Combinata nordica: Costa e Pittin, le due facce dell’Italia a Ramsau

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Doveva essere il weekend della svolta per l’Italia, per due principali motivi. L’esordio stagionale dal Normal Hill, dopo le opache (per usare un eufemismo) prestazioni offerte a Ruka e Lillehammer dal Large e l’approdo nel più benevolo arco alpino. Proprio Ramsau, poi, lo scorso anno fu teatro di uno splendido podio azzurro firmato da Alessandro Pittin e Samuel Costa nella team sprint. Dodici mesi dopo la musica è evidentemente cambiata, ma la località austriaca ha comunque offerto alcuni interessanti spunti di riflessione. Con il carnico e il gardenese, a modo loro, ancora una volta protagonisti.

Il medagliato di Vancouver 2010 e il poliziotto altoatesino, attualmente, rappresentano le due facce della combinata nordica italiana. Da una parte, un Pittin costantemente tra i peggiori nel segmento di salto e apparso in ripresa nel fondo, dall’altra un Costa solido e sicuro di sé nel salto ma impalpabile e lontano dagli standard dello scorso anno nel fondo. Un’altalena di valori ulteriormente messa in luce a Ramsau, tappa ancora interlocutoria per la Nazionale ma senza dubbio un punto di partenza su cui costruire il prosieguo della stagione. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti visto che sono arrivati i primi punti dell’anno. Firmati, naturalmente, Samuel Costa. Il gardenese ha sfruttato al meglio la convalida del PCR e l’annullamento del salto di gara, grazie al quale è riuscito a partire dalla sesta posizione e a raccogliere un’importante – soprattutto per il morale – 19sima posizione, un piazzamento da cui si dovrà ripartire per cercare di avvicinare (e magari eguagliare) quanto di buono fatto lo scorso anno.

E se le difficoltà nel salto non permettono a Pittin di mettersi in mostra nell’individuale. ecco che il carnico ricorda a tutti di essere uno dei migliori fondisti del circuito in staffetta, dove si è esaltato come non mai finora. Miglior tempo della propria frazione, terzo miglior crono della gara in generale ed evidenti segnali di redenzione, se non fosse per un PCR da dimenticare, tanto da concluderlo in 62esima posizione su 67 partecipanti. Semplicemente inaccettabile per uno che soltanto a febbraio sfiorava un insperato bronzo a Sochi e strappava un terzo posto a Falun, a marzo. Ma il tempo, si sa, è l’unica medicina, per lui come per un Armin Bauer in lieve crescita e per Lukas Runggaldier.

 

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

Credit Fisi

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