‘Italia, come stai?’: Fischnaller trascina lo slittino; bene lo sci alpino, sorpresa curling

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Sono già dodici (con due vittorie) i podi conquistati dall’Italia negli sport invernali in questa prima fase della stagione. Cinque le discipline che hanno conquistato almeno un piazzamento tra i top3 (pattinaggio artistico, short track, speed skating, slittino e sci alpino). Davvero niente male, in attesa di sci di fondo, biathlon e snowboard.
Tra queste avrebbe potuto esserci anche il curling, con la nazionale maschile fermatasi ad un passo da uno storico bronzo europeo che avrebbe eguagliato il miglior risultato di sempre risalente al 1979. Un risultato ad ogni modo sensazionale, se pensiamo che gli azzurri solo lo scorso anno avevano conquistato la promozione in massima serie con una squadra giovanissima (reduce da un quinto ed un sesto posto ai Mondiali juniores), cui da qualche mese si è aggiunto l’esperto Joel Retornaz, figura fondamentale per la crescita di un talento assoluto come Amos Mosaner, 19enne che ha impressionato al confronto di avversari spesso più anziani anche di due decenni. L’Italia tornerà a disputare i Mondiali dopo 10 anni, ma l’impressione è che Champery sia stata solo la tappa d’inizio di una storia che potrà regalare davvero quei successi che il curling tricolore non ha mai raggiunto in passato.

Il vero mattatore del fine settimana è stato Dominik Fischnaller. Il giorno del suo addio alle competizioni, Armin Zoeggeler aveva assicurato: “Ci sono giovani che garantiranno grandi risultati per molto tempo“. Evidente, in particolare, era il riferimento al 21enne di Maranza, suo erede designato per classe e serietà. L’altoatesino ha cominciato la stagione nel migliore dei modi con un secondo posto a Igls, pista dove Felix Loch trionfa ininterrottamente da cinque anni. Il bi-campione olimpico tedesco, tuttavia, non avrà vita così facile sulla strada verso la sfera di cristallo. Fischnaller, già terzo nella generale dello scorso anno, ha tutto per provare a giocarsi fino in fondo la Coppa del Mondo. A nostro avviso, l’azzurro non ha nulla da invidiare al tedesco nella conduzione della slitta, mentre in fase di spinta il gap tra i due si è assottigliato visibilmente. Loch, tuttavia, può contare su dei materiali eccezionali, soprattutto sulle piste di casa. Il calendario offre all’italiano la chance di giocarsi al meglio le proprie carte: sono in arrivo i budelli di Lake Placid (dove l’ultima volta fu tripletta azzurra con Zoeggeler davanti a Fischnaller e David Mair), Calgary e Koenigsse. Tutte piste tecniche, dove la partenza conta in maniera marginale: siamo certi che ci sarà da divertirsi. D’altronde quello tra Loch e Fischnaller sarà il duello che caratterizzerà i prossimi 10 anni (almeno…).
Inaspettato il podio di Kevin Fischnaller (cugino di Dominik) nel neonato format della sprint: il giovane altoatesino, in una competizione che in sostanza annulla il vantaggio di quegli atleti poderosi in fase di spinta, ha sfoderato una grande sensibilità alla guida e questo risultato potrebbe rappresentare la svolta mentale per diventare competitivo anche nel singolo tradizionale.
Per quanto riguarda il doppio, Florian Gruber e Simon Kainzwaldner hanno debuttato con un sontuoso quinto posto, oltretutto lasciando la sensazione di poter davvero costruire qualcosa di importante in carriera. Non hanno convinto, invece, Ludwig Rieder e Patrick Rastner, attesi ad un salto di qualità che per ora non vi è stato.
Servirà pazienza nel singolo femminile, con Sandra Robatscher ed Andrea Voetter ancora distanti dalle migliori.

