappiamo noi e lo sanno i nostri piloti. Bisogna solo capire se una delle nostre frecce colpirà il proverbiale albero. E anche quando. Speriamo già nel 2017.

Foto: Facebook di Andrea Migno

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