L’importanza di Luca Paolini

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Si avvicinano i Mondiali e Luca Paolini scalpita. Non sembra sentire gli anni il trentaseienne della Katusha, milanese di nascita e comasco d’adozione: anche quest’anno il Gerva, soprannome derivante dal Gervasoni interpretato dal trio Aldo, Giovanni & Giacomo, sembra pronto per l’appuntamento iridato.

La sua primavera era già stata molto intensa: quinto alla Sanremo, primo alla storica Het Volk, tappa e maglia a Marina d’Ascea, nel primo Giro d’Italia della lunga carriera. Poi il comprensibile momento di stacco per tornare a girare forte alla Vuelta a España, appuntamento fondamentale sulla strada di Firenze: in Katusha è l’angelo custode di Purito Rodríguez e Dani Moreno, il regista, la mente, in grado però di fare la propria corsa quando c’è l’occasione, come testimonia il quarto posto odierno sull’insidioso traguardo di Tarragona.

Il motivo per cui Paolo Bettini non può fare a meno di lui è da ricercare proprio in queste qualità, e non tanto nella storica amicizia che lega il ct toscano all’esperto lombardo: Paolini è imprescindibile per la nazionale, ha una capacità di gestire la corsa dal cuore del gruppo fuori dal comune, fa da tramite tra l’ammiraglia e gli altri atleti, tira se c’è da tirare, scatta se c’è da scattare. Fa quello che faceva Gianni Faresin tra anni novanta e l’inizio del nuovo millennio, quello che solamente lui e Matteo Tosatto sanno fare ora: quello che solo un corridore di grande esperienza e altrettanta intelligenza può fare. Otto Mondiali-con la perla del terzo posto a Verona-e due Olimpiadi già disputate: scommettiamo che a Firenze ci sarà ancora?

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

foto tratta da cyclingnews.com

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