Longo Borghini in esclusiva: “Una stagione indimenticabile!”

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Marianne Vos scatta, un’azzurra la segue senza cedere un metro: in quel preciso istante, il grande pubblico ha scoperto Elisa Longo Borghini. Già, perché il mondo (e l’Italia) si ricorda del ciclismo femminile solo quando c’è la prova olimpica o quella iridata: per il resto, è una disciplina che gode di ben poca considerazione. Eppure la piemontese di Ornavasso, che compirà ventun anni a dicembre, aveva già lanciato chiari segnali del suo talento, nel corso di quella che è stata la sua seconda stagione tra le professioniste. Vittoria al Woman’s Bike Race, in maggio; vittoria in una tappa del Giro di Turingia, a luglio; inoltre, in primavera, una serie di  piazzamenti importantissimi nelle classiche del Nord. Il bronzo ottenuto a Valkenburg non può quindi considerarsi una sorpresa assoluta, a fronte di questi risultati e di doti fisiche che le permettono di far bene proprio sui tracciati mossi. Nelle vene di Elisa scorre infatti l’attitudine alla fatica e alla resistenza: la madre, Guidina Dal Sasso, negli anni ottanta mandava avanti, quasi da sola, lo sci di fondo tricolore; il papà Nando ha gareggiato anche lui sugli sci stretti, prima di diventare un mago delle scioline; infine, il fratello Paolo è quel genere di corridore che ogni team manager vorrebbe con sé, sempre pronto a sacrificarsi per la squadra. Andiamo dunque alla scoperta di questa ragazza della Val d’Ossola poco abituata ad essere sotto i riflettori, ma che non ha tradito alla prima, vera occasione personale.

1)Elisa, come si sta con una medaglia al collo, conquistata al primo grande appuntamento della carriera?
Si sta bene. Inizio solo ora a realizzare di aver vinto davvero una medaglia ai Campionati del Mondo di ciclismo. Fino all’anno scorso lo consideravo un obiettivo fuori portata per almeno un paio di stagioni.”

2)Quali erano le sensazioni nei giorni precedenti alla gara? Pensavi veramente di arrivare ad un risultato del genere?
Ero emozionata. Io non sono abituata ad essere la prima scelta; quest’anno ho lavorato molto per Emma Johansson, per cui ero un po’ agitata all’idea di avere una squadra tutta per me. Non volevo davvero deludere le mie compagne, sapendo il gran lavoro che avrebbero fatto. Ero tuttavia conscia di poter far bene: certo, il podio sembrava lontano, realisticamente puntavo alla top ten. Comunque, meglio così!”

3)Non credi che la tua impresa sia passata un po’ sottotraccia a livello mediatico? A volte sembra che, per giornali e tv, esista solo il ciclismo maschile…
Sì, no, forse. Mi spiego: non è all’ordine del giorno, per me, essere sotto gli occhi di tutti, quindi anche solo aver visto un articolo della Gazzetta che mi riguardava mi ha stupito. Pensando oggettivamente, invece, dico di sì. Noi donne del ciclismo siamo prese troppo poco in considerazione, anche se di recente qualcosina in questo senso è migliorata”.

4)Come valuti la tua stagione nel complesso, tra tanti successi e la mezza delusione per non essere andata a Londra?
In questa stagione ho ottenuto risultati al di sopra delle mie aspettative iniziali, sono pienamente soddisfatta. E’ vero, mi sarebbe piaciuto moltissimo andare alle Olimpiadi, però non permetterò che questa mancanza rovini una stagione meravigliosa come quella appena trascorsa”.

5)Com’è considerata, in gruppo, una “cannibale” come Marianne Vos?
“Tante volte percepisco un po’ di malessere generale quando Marianne si prende anche i traguardi volanti di una corsa. Io personalmente l’ammiro molto. E’ un esempio di professionalità, correttezza sportiva, grinta e determinazione.”

6)Perché corri all’estero, nel Team Hitech Products-Mistral Home? In Italia non c’erano altre possibilità?
E’ stata una mia precisa scelta: ho sempre desiderato di andare all’estero, in particolare per poter approfondire la lingua inglese. Credo proprio che questa esperienza mi sia servita”.

7)Com’è nata la tua passione per il ciclismo, tenendo presente la vocazione “sciistica” della tua valle e della tua famiglia?
Ho praticato numerosi sport, lo sci in primis, per ovvie ragioni. Mio fratello ha iniziato a correre in bici, portando questa bella novità in famiglia. Io ho semplicemente voluto provare questa disciplina e l’ho subito amata: mi fa stare in contatto con la natura e mi porta a vedere luoghi spettacolari.”

8)Quanto è importante avere due sportivi come tua mamma e tuo fratello in famiglia?
E’ davvero importantissimo. Oltre a mia mamma e a Paolo anche mio papà ha avuto un’ottima carriera da fondista, prima ancora che da tecnico. La mia famiglia è il mio pilastro, senza di loro non sarei mai arrivata fino a qui.”

9)In uno sport di fatica e resistenza come il ciclismo, quanto conta il fattore mentale, soprattutto in un’atleta giovane?
Tante volte, si sa, è proprio la mentalità a fare la differenza. Le doti fisiche, naturalmente, contano parecchio, però ad un certo livello è la testa che ti dà quella marcia in più, permettendoti di arrivare a certi risultati”.

10)E’ vero che studi in università? Come fai a trovare il tempo per i libri, tra una gara e un allenamento?
Sì, studio scienze della comunicazione all’Università dell’Insubria di Varese. E’ difficile, lo ammetto. Sono indietro con gli esami e faccio un po’ di fatica. Cerco di alternare al meglio studio e sport, ma è ovvio che, talvolta, uno dei due aspetti ci debba rimettere.”

11)Cosa diresti ad una ragazza che intende avvicinarsi al ciclismo?
Le direi semplicemente di divertirsi. Io apprezzo ogni secondo che passo sulla mia bici”.

foto tratta da msnbc.msn.com

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