Alla scoperta del rugby a 7, sport olimpico da Rio 2016

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Dopo che per acclamazione popolare il rugby è stato riammesso nel gotha a cinque cerchi, mentre molti pseudo esperti continuavano a chiederne la presenza, non si contano i post di facebook e le dichiarazioni anche illustri (es. Vanessa Ferrari) che durante le Olimpiadi di Londra 2012 sentenziavano “perchè il rugby non è ai Giochi?”, mentre invece era già stato riammesso: finalmente da Rio si rinizierà a giocare con la palla ovale sotto il braciere.

Intanto una breve e dovuta spiegazione storica alle due “faq” per eccellenza:

1- perchè il rugby non era alle Olimpiadi ?

2- perchè ci entra solo nella versione a sette ?

Alla prima domanda si può rispondere in chiave storica raccontando di come il rugby sia stato espulso per “indisciplina” dopo essere stato supportato da niente poco di meno che il barone De Coubertain in persona, considerato tra i padri fondatori del rugby francese e arbitro della prima finale del campionato francese. Infatti dopo aver partecipato a 4 edizioni, risicatissime come numero di squadre (tre o addirittura solo due) nel 1924 i francesi non riuscirono proprio a digerire il fatto che gli americani ( che piano piano stavano passando al football americano) fossero venuti a casa loro a dettare legge e ad invadere il campo a fine partita picchiandosi anche coi giocatori.

Dopo quella dimostrazione di inciviltà che sarebbe difficilmente immaginabile nel rugby di oggi, la palla ovala venne bandita dai Giochi fino ai giorni nostri, dove forse anche con l’appoggio dell’ex nazionale di rugby Jaque Rogge viene finalmente riammesso nella versione a sette.

Alla seconda domanda le risposte sono più pratiche e pragmatiche: svolgere un torneo serio di rugby a XV in poco più di due settimane è impensabile per i tempi di recupero che necessitano i giocatori, difatti il campionato del mondo dura quasi due mesi. Oltre a ciò il potere mediatico della rugby World Cup è enorme, come campionato a squadre secondo forse solo al mondiale di calcio, quindi c’è sicuramente nella IRB un ragionevole timore di indebolire il suo main event in favore dell’appuntamento olimpico , così come avviene nel basket e pallavolo e invece non nel calcio con la limitazione d’età.

Resta il fatto che il seven è una specialità misconosciuta ai più, sia perchè poco praticato in Italia sia perchè praticamente mai trasmesso in televisione, quindi proviamo a conoscerlo un po’.

Cos’è il rugby a sette? Intanto non è una versione annacquata o monca del XV ma uno sport a sè, cosi come il cacio a 5 per il calcio o il beach per la pallavolo, ecc… Le regole differenziano in alcuni particolari ma fondamentalmente sono molto simili con l’eccezione che si gioca a sette invece che a 15 e che le partite durano o 7 o 10 minuti per tempo (di solito le finali 10 e le eliminatore 7 ) essendo il campo lo stesso del XV; ovviamente gli spazi si amplificano e la spettacolarità del gesto tecnico del passaggio e della corsa aumenta. Sbaglia anche chi dice che il seven mortifica i contatti, chiunque abbia giocato o semplicemente osservato con attenzione un torneo di alto livello sa bene che i contatti ci sono eccome e spesso sono molto intensi e spettacolari proprio perchè accentuati dalla velocità superiore del gioco.

Inoltre il seven si svolge in due o tre giornate con tutte le squadre che trascorrono il dì al campo; questo rende i tornei di solito molto divertenti, spettacolari e festosi sia per il pubblico che per i giocatori stessi ed è facile immaginare come gli amici brasiliani sapranno imprimere il loro temperamento ancor maggiormente a questo aspetto già insito al rugby stesso.

Danilo Patella

redazione@olimpiazzurra.com

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