Vuelta 2013: l’incubo di Mirador de Ézaro

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La salita è il pane del ciclismo. Lì si accendono le fantasie dei tifosi, lì si innescano le rivalità tra i corridori, lì si compiono le imprese più belle; Alpi e Pirenei appartengono alla leggenda. Tuttavia, a volte anche salite meno note e meno lunghe si guadagnano un posto privilegiato in questo sport: accade con i muri delle Fiandre, con i saliscendi di ogni classica del Nord, accade con Mirador de Ézaro, affrontato oggi dalla Vuelta 2013 nella quarta tappa.

Non che sia successo qualcosa di fondamentale in quel passaggio: troppi i chilometri dall’arrivo, oltre 30, per incendiare la corsa. 1800 metri al 14.6% di pendenza media, comunque, sono sempre degni di nota: soprattutto se in alcuni tratti la pendenza raddoppia, sfiora il 30% (peraltro segnalato da un cartello a bordo strada), ti ribalta indietro, ti respinge con durezza. L’anno scorso fu sede d’arrivo della dodicesima tappa, col trionfo di Purito Rodríguez, uno che i “muri” li ha sempre apprezzati, coccolati, dominati; quest’anno non è stato così decisivo, eppure ha fatto ugualmente impressione. Perché quando si vedono corridori letteralmente inchiodati, quando anche i passisti più pesanti e potenti sono costretti ad alzarsi sui pedali; quando le biciclette sbandano, e il contachilometri scende inesorabilmente a 7, 6, poi 5 km/h…il ciclismo è lì. La rappresentazione più pura della difficoltà, della fatica, del sudore di questo sport è in quei pochi attimi, quando qualcuno mette persino il piede a terra, non rifiuta una spinta dal pubblico, guarda avanti con l’occhio vitreo. Avanti, c’è la discesa: si respira, si riprende fiato, si fa i conti con l’acido lattico.

Indietro, c’è Mirador de Ézaro, splendido balcone sull’oceano della Galizia, sull’antica finis terrae, su paesaggi mozzafiato. L’inferno, a volte, dura solo 1800 metri. Ma siamo convinti che tantissimi corridori preferirebbero scalare due volte il peggior passo alpino, piuttosto che salire otra vez a Mirador de Ézaro.

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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