Atletica: il primo caso doping dei Mondiali

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I Mondiali devono ancora cominciare, ma il primo caso doping si è già verificato, causando la conseguente esclusione dell’atleta coinvolta dalla competizione iridata. A cadere tra le maglie dell’antidoping è stata l’ostacolista francese Alice Decaux, come ha comunicato il Presidente della FFA (Fédération Française d’Athlétisme), Bernard Amsalem.

È un evento sfortunato. Alice Decaux è una ragazza che piace molto alla Federazione. Ha assunto un integratore alimentare senza farlo controllare da un medico, come chiediamo che venga fatto ogni volta. Purtroppo, in questo prodotto c’era una sostanza leggera, che è comunque parte della famiglia delle anfetamine. Il controllo è quindi risultato positivo”, ha spiegato Amsalem.

Il controllo risale alla Campionato Europeo per Nazioni di Gateshead, ma il risultato è stato notificato solo tre settimane fa. La vicecampionessa francese sui 100 ostacoli è stata sospesa per sei mesi: “Poiché si tratta di un prodotto leggero e che l’atleta non aveva cattive intenzioni, è stata sospesa per sei mesi”, ha detto ancora Amsalem, invitando gli atleti a fare più attenzione prima di assumere integratori.

giulio.chinappi@olimpiazzurra.com

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5 Replies to “Atletica: il primo caso doping dei Mondiali”

  1. Luca46 ha detto:

    Qualcuno prima o poi dovrà spiegare come facciano a finire sostanze dopanti in comuni integratori. Sono stanco di sentire queste pantomime.

    1. Giulio Chinappi ha detto:

      Luca, è possibilissimo invece, perché l’elenco delle sostanze dopanti è lunghissimo e molte sono sconosciute ai comuni mortali così come agli atleti. Pensa che in Italia su alcuni integratori ce lo scrivono proprio sopra per sconsigliarne l’uso a chi pratica sport di alto livello. Tra l’altro uno che vuole doparsi davvero non prende una sostanza leggera, si fa di EPO o di qualche altra sostanza che ne migliora davvero le prestazioni.

      1. Luca46 ha detto:

        Si gli atleti magari non ne sono a conoscenza ma i medici si e ogni atleta di livello ha uno staff dietro che sa benissimo cosa fare. Se in commercio ci sono integratori che possono causare problemi stai pur certo che loro sanno quali sono. Un atleta al giorno d’oggi cura tutto nei minimi particolari dalla tecnica al fisico e persino la mente. Se qualcosa sfugge c’è sempre un perchè. Certo che ci puo’ stare il caso furi controllo, quello veramente casuale ma è uno su un mille. Poi ci sono sostanze definite coprenti e via dicendo. Addirittura adesso l’epo è sorpassato dalla camera iperbarica.
        Non voglio criminalizzare gli atleti ma è così per tutti tranne per rari casi. Il sistema è questo o stai dentro o stai fuori ma se vuoi provare a vincere sei costretto.
        Pensiamo davvero che Scinto non sapesse di Santambrogio o che la federazione non sapesse di Schwarzer? Io lo trovo ridicolo.

        1. Giulio Chinappi ha detto:

          Infatti quello che rimproverano all’atleta è proprio di non averne parlato col medico. Poi, ti ripeto, Santambrogio e Schwarzer si sono dopati, se uno si fa di EPO è chiaro che si dopa, così come se usa emotrasfusioni ecc… Ma qui stiamo parlando di piccole quantità di una sostanza che ha effetti minimi sulle prestazioni, tanto che la WADA la definisce leggera, e che probabilmente neanche si trova in commercio a sé stante.

          1. Luca46 ha detto:

            Quello è il gioco delle parti … l’atleta sa ed è stato preventivamente informato su quali prodotti acquistare e ben si guarda da andare a consumare prodotti esotici anche perchè sa di queste problematiche. Le quantità sono minime perchè i calcoli sono molto precisi, difficile che uno che si dopa sbagli di una quantità industriale. Poi ripeto può darsi anche che questo sia il caso sfortunato che rientra tra le migliaia di casi ma poichè ad ogni positività si sente sempre la solita filastrocca per statistica se è vero questo caso sono falsi tutti gli altri. Mi risulta difficile pensare che queste situazioni siano fortuite … poi per carità il mio parere lascia il tempo che trova.

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