Giorgio Di Centa, il fondista bionico


“Adesso si volta nuovamente pagina, con la stessa umiltà e voglia di sempre”. All’apparenza, una dichiarazione come tante altre, sentita milioni di volte da innumerevoli atleti e a cui non si fa quasi caso. Almeno per il sottoscritto, però, questa volta è diverso, perché una frase del genere, se pronunciata da determinati sportivi in determinati momenti, non può essere catalogata come ‘banale’, ‘scontata’ o ‘di routine’. Se a pronunciarla è Giorgio Di Centa, all’età di 40 anni e dopo essersi segnalato per l’ennesima splendida prestazione, la frase che domina questo articolo assume connotati quasi magici.

Una leggenda, quella friulana, mai doma, mai sazia, continuamente alla ricerca di risultati di prestigio; sul suo personalissimo vocabolario, la parola “appagamento” non è mai comparsa finora, nemmeno in seguito all’ultima tappa del Tour de Ski appena concluso, che gli ha consentito l’ingresso nei primi 10. Proprio dopo la scalata al Cermis, infatti, è arrivata quella dichiarazione che lascia di stucco per come un 40enne riesca ad avere un tale entusiasmo e un tale senso del lavoro dopo oltre 20 anni (!) di attività. La scalata, questa verso la gloria, di Giorgio Di Centa è cominciata per l’appunto nel 1993, con l’esordio in Coppa del Mondo, negli anni in cui a primeggiare in campo femminile c’era la sorella di Giorgio, Manuela. Per il primo podio dovrà attendere quattro anni, per la prima vittoria addirittura nove e non sarà nemmeno in una gara individuale (sprint in coppia con Zorzi). Il nuovo millennio è, infatti, all’insegna delle vittorie in staffetta (5 totali) e di tanti, troppi piazzamenti. Le luci della ribalta si fanno attendere, ma arrivano al momento giusto, nel posto giusto. Torino 2006, l’Olimpiade di casa, premia l’assiduità e la grande umiltà di questo mito assoluto dello sport italiano, regalandogli una meravigliosa vittoria a 34 anni nella 50km, oltre all’oro in staffetta. La meritata ricompensa per uno strepitoso atleta, ancora non completamente riscossa dal carabiniere di Tolmezzo; manca il successo in Coppa del Mondo, che arriva il 5 febbraio 2010 alla tenera età di 38 anni, a Canmore (sorpresi dalla località?). In mezzo, un podio al Tour de Ski, quella che è ormai diventata la sua corsa e il Cermis la sua salita.

Poco importa il nome degli avversari, poco importa la carta d’identità che parla chiaro, anche nel 2013 Giorgio Di Centa resta ancora lì, a dar fastidio a colleghi con una quindicina di primavere in meno, talvolta anche di più. Un esempio di longevità ad alti livelli raggiungibile da pochi eletti, quali Vezzali nella scherma o Maldini, Totti e Del Piero nel calcio, ma anche lo stesso Pietro Piller Cottrer, suo compagno di staffetta a Torino come in molte altre gare.  Immortali, nonostante l’età avanzante in maniera inesorabile. Ma se Caterpillar già dalla scorsa stagione è scomparso dal circuito di Coppa del Mondo, Di Centa rimane il perno della nazionale azzurra, il perfetto esempio per i giovani, in un periodo in cui il movimento fondistico italiano stenta a produrre nuove leve di talento. Lui, la sua forza di volontà e la sua immacolata classe hanno spesso portato sulle spalle il peso dell’intera squadra italiana e sono pronti a rifarlo anche in vista dei Mondiali di casa, in Val di Fiemme. “Con la stessa umiltà, con la stessa voglia di sempre”: quella di 20 anni fa, quella di Torino 2006, quella che da sempre contraddistingue un uomo di ferro, bionico come lui.

Foto: raissa.ilcannocchiale.it

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

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