Il bronzo delle Farfalle e il 2012 della Ritmica Italiana



Ritornare su un podio olimpico è sempre qualcosa di fenomenale che ti fa entrare nella storia dello sport. Il bronzo conquistato dalla Nazionale Italiana di Ginnastica Ritmica a Londra incorona una grande annata e, soprattutto, un super quadriennio.

Si era partiti dalla delusione di Pechino quando le Farfalle vennero private di una meritata medaglia. Poi una risalita difficile, incoronata con un filotto di tre Mondiali consecutivi da vere campionesse. E lo sbarco in Gran Bretagna con tanti sogni e tante speranze. Per riprendersi quello che spettava a Manuela Maccarani e a Questa Squadra.

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Il 2012 è stato tutto un crescendo. A Kiev la vittoria del concorso completo, a Pesaro il secondo posto ma il successo alle cinque palle, a Sofia tre gradini d’onore, poi un bronzo europeo a Nizhny Novgorod. E in Terra d’Albione sappiamo com’è andata. Oggettivamente la Russia di quella Viener che ha risollevato il movimento era letteralmente irraggiungibile, nonostante alcuni aiutini della giuria e quel mash up musicale non permesso dal codice ma lasciato tranquillamente passare.

Il 12 agosto le nostre Farfalle si tingono di bronzo. Brillano, luccicano, scintillano. Danzano, ballano, volano. Con Testa e Cuore. Il loro motto. La loro filosofia di vita. In perfetta sincronia, sempre precise e ritmiche sulla musica. Come richiede la disciplina. Come vorrebbe il codice: portano un solo motivo come base per ogni esercizio (Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini). La Russia, invece, porta ben tre canzoni (Let it loose, Candela, At last). In barba ai regolamenti. Poco importa per chi può tutto. Ovviamente non ricevono penalizzazioni e vengono premiate con due fantascientifici 28.375 ai cinque palloni (9.550 di difficoltà, 9.700 per la parte artistica, 9.450 per l’esecuzione) e 28.300 ai tre nastri e due cerchi (9.650 di difficoltà, 9.600 per la parte artistica, 9.050 per l’esecuzione) che sommati le portano a un pazzesco 57.000. Certo, al di là di questa dovuta precisazione, hanno nettamente meritato. Sono state sicuramente superiore. Si sono presentate con due esercizi rinnovati, sicure, non titubanti, motivate a riscattarsi dopo i tre deludenti mondiali che l’Italia ha loro strappato in questo quadriennio.

Una Russia totalmente nuova con tre diciassettenni, una diciottenne e due diciannovenne si conferma campione olimpico per la quarta volta consecutiva! Hanno mancato l’oro solo all’esordio della disciplina a Barcellona 1992 quando si misero al collo il bronzo dietro alle padrone di casa e alla Bulgaria.

Le azzurre potevano essere d’argento se non avessero perso un nastro alla seconda rotazione che le condanna a un non eccellente 27.325 (9.325 di difficoltà, 9.400 per la parte artistica, 8.800 per l’esecuzione, 2 decimi di penalità per l’uscita dell’attrezzo dal campo di gara). In precedenza un’eccellente prestazione ai cinque palloni aveva loro regalato 28.125 (9.375 difficoltà, 9.600 artistica, 9.150 esecuzione) per un totale di 55.450. Un vero peccato. Ma va bene così. L’importante era tornare sul podio dopo il furto di Pechino e dopo il sorprendente argento di Atene. Davanti a noi la Bielorussia (55.500). Dietro la Bulgaria che ha pasticciato con i nastri.

 

Una Nazionale che difficilmente verrà eguagliata, raggiunta, migliorata dalle naturali eredi. Un gruppo così forte si costruisce una volta ogni chissà quanti anni. Emanuela Maccarani, tecnico di questa Nazionale, fantasiosa, creativa, arrivata alla centesima medaglia in carriera. Quanto c’è di suo in questi esercizi lo dicono le stesse ragazze. Un gruppo omogeneo che fonde potenza muscolare, concentrazione e grande senso di squadra. Elisa Santoni e Elisa Bianchi, coetanee del 1987, dal Lazio, sono le due veterane, coloro che c’erano anche in quel trionfale pomeriggio in terra greca, accomunate da una profonda amicizia e dall’università di scienze motorie dell’Aquila. A Pechino oltre a loro due c’era anche Anzhelika Savrayuk, classe 1989, origine ucraina, amante della danza che si scatena sul tappeto. Romina Laurito era all’esordio, il cervello del gruppo, futura ingegnera, classe 1987 da Gallarate, la Gigi Buffon della squadra perché riesce a prendere un attrezzo dopo esser uscita in rovesciata da una difficilissima collaborazione. Marta Pagnini da Firenze, classe 1991, e Andreea Stefanescu, classe 1993, sono le due piccoline del sestetto.

Da loro si ripartirà per Rio de Janeiro e per altri sogni. Insieme ai nuovi elementi scelti per tornare sul Tetto del globo: Camilla Bini (classe 1994, Ginnastica Aurosa Fano), Chiara Ianni (classe 1991, campionessa d’Italia con l’Armonia d’Abruzzo, con partecipazione ai Mondiali di Baku 2009) e Camilla Patriarca (classe 1994, San Giorgio ’79 Desio). Stiamo quindi parlando di ragazze già tutte ben inserite nel settore, con diversa esperienza in serie A e nel circuito internazionale.

La sesta Farfalla verrà selezionata tra Alessia Marchetto, Valeria Schiavi, Daniela Pintus, Arianna Facchinetti e Sara Celoria. Il loro debutto è già atteso per la prima tappa di Coppa del Mondo ad aprile 2013.

 

Poi a dicembre il quinto scudetto consecutivo conquistato da una grandissima Armonia d’Abruzzo guidata da Germana Germani e che annovera tra le proprie fila quella Federica Febbo, grandissima promessa dell’individuale da cui ci si aspetta molto. Senza dimenticare la nostra olimpica Julieta Cantaluppi.

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

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