Confederations Cup 2013: cosa succede in Brasile?

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Un tempo il calcio in Brasile era considerato come qualcosa di intangibile, al pari di una religione. Oggi, invece, la Confederations Cup è divenuta il palcoscenico ideale per manifestare i disagi sociali di un Paese che, nonostante la grande crescita degli ultimi anni, non ha ancora risolto molti dei suoi grandi problemi, in particolare la forte diseguaglianza. E così, il gigante sudamericano è stato travolto da un’ondata di proteste che non si registravano dagli inizi degli anni ’90, con numeri nell’ordine delle centinaia di migliaia di manifestanti (numeri grandi ma non eccessivi, su una popolazione totale di 194 milioni di persone).

La presidentessa, Dilma Rousseff, seppur in difficoltà, non ha dimenticato del tutto le sue origini politiche di ex guerrigliera di estrema sinistra, dichiarando di comprendere le ragioni delle proteste. La Rousseff, in effetti, si è detta pronta al dialogo ed ha deciso di annullare un suo viaggio ufficiale in Giappone. Le manifestazioni, iniziate a causa dell’aumento dei prezzi dei mezzi pubblici, sono continuate anche dopo che molte città hanno deciso di ritirare il provvedimento, evidenziando in realtà l’esistenza di problemi ben più profondi nella società brasiliana.

L’ondata di proteste, in effetti, non è neanche rivolta in particolare contro il capo di stato, che conserva, nonostante tutto, la fiducia dei suoi elettori: “Ho votato Dilma, e rivoterei Dilma, ma in questo momento unico dobbiamo cercare di accelerare le riforme del Paese”, ha dichiarato un manifestante all’agenzia AFP. I brasiliani hanno voglia di vedere i frutti della crescita del Paese, e che questi siano distribuiti presso tutta la popolazione.

Alcune manifestazioni sono anche sfociate in scontri con la polizia ed atti di violenza, ma questa non è di certo una giustificazione per ignorare le richieste delle masse che si riversano in strada. Il Brasile ha bisogno di operare delle importanti riforme nel senso di ridistribuzione delle risorse, se vuole ritrovare una pace sociale che gli permetta di avanzare ulteriormente nella gerarchia delle potenze geopolitiche mondiali, ma soprattutto per raggiungere finalmente un minimo di giustizia sociale, che in Brasile non c’è mai stata sin dai tempi della colonizzazione.

giulio.chinappi@olimpiazzurra.com

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