Scinto a TuttoBici: ” Se ripartiamo, lo facciamo in maniera diversa”

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Il Giro d’Italia, per la Vini Fantini-Selle Italia non è certamente stato soddisfacente, per la doppia positività di Danilo Di Luca e Mauro Santambrogio. A distanza di due mesi è tornato a parlare Luca Scinto, che si è confidato con i colleghi di TuttoBICI parlando in particolar modo dei problemi inerenti al doping all’interno del suo Team. Di seguito le parti più significative delle parole del vulcanico DS toscano.

La mazzata è stata grande, terribile. Quando succede ad altri non ti rendi conto di quanto faccia male. Adesso che devo fare i conti con cinque anni di lavoro, professionalità e impegno spazzati via in due giorni, mi accorgo di quanto è difficile reagire. Purtroppo siamo costretti ad affidarci a corridori che poi si rivelano non essere uomini. 

Santambrogio, proprio come me, è un malato di lavoro, attento all’alimentazione, maniacale sotto ogni profilo, chiedete al personale quanto li ha fatti ammattire… Faceva la vita da ciclista al cento per cento e questo mi riempiva di gioia.
Mauro poi ti porta ad affezionarti a lui, quando lo conosci bene e io non avrei mai pensato che potesse finire così: anche perché se dovessimo pensare male di ogni corridore che compie dei progressi, allora smetteremmo di fare questo mestiere. 
Cosa potevamo fare di più? Pa­ghia­mo per il passaporto biologico, svolgiamo controlli interni oltre a quelle di tutti gli enti preposti, abbiamo fatto firmare ai corridori un codice etico severissimo. 

Cosa pensiamo di fare ora? La situazione non è facile, né per Angelo Citracca né per me. Abbiamo chiesto scusa a tutti e lo rifaccio ancora una volta pubblicamente con Rcs Sport, con Michele Acquarone, con Mauro Vegni, con La Gazzetta dello Sport: ci rendiamo perfettamente conto del danno che abbiamo recato alla loro corsa. Ma a loro chiedo allo stesso tempo di riflettere sul fatto che, se ci chiudono la porta, ci mettono con le spalle al muro.

Angelo ed io stavamo trattando con sponsor importanti ed ora ci ritroviamo al palo. Ma se ripartiremo dovremo farlo in modo nuovo, cercando di tutelarci e di sganciarci dalla posizione di anello debole. Purtroppo ci scontriamo sulle leggi della privacy: se il corridore non è d’accordo, noi non abbiamo accesso al suo passaporto biologico e non abbiamo modo di sapere – per esempio – se salta un controllo antidoping. Ma abbiamo bisogno di spazio di manovra e soprattutto di una giustizia certa da parte dell’Uci.
sono pronto a ripratire come sempre a testa alta. Ai miei detrattori, che non biasimo certo, pongo solo una osservazione: che vantaggio avrei avuto io dal dopare Santambrogio, se pensate che lo scorso anno due vittorie di tappa al Giro e una maglia azzurra non sono servite per aiutarci a trovare un nuovo sponsor? Pensateci e capirete perché dico che siamo noi la parte lesa in questa vicenda. E perché dico che senza la possibilità di agire con nuove regole, ripartire sarà difficilissimo

gianluca.santo@olimpiazzurra.com

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