Vuelta 2013: il sorriso di Ivan

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Quel ghigno lo caratterizza da sempre: Ivan Basso, sotto sforzo, ha quell’espressione inconfondibile, un sorriso di sofferenza e passione, dolore e classe. Quel ghigno ha ripreso a risplendere oggi, nell’ottava tappa della Vuelta 2013, quando qualcuno lo dava perduto per sempre.

Ivan è tornato. Lo si era intuito nelle settimane scorse, tra Giro di Polonia e Vuelta a Burgos; non scherzava quando affermava di puntare tutto sulla Vuelta, che avrebbe fatto di tutto per esserci sul podio di Madrid. Una prima parte di stagione maledetta, dopo un paio di annate peraltro non positive, aveva fatto pensare ad un certo numero di tifosi e addetti ai lavori che Basso non sarebbe più stato Basso. Che ormai la parabola discendente era ineluttabile, lui che odia le discese. Non è così. Poche parole, col suo carattere tipicamente prealpino, e tanti fatti: il quasi trentaseienne di Cassano Magnago ha lavorato come non mai, tra ritiri in altura e le immancabili uscite sulle montagne di casa, dal Cuvignone al Campo dei Fiori, per presentarsi finalmente pronto all’ultimo appuntamento della stagione. Per aggrapparsi con tutte le sue forze e tutta la sua classe a quella che non è l’ultima chiamata della carriera, ma sicuramente una grande occasione di rilancio dopo un periodo difficile.

Oggi, all’Alto de Peñas Blancas, saliva alla grande. Sempre seduto, sempre a far girare le gambe al ritmo desiderato, tanto da mettere alla corda molti dei favoriti: Rodríguez, Horner, Valverde e Nibali hanno pagato dazio alla furia del varesino. Certo, sono pochi secondi, la Vuelta è ancora lunghissima e durissima e la classifica, per ora, non gli sorride del tutto, con un piazzamento appena fuori dalla top ten che non è il suo obiettivo: eppure, aver rivisto Basso ad armi pari con i migliori, persino meglio di loro, ha fatto bene a tutti gli appassionati di ciclismo. Quel ghigno lo rivedremo ancora davanti nei prossimi giorni: e chissà che, tra due settimane sul podio di Madrid, al posto di quell’indecifrabile mix di dolore e passione non ci sia semplicemente un radioso sorriso.

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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