Luca Scinto, lasciare o ripartire?

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Sicuramente, Luca Scinto non avrebbe mai voluto l’attenzione mediatica che ha dovuto subire nei giorni scorsi. La sua Vini Fantini, squadra di attaccanti che combattono sino all’ultima goccia di energia, è stata letteralmente travolta dai casi di Danilo Di Luca e Mauro Santambrogio, trovati positivi in due differenti controlli antidoping.

Il manager toscano ha reagito di petto, con una durezza tipica di chi è si è sentito ferito in profondità nell’orgoglio: prima i pesanti epiteti rivolti a Di Luca, poi le lacrime per Santambrogio. I due casi, in così poco tempo, rischiano seriamente di compromettere il lavoro dei corridori, dei tecnici e dei meccanici di questa squadra: il rischio che un altro sponsor abbandoni il ciclismo, che altre persone si trovino di punto in bianco senza un lavoro è davvero enorme, perché nessun brand commerciale vuole associare la propria immagine a quella di due “atleti” (volutamente virgolettato) caduti nel più banale e pazzesco degli errori.

Le dichiarazioni di Luca Scinto hanno aperto un grande dibattito tanto tra gli appassionati, quanto tra gli inquisitori, ovvero quella categoria-fortunatamente non così nutrita-che si interessa di ciclismo solo quando scoppia un caso di doping per poter dire “Ecco, vedete? Ve l’avevo detto“. Molti non hanno creduto alle parole del dirigente di Fucecchio, perché secondo questa tesi sembra improbabile che un manager sia all’oscuro di alcune pratiche dei suoi atleti (due casi poi, non uno); altri invece sostengono l’assoluta buona fede di Scinto, persona che ha sempre messo l’anima nel suo operato, facendo del “ciclismo pulito” una ragione di vita.

Lasciamo a ciascun lettore il giudizio. Ora, però, per Luca Scinto si presenta un bivio: lasciare tutto, travolto dalle emozioni negative di questi scandali, o ripartire rifondando la squadra, magari aderendo al Movimento Per un Ciclismo Credibile che si sta impegnando molto più della stessa UCI nella difficile opera di restituzione della credibilità a questo sport? Chi scrive questo articolo, senza intervenire nel merito delle dichiarazioni dei giorni scorsi, non riesce, pur sforzandosi, a mettere Scinto sullo stesso piano di chi ha praticato per anni doping di squadra, di chi è stato al centro di una quantità infinita di inchieste tanto da corridore quanto da manager. Certo, al di là di tutto la credibilità del toscano ne esce comunque intaccata da queste vicende. E se mai si dovesse provare un suo diretto coinvolgimento in questi “affari”, non dovrebbe più avere nulla a che fare col mondo del ciclismo. Per intanto, però, forse gli conviene resettare tutto e ripartire. Fare della propria squadra un modello che vada ben oltre i codici della federazione internazionale, dunque un’organizzazione perfetta dove sottomettersi a certe pratiche è praticamente impossibile. Può farlo, con l’entusiasmo che ha sempre dimostrato per questo sport, perché questo sport può e anzi deve dimostrare una volta per tutte il proprio fondamento sull’onestà e sulla professionalità delle persone.

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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