Confortanti segnali giungono anche dallo sci alpino. Federica Brignone si è messa definitivamente alle spalle due anni e mezzo difficili, tornando sul podio nel gigante di Aspen, probabilmente il più impegnativo della stagione per le donne. La 24enne di stanza ad Aosta sta ritrovando quelle sensazioni che l’avevano resa grande qualche anno fa, fino a spingerla all’argento iridato del 2011. Sul piano del talento non si discute, ora l’azzurra dovrà lavorare sulla continuità per cercare di eliminare anche quelle piccole imperfezioni che costano care in termini di decimi. Nel complesso bene tutta la squadra femminile di gigante, dove risale Manuela Moelgg e migliora la 18enne Marta Bassino. In attesa di Nadia Fanchini…Si confermano invece le ormai croniche difficoltà dello slalom. Al di là del comunque discreto 13mo posto di Chiara Costazza, l’Italia paga lacune importanti in questa disciplina: solo ripartendo dalle giovanissime con un progetto mirato si potrà sperare di colmare un gap gigantesco. Ma serviranno anni.
Per quanto riguarda la velocità, il Bel Paese ha ritrovato un Dominik Paris ancora più forte e completo. L’altoatesino non è mai stato un semplice scivolatore puro (non avrebbe mai vinto a Bormio o Kitzbuehel, altrimenti), ma ora ha compiuto dei passi avanti visibili anche nell’affrontare raggi di curva più angusti. Il podio in superG ne è la dimostrazione. Abbiamo un discesista capace di primeggiare in ogni tipo di tracciato e, dunque, in grado di puntare con decisione alla classifica di specialità. Un obiettivo comunque durissimo, sulla cui strada si frappone il norvegese Kjetil Jansrud. Lo scandinavo, formidabile nei tratti tecnici e diventato scorrevole negli ultimi anni dopo essere nato gigantista, incute timore e rispetto. Anche in questo caso, come nello slittino tra Fischnaller e Loch, aspettiamoci dei duelli titanici.
Paris a parte, non sono arrivati riscontri esaltanti dal resto della squadra, anche se quella di Lake Louise è una pista storicamente ostica per gli azzurri (a differenza di Beaver Creek, dove si gareggerà nel prossimo fine settimana). Heel, settimo in discesa, ha sciato sulla difensiva in superG. Peter Fill, stilisticamente impeccabile, non ha attaccato come le circostanze ed i tracciati avrebbero richiesto. Era impossibile attendersi di più da Christof Innerhofer, a corto di allenamenti e con la stagione calibrata verso il grande obiettivo dei Mondiali di Beaver Creek. Purtroppo nessun segnale di vitalità dai giovani Mattia Casse, Henri Battilani (giustificabile, in quanto al debutto), mentre per Siegmar Klotz il tempo comincia a stringere.

Segnali intriganti anche dallo sci di fondo. Anche in questo caso sono arrivate risposte confortanti. Federico Pellegrino ha bagnato il suo debutto stagionale con un rimarchevole settimo posto nella sprint di Ruka, palesando dei miglioramenti sensibili nel passo alternato che potrebbero consentirgli di giocarsi fino in fondo la Coppa del Mondo di specialità. In attesa di diventare nel giro di un paio d’anni un pilastro della staffetta azzurra (ovviamente in quarta frazione), il 24enne di Aosta andrà ora a caccia della prima vittoria in carriera.
Molto bene anche Francesco De Fabiani, 13mo in una 15 km che ha emesso un verdetto che era nell’aria: contrariamente alla sua tradizione, nel futuro prossimo l’Italia potrebbe avere il suo punto di forza proprio nella tecnica classica.
Il lavoro dell’allenatore responsabile Giuseppe Chenetti, tra i migliori in circolazione, comincia a dare i suoi frutti: la sensazione è che davvero la selezione tricolore possa tornare una delle nazioni di riferimento nel giro di qualche anno. Perlomeno al maschile. Nel settore femminile, infatti, la situazione appare differente: sprint a parte (dove Gaia Vuerich e Greta Laurent, ma anche Francesca Baudin e Giulia Stuerz sono attese a buone prestazioni in tecnica libera), nelle lunghe distanze il gap dalle migliori, soprattutto nel passo alternato, appare davvero enorme.

Avvio di stagione da dimenticare per la combinata nordica, relegata nelle posizioni di rincalzo a Ruka (Finlandia). Gli azzurri continuano a palesare i problemi di sempre dal trampolino grande (in particolare Alessandro Pittin), ma l’impressione è che anche il passo sugli sci stretti non sia stato quello migliore. Attendiamo la terza tappa di Ramsau (la prima dove si gareggerà da trampolino piccolo) per capire quali potranno essere le reali ambizioni dei combinatisti in vista dei Mondiali di Falun.

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