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Giro d’Italia 2013, le pagelle della ventesima tappa



Le Tre Cime di Lavaredo incoronano Vincenzo Nibali nella ventesima tappa del Giro d’Italia 2013, l’ultimo arrivo in salita. Le pagelle.

NIBALI Vincenzo, voto 10 e lode: questo Giro d’Italia non può essere ricordato come il Giro di Di Luca, degli ‘amputamenti’ e del maltempo. No. Deve essere ricordato soprattutto perché lo Squalo vi ha lasciato sopra il suo segno indelebile, marcato ulteriormente con il prepotente scatto ai -2,5km delle Tre Cime. Autoritario, mai in difficoltà. Un campione.

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I COLOMBIANI, voto 9: rigorosamente nell’ordine d’arrivo: Fabio Duarte, Rigoberto Uran e Carlos Betancur. I grandi protagonisti sulle salite del Giro sono ancora loro e, oltre ai due soliti noti, sugli ultimi infernali chilometri si aggiunge anche Duarte, capace di raggiungere i connazionali e agguantare un prestigioso secondo posto. Uran e Betancur, ormai, li conosciamo: grimpeur puri e dal talento immenso. Il corridore della Sky arriva sul podio praticamente senza squadra, mentre il componente dell’Ag2r ha collezionato sempre ottimi piazzamenti e, inoltre, la maglia bianca di miglior giovane.

ARU Fabio, voto 9: nella tormenta delle Tre Cime, dietro Nibali e i colombiani, spunta lui, il 22enne dell’Astana. Quasi in silenzio, il gioiello sardo scavalca e stupisce tutti, piazzandosi al quinto posto. Un chiaro segnale da parte di un talento che, in futuro, sembra poter mantenere le promesse.

CARUSO Damiano, voto 8: menzione speciale per un corridore che al Giro non doveva nemmeno esserci, eppure si è sempre distinto per abnegazione e forza di volontà. Sul traguardo è addirittura ottavo, in classifica generale 19mo. Mai impreparato.

SCARPONI Michele, voto 5: vuole il podio, vorrebbe attaccare, ma crolla al primo affondo di Vincenzo Nibali. Recupera terreno sulle ultime rampe, ma non a sufficienza per agguantare il terzo posto presidiato da Cadel Evans. Ed è ancora quarto.

EVANS Cadel, voto 5: Nibali attacca, lui non risponde e si stacca. In fondo, era quasi prevedibile, perché si era avuta l’impressione già dalla cronoscalata di Polsa che l’australiano fosse in netto calo. Un ciclista, comunque, impossibile da non apprezzare: lotta come un cagnaccio fino agli ultimi metri, mettendoci cuore e grinta anche nei momenti più critici. E il podio è comunque suo.

 

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

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