Diego Rosa, il destino nel nome

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Se ti chiami Diego Rosa e di mestiere fai il corridore, il tuo destino sembra già scritto. Effettivamente, questo ventiquattrenne cuneense alla prima stagione da professionista ha dato segnali molto importanti proprio al Giro d’Italia.

In forza alla Androni Giocattoli di Gianni Savio, la squadra che, al pari del sodalizio dei Reverberi, ha da sempre l’attacco nel DNA, Rosa si è visto più volte davanti. Soprattutto quando la strada iniziava a salire. Certo, forse, in alcuni frangenti, gli è mancata una lucidità tattica che si acquisisce solo con l’esperienza; alla fine, ha portato a casa un ventiquattresimo posto nella classifica finale comunque più che dignitoso per un ragazzo alle prime armi, dopo il 15° al Giro del Mediterraneo che gli era valso anche la maglia di miglior giovane.

Diego Rosa è passato relativamente tardi tra i professionisti per una ragione molto semplice: ha iniziato a gareggiare su strada solo nel settembre 2011, mentre prima si dedicava esclusivamente alla mountain bike, specialità nella quale era stato ottavo al mondo proprio in quel 2011 nella categoria under23. Nella passata stagione, l’avventura tra i dilettanti con la Palazzago, assieme a Fabio Aru; a gennaio lo sbarco tra i pro e subito piazzamenti di buon livello. Con le debite proporzioni, il suo percorso è molto simile a quello di Cadel Evans; e al classe 1989 di Corneliano d’Alba, terra di gastronomia e vigneti, non possiamo che augurare una fulgida carriera come quella dell’australiano.

foto tratta da cyclingnews.com

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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