Atleti stanchi e a pezzi: una stagione troppo lunga e faticosa?

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Quanto visto ieri a Stoccolma, unito a quanto successo nei mesi precedenti merita una profonda riflessione.

Le prestazioni dell’ultima tappa di Diamond League sono state ben al di sopra dei livelli dei big che erano in pista, chiaro segno di stanchezza dopo una stagione tirata al massimo.

Prima e durante il Mondiale una serie incredibile di infortuni. Tutta conseguenza di una stagione troppo lunga, intensa, faticosa e tirata al massimo?

 

Sicuramente sì. Il calendario è davvero fitto di appuntamenti, gli atleti sono spesso costretti a tirare al massimo per nove mesi, le pause si sono sempre più ridotte, le presenze gare sono incredibilmente aumentate. Gli allenamenti sono sempre più intesi e duri, proprio per provare ad arrivare al massimo al momento clou, ma il rischio di rompersi aumenta all’ennesima potenza.

 

L’essere sotto sforzo comporta una pressione infinita, uno stress di grandi dimensioni e soprattutto costringe l’atleta a convivere costantemente col dolore. Risulta quasi impossibile trovare uno sportivo che stia perfettamente bene, al 100% della propria forma. E tira, tira, tira alla fine la corda o meglio, il muscolo, si spezza.

 

Iniziamo col listone di quest’anno. David Rudisha, primo uomo a entrare nel Mondo dei 100’’ sugli 800m, si è fatto male al ginocchio ad Eugene: ora si cura in Germania, con una carriera ora tutta in salita. Yohan Blake, campione mondiale sui 100m, è stato praticamente fermo tutta la stagione! Blanka Vlasic, grande icona del salto in alto, dopo aver perso una stagione intera proprio nell’anno olimpico, ha dovuto alzare bandiera bianca per i soliti problemi al tallone d’Achille. Ma ko sono andati anche Bekele, Idowu, Wariner.

Al Mondiale si sono presentati in pessime condizioni i campioni olimpici Olha Saladuha (salto triplo), Chris Taylor (salto triplo) e Aries Merritt (110hs e detentore del record mondiale).

Durante la rassegna iridata è stata l’ennesima ecatombe. Il francese Christophe Lemaitre, primo uomo bianco a scendere sotto i 10’’ sui 100m, è riuscito ad entrare nella finale della distanza regina, ma in semifinale aveva accusato una fitta: l’ha ignorata e il risultato è stato un buco di 3cm al bicipite fermorale). Il russo Shabanov e il giamaicano Parchment nella stessa semifinale dei 110hs. E soprattutto il nostro Daniele Greco durante il riscaldamento precedente le qualifiche che si è stirato sotto il gluteo.

 

La soluzione? Serve limitare le uscite gare, proprio come fa Usain Bolt che partecipa all’appuntamento clou circondandolo di qualche meeting di preparazione. Difficile che vada oltre le 10 uscite stagionali.

Siano benedetti gli sponsor nell’atletica, ma tutto questo gareggiare danneggia l’atleta, limita poi lo spettacolo e lo sponsor rischia di mordersi la coda…

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

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