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Nuoto, Assoluti invernali 2016: Nicolò Martinenghi, l’eccezione di una regola sbagliata



Gli Assoluti invernali di nuoto di Riccione (RN) hanno lasciato alcuni spunti interessanti. La conferma di Federica Pellegrini su livelli eccelsi non fa più notizia, specie dopo le tre medaglie di Windsor (Canada) tra cui l’oro dei 200 stile libero, il pezzo del puzzle mancante nella carriera della campionessa di Spinea. Con i “Gemelli Diversi” stanchi e già proiettati al futuro, la piscina romagnola ha messo in luce un nuovo atleta, un ranista di 17 anni di cui già da qualche tempo si parla e che nella due giorni natatoria ha espresso tutto il proprio talento. Stiamo parlando di Nicolò Martinenghi, nuovo campione italiano dei 50/100 rana, battendo nientepopodimeno che Fabio Scozzoli.

I tempi del varesino sono stati da stropicciarsi gli occhi: 27″32 nei 50 metri (nuovo primato mondiale juniores) e 59″89 (nuovo record nazionale categoria “juniores/cadetti”). Un ragazzo con la testa sulle spalle che lavora giorno dopo giorno conscio di poter dare ancora molto in acqua e desideroso di alzare l’asticella. Il prossimo obiettivo si chiama Budapest, sede della rassegna iridata nella piscina da 50 metri (programmata dal 23 luglio al 30 luglio 2017). Già ne parla Nicolò a bordo vasca con gli addetti ai lavori e la voglia di nuotare ed allenarsi da gennaio è paragonabile a quella di un bambino in attesa dell’arrivo di Babbo Natale.

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Martinenghi il regalo natalizio se lo è già fatto con quanto mostrato in vasca e la consapevolezza di essere in rampa di lancio per il prossimo futuro assume dei connotati sempre più prossimi alla certezza. Una determinazione e una spinta interiore che spesso manca ai nostri giovani atleti ed in generale al nostro movimento natatorio in contesti prestigiosi. Il classe ’99 sembra essere l’eccezione di una regola sbagliata cioè quella del “titolo italiano tappa d’arrivo e non di transito o del partecipare a Mondiali o Olimpiadi è già tanto”. 

Sono ancora nelle orecchie degli appassionati le dichiarazioni alcuni nostri nuotatori usciti dalla vasca di Rio sorridenti dopo un’anonima eliminazione in semifinale e contenti di andare in vacanza dopo una lunga stagione agonistica. Un modo sbagliato per superare la delusione e non guardare in faccia una realtà di ‘inadeguatezza psicologica da grande evento’, se ci consentite il termine.

L’83% degli azzurri presenti all’Olympic Aquatics Stadium è, infatti, incappato in cocenti controprestazioni, siglando a volte tempi distanti secondi dal proprio personale. Un essere scarichi non solo da un punto di vista fisico ma soprattutto mentale perché, evidentemente, il proprio target lo si era raggiunto, magari facendo qualche foto al villaggio olimpico ma senza lasciare il segno.

Il ct Cesare Butini ha deciso, a quanto pare, di cambiare registro imponendo dei criteri di selezione diversi e meno logoranti ma è chiaro che non è questa la panacea di tutti i mali. Il constatare che ai campionati invernali, salvo qualche rara eccezione, si siano visti riscontri decisamente mediocri in molte gare non può essere tutto spiegato dal periodo o da chi aveva le pile scariche. Serve uno step e i giovani debbono battere un colpo perché il caso di Simone Sabbioni, disperso ormai da qualche mese, dispiace assai.

 

giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

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Foto da Deepbluemedia

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