Dominik Windisch in esclusiva: “Per Sochi nulla è impossibile”

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È uno dei fantastici 4 che lo scorso gennaio hanno consegnato una grande vittoria in staffetta al biathlon italiano. Nonostante la giovane età, è ormai uno dei punti fermi della nazionale maggiore e si appresta a vivere la sua seconda stagione a tempo pieno in Coppa del Mondo. Andiamo a scoprire con Dominik Windisch quali sono, a poche ore dell’inizio della sua stagione agonistica, le sensazioni e le riflessioni sul passato e sul futuro della sua carriera da biathleta.

Dominik, per iniziare: come hai passato l’estate?
“L’estate l’ho passata abbastanza bene. Abbiamo provato un nuovo sistema di allenamento e per adesso va tutto come previsto. Mi sono migliorato anche al tiro e spero di continuare cosi per tutta la stagione”

A circa pochi giorni dall’inizio della nuova stagione, quali sono le tue sensazioni?
“A ottobre ho avuto un periodo di leggero calo. Ero molto stanco, ma abbiamo reagito molto bene e abbiamo cambiato il programma. Adesso mi sento molto meglio, sento come pian piano la forma sta migliorando. Alla fine spero che il picco arrivi al momento previsto, i Mondiali…”

L’anno scorso ti sei spesso comportato bene: quali credi possano essere gli aspetti tecnici su cui devi lavorare di più per un ulteriore salto di qualità?
“Devo lavorare ancora tanto sull’aspetto fisico e sulla forza. La tecnica sugli sci é un’ altra cosa sulla quale si può sempre migliorare”

L’anno scorso il risultato più importante, per te, immagino sia stata la vittoria in staffetta. Cosa ti ricordi di quella giornata storica per il biathlon italiano?
“Mi ricordo ancora di ogni attimo, di ogni pensiero e di tutte le emozione. Riflettendo, però, mi sembra ancora come un sogno. La notte dopo la gara non sono riuscito ad addormentarmi. Ma l’aspetto più bello é che abbiamo vinto tutti insieme e che abbiamo potuto condividere la nostra felicità”

Siete una squadra tutto sommato giovane e anche in altre occasioni la staffetta si è dimostrata competitiva: una medaglia tra poco più di un anno Sochi è pura utopia o credi che ci sia una chance, anche piccola?
“La parola utopia nel Biathlon non esiste. Tra vittoria e sconfitta c’è poco spazio e se tutto va liscio, è tutto possibile. È il bello di questo sport. La nostra vittoria in staffetta ne è un ottimo esempio”

L’Italia, nonostante ospiti da anni la tappa di Coppa del Mondo di Antherselva che è riconosciuta come una delle meglio organizzate, non riesce ad avere una tradizione o un bacino d’utenza importante come quello di altre nazioni dell’arco alpino. Oltre a questioni derivanti dalla fisionomia del territorio, per quale motivo, a tuo parere, un ragazzo non inizia a praticare uno sport affascinante come il biathlon?
“È importante la presenza degli impianti necessari per la pratica di questo sport e di persone che si dedicano all’insegnamento ai ragazzi. Sarebbe importante che la nostra disciplina venisse fatta conoscere alla gente tramite la TV, la radio e i giornali”

Tu come ti sei avvicinato al biathlon, invece?
“Il fatto che abito ad Anterselva mi ha portato ad iniziare con il Biathlon. Già da bambino guardavo le gare di Coppa del Mondo e mi ha affascinato fin dal primo momento. In piú ero influenzato da mio fratello Markus, che é sempre stato un grande idolo per me. Quindi era quasi scontato che diventassi un biathleta”

Tra i tuo compagni c’è proprio tuo fratello Markus, che ti ha affiancato anche nella staffetta vinta ad Oberhof: come vivete il vostro rapporto?
“Markus è un grande aiuto. Sono molto contento di essere in squadra insieme a lui. Al poligono é un ottimo riferimento e con la sua esperienza mi aiuta molto. Siamo sempre in camera insieme e andiamo molto d’accordo. Certo, in gara siamo avversari e non ci regaliamo niente, ma alla fine mi fa piacere se fa un buon risultato e viceversa lo é anche lui per me”

Quali sono gli aspetti che ti piacciono di più della vita dell’atleta, quali, invece, meno?
“Il fatto che posso fare del mio hobby una professione e oltretutto sono pagato. Ho parecchio tempo libero. I lati negativi della mia professione sono lo sforzo fisico e mentale profuso durante la preparazione, con l’attività che inizia a maggio e finisce con le gare ad aprile. Oltretutto bisogna anche allenarsi in situazioni climatiche difficili e il programma di allenamento non conosce festivitá. L’allenamento non finisce dopo lo sforzo fisico, ma è necessario curare tutti gli aspetti della vita giornaliera a partire dall’alimentazione per arrivare a limitare le uscite notturne con gli amici”

Tra le piste di Coppa del Mondo, qual è la tua preferita?
“Non ho una pista preferita, ma in ogni localita dove vado a gareggiare riesco a trovare aspetti positivi, che possono essere alcuni tratti del tracciato o l’atmosfera del pubblico. Per esempio Oberhof e Ruhpolding sono speciali perche c’è tantissima gente a vederci gareggiare”

Quale atleta del passato, o del presente, è stato il tuo idolo quando eri un ragazzo?
“Nessun campione mi è mai entrato nel cuore ma ho preferito apprezzare i vari pregi di ciascun atleta”

gianluca.santo@olimpiazzurra.com

Foto: sportmilitarealpino.it

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