Il Golden Gala non decolla: Bolt perde, mancano i botti, grande Greco

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Stadio Olimpico stracolmo. Il classico super parterre in pista. E i riflettori accesi sul meeting più importante sul suolo italiano: è semplicemente il Golden Gala dedicato a Pietro Mennea. Roma ospita la quinta tappa della Diamond League, il circuito itinerante dell’atletica leggera. Le stelle internazionali, però, non combinano cose magistrali come ci aspettavamo, manca la grande prestazione di rilievo e le tante micce sul tavolo non si sono accese; gli italiani faticano più del previsto: Greco e Benedetti esclusi, è un passo indietro deciso dopo una prima parte di stagione davvero fantastica.

 

Colpo di scena. Quello che non ti aspetti: Usain Bolt ha perso. Sul campo. Non come ai Mondiali di Berlino quando perse il titolo per falsa partenza. Dopo gli schiaffoni presi lo scorso anno da Blake a Trials, il giamaicano parte benissimo, meglio del solito, poi si imballa e non riesce a distendersi. Si blocca a metà, mancando la solita progressione che lo contraddistingue e non scatena fluidità: ne esce un pessimo (per lui) 9.95 che vale il suo stagionale (era fermo al 10.09 di un mese fa). Alla sua destra spunta un sorprendente Justin Gatlin: lo statunitense ottiene la vittoria in 9.94 e dopo il successo di Eugene conferma di essere in un ottimo stato di forma. Terzo il francese Jimmy Vicaut che con 10.02 eguaglia il proprio personale.

Solo 10.29 per Michael Tumi. C’erano tante speranze sul vicentino, dopo l’eccellente 10.19 di due settimane fa che lo aveva posto tra i sette migliori italiani di sempre. Il 23enne, però, non entra praticamente mai in gara (quasi inspiegabilmente), fatica a spingere e a provare a tenere il passo di chi lo precede. Un passo indietro per il bronzo europeo sui 60m, ma che gli avrà sicuramente fornito materiale su cui lavorare nei prossimi allenamenti.

Nella batteria B erano impegnati gli altri tre azzurri: Jacques Riparelli chiude sesto (10.37), Simone Collio settimo (10.37), ultimo Fabio Cerutti (10.41).

 

L’asta doveva fare faville dopo i botti di Eugene, ma Renaud Lavillenie si deve fermare a 5.86 (dopo i6 metri sfiorati sabato scorso) che gli valgono la seconda posizione. La vittoria va al tedesco Raphael Holzdeppe (5.91) che ha poi fatto alzare l’asticella a 6.02: sarebbe stata la prestazione che avrebbe fatto saltare il banco, ma non è riuscita. Terzo l’altro teutonico Malte Mohr (5.86).

In gara anche Giuseppe Gibilisco che trova un bellissimo picco a 5.60, su cui non saliva da diverso tempo e che gli vale la qualificazione ai Mondiali (col minimo B) prima di commettere un errore a 5.70 e ritirarsi.

 

Daniele Greco azzecca due salti nella serata: un 16.98 al secondo e un signor 17.04 al terzo, poi è stato colpito dai soliti crampi. Quest’ultima misura gli vale il secondo posto dietro al campione olimpico Chris Taylor (17.08). Il pugliese era alla prima gara outdoor della stagione dopo il favoloso oro agli Euroindoor e può andare via dalla capitale soddisfatto per la prestazione: i margini di crescita sono quelli che ben sappiamo e ora servirà solo concretizzarli in una stagione appena iniziata. Tecnicamente da rivedere l’asse di battuta, che al terzo tentativo gli avrebbe potuto regalare una super misura: la velocità è sempre eccellente, poi la chiusura verrà da sé. Terzo il francese Teddy Tamgho (17.01) che sta provando a mettersi alle spalle un bruttissimo infortunio. Quarto un ottimo Fabrizio Schembri (16.85). Benjamin Compaoré è solo quinto (16.81), Idowu addirittura settimo (16.44). La disciplina deve ancora decollare.

 

Alessia Trost alla prima uscita stagionale outdoor, la prima da senior su un palcoscenico stellare stecca ancora: dopo aver superato 1.88 solo al terzo tentativo, la ventenne si ferma di fronte a 1.92 che per lei dovrebbe ormai essere una misura di routine (e che rimane il suo personale, ma fermo all’anno scorso quando ancora non era esplosa definitivamente). Il terzo tentativo era stato davvero altissimo, ma la ripresa dei talloni è mancata. Probabilmente la friulana, volata a due metri ad inizio anno, terza italiana nella storia a riuscirci, fatica ancora ad esprimere il proprio livello nelle grandi manifestazioni: avrà modo per tranquillizzarsi e mostrare il suo grandissimo talento su cui nessuno potrebbe mettere dei dubbi. Serve forse cambiare l’approccio alla gara, essere meno emozionata e capire che merita davvero un posto tra le big. Porta a casa consapevolezza: la rivedremo a breve.

