Caro ciclismo, ora basta pensare al passato

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Dopo lo scandalo Armstrong, nel ciclismo, si sono susseguite una serie di confessioni di utilizzo di doping da parte di diversi corridori degli anni ’90 e dei primi anni 2000, alle quali si sono aggiunte le illazioni sulla lista di corridori positivi durante il Tour del ’98, vinto da Marco Pantani.

Nel frattempo le positività di Mauro Santambrogio e Danilo Di Luca al Giro d’Italia hanno minato ancor di più la credibilità di uno sport che sembra sempre sul filo di lana per cadere nel dimenticatoio, specialmente per l’italiano medio, che non segue con costanza e regolarità il mondo del pedale. Il rischio vero è che l’equazione ciclisti=dopati è sempre più facile da fare per questo genere di amanti dello sport che sarebbe invece bello si allontanassero leggermente dal calcio per allargare i propri orizzonti, spesso troppo limitati.

Negli scorsi giorni una nuova ondata di ammissioni ha trovato un discreto riscontro mediatico, anche per l’importanza dei nomi caduti nella trappola, dato il momento. L’unica speranza a cui possiamo aggrapparci è che qualcosa stia veramente cambiando e non solo nei controlli antidoping. Ci sarà sempre qualcuno che proverà ad imbrogliare anche con i controlli migliori al mondo. Quello che può fare la differenza, a questo punto, deve essere la coscienza critica dei corridori, o della maggior parte di essi, in modo tale che si possano rendere di cosa rappresentano per i tifosi e non solo. Pensare al passato è probabilmente la cosa più sbagliata da fare, con molti errori ai quali non si può più rimediare.

Alla fine il vero ciclismo è e sarà sempre quello che si corre sulla strada, scalando le vette più alte e lanciandosi nelle volate più veloci. Nulla può essere più sbagliato di farlo passare in secondo piano, quando in realtà meriterebbe il primo per lo spettacolo e le emozioni che riesce a suscitare, anche adesso.

gianluca.santo@olimpiazzurra.com

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