Sci alpino, Federica Selva: “Sochi, che emozione…e a San Marino tifiamo Italia!”


Tuta bianca e azzurra, colori della libertà e del cielo, simboli di una nazione piccola ma orgogliosa: San Marino ha partecipato alle Olimpiadi di Sochi con due atleti, Vincenzo Romano Michelotti e Federica Selva, entrambi nello sci alpino. I due rappresentanti del Titano, classe 1996, hanno partecipato ai giganti, senza concludere le proprie prove anche a causa di una pista davvero proibitiva al momento delle loro discese dopo un centinaio di passaggi; in ogni caso, un’esperienza olimpica costituisce qualcosa di indimenticabile e abbiamo voluto parlarne proprio con Federica, anche per cercare di capire qualcosa in più sui nostri “vicini di casa” che si dedicano con tanta passione a questo sport.

Federica, partiamo da cosa significa fare sci a San Marino, dove non ci sono impianti su neve naturale. Come fate ad allenarvi?
Proprio questa rappresenta la difficoltà maggiore per noi nel praticare questo sport. Sul territorio svolgiamo la preparazione atletica e, grazie ai nostri encomiabili tecnici, riusciamo a dare una certa continuità al lavoro. Certo, per sciare dobbiamo uscire da San Marino, recandoci molto spesso a Sestola, sull’Appennino Bolognese: ovviamente non è facile conciliare tutto ciò con gli impegni scolastici, ma con il giusto spirito di sacrificio si riesce a fare”.

La scuola, appunto. Quale frequenti?
Al momento studio nella quarta classe del Liceo Economico a San Marino”.

Durante la stagione hai partecipato ad un buon numero di gare junior e gare FIS in giro per l’Europa: come valuti le tue prestazioni?
“I risultati sono stati abbastanza buoni sin da subito. Il mio obiettivo, chiaramente, era abbassare il punteggio FIS per conquistare la qualificazione olimpica; per un certo periodo, a causa dell’annullamento di molte competizioni, non sembrava così facile, ma poi da gennaio ho ripreso a gareggiare con regolarità e ce l’ho fatta”.

E poi c’è Sochi. Come hai vissuto questa esperienza?
Sin dai giorni precedenti alla cerimonia d’apertura, nell’aria si respirava un’atmosfera diversa, ma solo in quella sera mi sono resa conto della grande bellezza dei Giochi Olimpici. La cerimonia è stata davvero emozionante; quando siamo entrati nello stadio, la prima sensazione è stata quella del vuoto, per qualche secondo…era tutto, troppo grande. Per non parlare del boato indescrivibile del pubblico all’ingresso della selezione russa…poi, con l’accensione della fiaccola, ho capito di essere finalmente protagonista all’evento che ogni atleta sogna da sempre. Per questa esperienza, desidero ringraziare i tecnici Davide Minelli ed Ettore Bezzi e il capo delegazione Alberto Zampagna”.

Nel gigante olimpico come in altre gare eri consapevole di non poter competere per le prime posizioni: quali obiettivi ti guidano di volta in volta?
Sì, ero consapevole di non poter competere con le più forti, ma conoscevo altrettanto bene le ragazze più giovani, in particolare quelle appartenenti a piccoli stati come il nostro. Il mio obiettivo era quindi di giocarmela con loro e fare una bella gara”.

Hai qualche atleta alla quale ti ispiri particolarmente?
“Ho avuto la fortuna di scambiare qualche parola con Nadia Fanchini e devo dire che, oltre ad essere una grande atleta, è davvero una bellissima persona. Noi del resto tifiamo Italia. Personalmente, poi, tifo Mikaela Shiffrin: nonostante la sua età, ha già dimostrato, anche a Sochi, di essere una vera campionessa”.

Per le prossime gare e per la prossima stagione cos’hai in mente?
“Vorrei abbassare con più tranquillità, senza la preoccupazione della qualifica olimpica, il mio punteggio FIS, in modo da migliorare i numeri di partenza nelle varie gare. Certo, dovrò pensare anche alla scuola…ma per il mio futuro agonistico non escludo nulla“.

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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