Le russe Anna Chicherova e Svetlana Shkolina si sono fermate a 2.01 con tre errori; l’1.98 al secondo tentativo per entrambe le ha costrette allo spareggio. Il regolamento prevede un percorso a ritroso con un solo tentativo a disposizione per misura: entrambe sbagliato i 2.01, l’asticella cade anche sui 199 e a quel punto decidono di dividersi il successo. La croata Blanka Vlasic è terza con 1.95, un centimetro meglio della vittoria di Eugene: l’icona della disciplina sta tornando piano piano dopo

 

C’era tantissima attesa per l’Italia sui 100hs con ben tre azzurre al via. Il divario con le big internazionali (tra l’altro non era presente la marziana australiana e altre stelle), però, è ancora troppo ampio: partire con i colossi statunitensi ti costringe a una gara in rimonta che in una disciplina così tecnica non è di certo il massimo. Veronica Borsi termina in quinta posizione con 12.97, oltre due decimi sopra il record italiano realizzato domenica, ma la romana riesce a correre per la seconda volta sotto i 13’’. Marzia Caravelli chiude sesta in 13.01. Micol Cattaneo ottava con un alto 13.07. Il podio è tutto statunitense: vittoria a Dawn Harper-Nelson (12.65), seconda la bellissima Lolo Jones (12.70) dopo la stagione invernale da frenatrice di bob, terza Virginia Crawford (12.90).

 

Gli 800m regalano un buonissimo 1:43.61 dell’etiope Mohammed Aman che realizza la migliore prestazione mondiale stagionale. Secondo il francese Pierre-Amrboise Bosse (1:43.91, personale) e il sudafricano Andre Oliver (1:44.37). Ma un superlativo e stoico Giordano Benedetti è favoloso quarto (davanti a big come Kiprop e Kitom) con un eccezionale 1:44.67 che è ovviamente il suo personale e lo fa diventare il sesto italiano di sempre nella specialità. Mancava la grande stella David Rudisha che si è infortunato a New York.

 

Tripletta di Amantle Montsho sui 400m con la miglior prestazione mondiale stagionale (49.87): l’atleta del Botswana si apprezza a dominare il 2013, visto. Seconda una bellissima Francena McCorory che ferma il cronometro sul 50.05, suo nuovo personale. Terza la statunitense Natasha Hastings. Grandissima delusione da Yadisleidis Pedroso che chiude ultima in 54.38 (comunque personale): praticamente ha corso solo 1 decimo abbondante meglio del suo record italiano sul giro di pista con ostacoli…

 

I 5000m maschili dovevano portare in dote un buon 12:50. Arriva il 12:54.95 dell’etiope Yenew Alamirew che vale la miglior prestazione mondiale stagionale davanti al connazionale Hagos Gebrhiwet (12:55.73) e al keniota Kiplangat Koech (12:58.85).

 

Sui 200m, l’ivoriana Murielle Ahoure si regala una serata indimenticabile realizzando il nuovo record nazionale. Un super 22.36 che la pone anche a soli cinque centesimi dalla miglior prestazione mondiale stagionale della Okagbare. Ed è una vittoria di prestigio perché ha battuto la grande Allyson Feli (22.64) e la bulgara Ivet Lalova (22.78). Male Gloria Hooper, ultima e distaccata in 23.71.

 

Sandra Perkovic continua nel suo super inizio di stagione (terza vittoria in Diamond League) e la sua confidenza con la fettuccia dei 68 metri è sempre maggiore. La croata campionessa olimpica scaglia il suo disco a 69.25 e domina sulla cubana Yarelis Barrios (64.41) e sulla lituana Zinaida Sendriute (62.85).

Nel salto in lungo femminile, la campionessa olimpica Brittney Reese si riprende dopo le ultime delusioni in Patria e vince con 6.99 (e vento contrario da 1 m/s) superando al quinto tentativo il 6.97 che la connazionale Janay Deloach Soukup aveva realizzato due minuti prima. Terza la britannica Shara Proctor (6.91). Solo quinta la bellissima russa Darya Klishina (6.81).

Niente di eclatante dal peso maschile. Vince il tedesco David Storl (20.70) davanti allo statunitense Cory Martin (20.54) e al canadese Dylan Armstrong (20.29).

La tedesca Christina Obergfoll vince il giavellotto (66.45) davanti alla russa Mariya Abakumova (64.03) e alla sudafricana Sunette Viljoen (63.49).

 

I 400m ostacoli regalano tutto lo spettacolo negli ultimi metri. Il volatone sorride allo statunitense Johnny Dutch che si tuffa letteralmente sul traguardo per conquistare il successo in 48.31. Secondo il portoricano Javier Culson (48.36), terzo il senegalese Mamadou Hanne (48.56). Solo quinto il campione del Mondo David Green (48.81) che è ancora fuori condizione. Il 24enne Leonardo Capotosti chiude all’ottavo posto ma realizza il personale (50.48).

I 1500m femminili viaggiano alti ma arriva la terza vittoria stagionale in Diamond League per la svedese Abeba Aregawi (4:00.23) sull’etiope Genzebe Dibaba (4:01.62) e sulla statunitense Jenny Simpson (4:02.30). Margherita Magnani realizza il personale (4:08.87) e ottiene il minimo B per le Olimpiadi.

Lashawn Merritt vince il giro di pista (44.96) davanti a Youssef Masrahi (45.24) e a Josh Mance (45.26).Sergey Shubenkov è primo sui 110hs (13.20) davanti a Pascal Martinot-Lagarde (13.31) e a Balazs Baji (13.44). Emanuele Abate fa 13.63, un centesimo peggio dello stagionale.

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

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