Sci alpino, Mondiali: i mille personaggi del gigante di qualificazione

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Non sono mille, bensì centodieci. Centodieci ragazzi, in alcuni casi un po’ maturi, che questa sera disputeranno un gigante mentre le telecamere di tutto il mondo saranno concentrate sulla gara femminile: sono gli atleti, provenienti da nazioni storiche ma talvolta anche improbabili, che devono guadagnarsi la qualificazione per la prova iridata di domani.

Già, alla competizione mondiale da qualche anno a questa parte vengono ammessi direttamente i primi 50 atleti delle liste Fis tra quelli iscritti all’evento: nel gigante e nello slalom, per gli altri c’è una prova di qualificazione. Passano i primi 25 di questi 110, poi le prime 25 nazioni escluse da questi 75 totali ripescano il loro miglior atleta portando così il totale dei pettorali assegnati domani a 100. Primo degli esclusi è Klemen Kosi, velocista sloveno che occupa la posizione 179 della lista Fis di specialità: per lui, la qualificazione sembra davvero alla portata.

Come dovrebbero farcela rappresentanti di altre nazioni che comunque si affacciano regolarmente in Coppa del Mondo: pensiamo ai neozelandesi, agli australiani (tra cui Ross Peraudo, fratello dell’azzurro Adam), agli argentini, che negli anni hanno costruito una squadra giovane e interessante a fianco dell’infinita famiglia Simari Birkner, come testimoniato anche dal recente team event dove Gastaldi e compagni hanno duellato con Hirscher e gli austriaci. Ci sono poi albanesi, kazaki, cinesi, lettoni, macedoni, il giovane Dean Travers delle Isole Cayman e il triestino di Grecia Massimiliano Valcareggi, ventenne già protagonista dell’impareggiabile avventura di Sochi.

Rimanendo in ambito italiano, non possiamo non citare (e non tifare) i tre ragazzi di San Marino: Vincenzo Romano Michelotti, Lorenzo Bizzocchi e il sedicenne Alessandro Mariotti.  In molti dei casi qui citati, si tratta di atleti non professionisti, che si applicano con spirito di sacrificio e con una passione inenarrabile: spesso vengono da paesi dove non esistono stazioni sciistiche, dunque, assieme ai pochi e lodevoli tecnici, si devono arrangiare alla meno peggio per inseguire un sogno che non è quello di vincere, ma semplicemente quello di gareggiare con i migliori al mondo.

Tra gli indiani e i ciprioti, i peruviani e i taiwanesi, nel fondo della start list odierna compaiono personaggi impareggiabili. Come Alexander Heath, storico rappresentante del Sudafrica classe 1978, sulle breccia dai Mondiali di Sierra Nevada 1996: o il cinquantunenne Jean-Pierre Roy, probabilmente l’unico haitiano a saper sciare, che ha sempre girato i contributi dei pochi sponsor non ad una movimento sciistico ovviamente inesistente, bensì alle associazioni per i bambini del suo paese. Ma c’è anche un principe, anzi Il Principe.

Stiamo parlando ovviamente di Hubertus Von Hohenlohe, o meglio Hubertus Rudolph von Fürstenberg-von Hohenlohe-Langenburg. Nato a Città del Messico il 2 febbraio 1959 (!!!), nobile austriaco con origini in Liechtenstein, ha mille attività: fa il cantante, il fotografo, l’attore, non ultimo lo sciatore, sin da quando, escluso dalle nazionali austriache, negli anni Ottanta fondò di punto in bianco la federsci messicana. Cinque Olimpiadi e quattordici Mondiali all’attivo, sebbene ogni volta giuri di essere pronto al ritiro. Difficilmente domani lo vedremo in gara, dove più di una volta ha tentato di partecipare con l’originale tuta mariachi che caratterizza gli artisti del suo Paese: in ogni caso, la sua sola presenza basta a….nobilitare un Mondiale.

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foto: pagina Facebook Hubertus Von Hohenlohe

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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