Ruta, la bimba che si trasformò in rana!

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C’era una volta, in un paese lontano lontano, una bambina di nome Ruta, che un giorno per magia, oiboh si trasformò in rana. Questo potrebbe benissimo essere l’incipit di una fiaba nordica, invece è la verosimile genesi di un miracolo sportivo che ha incantato il mondo del cloro intero, oltre che la piccola nazione baltica della cui appartenenza Ruta Meilutyte va struggentemente fiera.

Tre milioni è pressapoco il numero degli abitanti della Lituania. “Trys milionai” è il titolo di un inno al basket, vera e propria religione dalle parti di Kaunas. Tre milioni di cuori che ora non battono solamente più per Sabonis e Jasikevicius, Kleiza e il nuovo fenomeno Valanciunas, i giganti buoni della palla a spicchi. Ora nei cuori dei lituani c’è una bimba dai piedoni grandi e il cuore puro, c’è Ruta.

Alla viglia dei giochi di Londra poco si sapeva di quella ragazzina che a soli quindici anni faceva parte della spedizione olimpica. Nelle previsioni della vigilia la giovanissima nuotatrice non era annoverata tra i possibili aspiranti al podio, ma nemmeno tra le seconde o terze scelte, ossia quelli che per conquistare una medaglia avrebbero dovuto compiere un miracolo. E allora quando la mano della Meilutyte ha toccato per prima la piastra dell’Aquatic Centre, davanti al suo idolo Rebecca Soni, si è avverato qualcosa più di un miracolo, il compimento della fiaba.

Come in tutte le fiabe tutto inizia con un evento tragico. La prematura morte della mamma, avvenuta all’età di quattro anni della futura olimpionica, è un evento che mette subito alla prova Ruta e la sua famiglia, ma la nonna, il padre e i suoi fratelli le offrono un contesto familiare dove crescere sana e forte. Si racconta che dalla mamma eredita però la straordinaria forza fisica e mani e piedi grandi, che in vasca certo aiutano. Quando il papà Saulius decide di emigrare, come moltissimi connazionali oltremanica, Ruta resta con la nonna. E’ brava a nuotare e si cimenta soprattutto nello stile libero, magari oltre che in vasca, nei mesi estivi, negli splendidi laghi della sua terra.

Il tema della fiaba non si rompe quando Saulius, nome che ricorda il sole, così come Ruta l’omonima pianta, richiama a sè, in Inghilterra, la figlia che aveva iniziato a fare qualche capriccio da semi-adolescente. Il padre aveva capito che quella ragazza ha un dono e allora si fa in quattro per trovare la scuola con il miglior programma di nuoto del Regno Unito, e così si ritrovano a Plymouth, con un organizzazione di studio e sport ai limiti della perfezione, molto molto lontano dagli standard lituani (e, NDA, purtroppo anche da quelli italiani). La Plymouth Leander ha prodotto quattro atleti olimpici di nazionalità diverse che hanno gareggiato a Londra, oltre al fenomeno della piattaforma da 10 metri Tom Daley.

Proprio nella baia di Plymouth, Ruta viene affidata alle premurose mani di Jon Rudd, un binomio che farà la fortuna di Ruta ma anche di Jon. Il robusto head coach vede in Ruta un talento nascosto e la orienta verso la rana. Da allora sarà, come per magia, un’esplosione che la porta in brevissimo a traguardi inattesi: dai Giochi Olimpici della Gioventù, passando per l’oro dolce e sorprendente di Londra 2012, fino al record del mondo con super-costume frantumato a Barcellona.

Quali sono i limiti della Meilutyte, è una domanda a cui solo uno sciocco può rispondere con ostentata certezza. Come si può prevedere il limite di un’atleta che a quindici anni si migliora di due secondi sotto il bracere olimpico e mette dietro il naso di Rebecca Soni, di un’atleta che a sedici diventa la più veloce ranista della storia? Quello che è certo è che le caratteristiche della Meilutyte la possono portare lontanissimo. Un carattere d’acciaio, fredda e imperturbabile in gara (come ha dimostrato durante la falsa partenza della finale di Londra), cattiva al punto giusto e felice di nuotare. Un altro fattore che promette molti altri successi, e che caratterizza i grandi campioni, è che la lituana è un vero animale da gara, più alta è la posta in palio, più la sfida è impegnativa più l’adrenalina la spinge oltre i propri limiti, sia Londra che Barcellona l’hanno portata a dei risultati che hanno sorpreso perfino lei stessa. Tecnicamente i tempi di reazione allo start sono da fantascienza e la mettono davanti a tutte ancor prima di toccare l’acqua. Il lavoro con Rudd sembra la possa portare gradualmente ad allungare la distanza almeno ai 200, con l’accuratezza di perdere il meno possibile l’esplosività. Un’altra possibile evoluzione è legata agli stili: la rana è sicuramente il suo elemento, uno stile che richiede più di ogni altro tecnica ed equilibrio, la potenza è fondamentale ma  non si può esagerare, una sensibilità che per Ruta è quasi innata. Se Rudd continua a insistere sul libero e addirittura nei misti dove Ruta ha già vinto un argento mondiale in vasca corta, è però inequivocabile segnale che ancora una volta il coach-mentore forse ci ha visto lungo. Se così fosse, la piccola Ruta che già ha fatto la storia del nuoto potrebbe entrare nell’Olimpo, e la fiaba divenire leggenda.

danilo.patella@olimpiazzurra.com

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