Ritmica, Farfalle: nuova Italia, stessa musica…tutto oscurato

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Oscurate dalla TV, nascoste dai maghi del palinsesto che non hanno avuto fiducia in loro, bistrattate per delle scelte economiche insensate (e di livello quasi ridicolo), finite nel dimenticatoio di (quasi) tutti.

Sono sostanzialmente le stesse tre righe che sono scritte nella mia mente da sette anni (a buon intenditore capire a cosa mi riferisco…). Ad ogni modo, nessuno in Italia si è potuto gustare lo show d’argento della nostra Nazionale di ginnastica ritmica, sul podio mondiale per la quarta consecutiva.

 

Farfalle. Libellule che hanno volato. Ancora una volta. Nuove, ma sempre uguali. Professoresse di una tecnica sopraffina. Esecutrici di un’eleganza celestiale. Espressione di una scuola che da dieci anni è sulla cresta dell’onda. Non era facile, per tanti motivi tra cui ne spiccano due.

Il primo è il più scontato: quattro ginnaste di bronzo a Londra si sono ritirate. Si è dovuta rinnovare quasi totalmente una squadra in uno sport che vive sugli automatismi, provati allo sfinimento per ore e ore. Missione superata.

Il secondo non dovrebbe esistere ma purtroppo in uno sport di giuria bisogna sembra fare conto con le valutazioni. La geopolitica dei voti questa volta non ci ha tradito, ma sarebbe stato davvero un furto se così fosse stato: la Russia ha perso gli attrezzi, l’Ucraina (padrona di casa, e sappiamo quanto conti questo fattore) ha pasticciato parecchio, la Spagna non ha strabiliato nel concorso generale. Insomma con pulizia e precisione le azzurre sono andate via lisce verso l’impresa, dietro solo alla Bielorussa che nel complesso è sembrata superiore.

 

Da un decennio Emanuela Maccarani guida una fabbrica di talento puro, una donna da più di 100 medaglie, vero orgoglio sportivo del nostro Paese. Tre titoli mondiali consecutivi, l’argento olimpico di Atene 2004, il furto di Pechino 2008 (quando sbucò sul podio la Cina, Nazione storicamente nulla nella ritmica, guarda caso aiutata perché ospitante), il bronzo di Londra 2012. Tutto condito da una marea di Coppe del Mondo, di Europei, di titoli di specialità. E ora una nuova sfida centrata in pieno.

 

Una scuola riconosciuta in tutto il Pianeta, che ha saputo ritagliarsi il suo spazio in uno sport che da sempre si è limitato a pochi eletti: Russia, Bielorussia e Ucraina (dopo la spaccatura dell’URSS), Bulgaria e quel pochino di Spagna che ieri ha scritto un pezzo di storia proprio insieme all’Italia nella finale alla clavette. Due Paesi occidentali sui primi due gradini del podio.

 

La capitana Marta Pagnini e l’altra veterana Andreea Stefanescu, Chiara Ianni, Camilla Bini, Camilla Patriarca, Valeria Schiavi. Sei ragazze meravigliose, espressione di un weekend tutto rosa, di un’Italia nuova ma che in fondo è sempre la stessa. Quella vincente.

 

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

(foto Federginnastica)

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