Schwazer e triplo: ecco le nostre grandi speranze

Continua il nostro viaggio nel Mondo dell’atletica. Dopo aver dato spazio alle grandi star internazionali nella scorsa puntata (clicca qui per leggere) oggi presentiamo le speranze di medaglia azzurra. Sarà difficilissimo nello sport più globale e praticato sulla faccia della Terra ma abbiamo delle ottime carte da mettere sul tavolo.

 

Gran parte delle nostre sorti dipenderanno da Alex Schwazer. Nella marcia. Santa marcia. La disciplina che negli ultimi anni ha tenuto in piedi tutto il carrozzone. E tenterà un’impresa: mettersi l’oro al collo sia nella 20km sia nella 50km nella stessa Olimpiade. Un numero da veri campioni, riuscito solo al maestro Robert Korzeniowski. Un polacco dal cuore grande così che rivoluzionò questa disciplina e la legò indissolubilmente al suo nome: doppietta a Sidney 2000 e tre allori consecutivi sulla lunga distanza (oltre al trionfo australiano arrivarono anche quelli di Atlanta 1996 e Atene 2004). Il carabiniere di Vipiteno (Bolzano) è all’inseguimento, ovviamente, della riconferma del titolo nella disciplina più massacrante di tutto il panorama. Quel tacco-punta così asfissiante, usurante, che vuole (da regolamento) almeno un piede sempre a contatto con l’asfalto. A Pechino fu inarrivabile e magico. Demolì tutti gli avversari: due minuti a Tallent, tre primi a Nizegorodov, chiudendo in 3h37’09’’ (record olimpico): servirà la sua progressione migliore e il suo famigerato cambio di ritmo per battere la concorrenza . Dopo stagioni un po’ travagliate e difficili, col ritiro ai Mondiali di Berlino 2009 per un’indisposizione intestinale e con la brutta prestazione alla rassegna iridata di Daegu dello scorso anno, il ventisettenne (le nuove candeline le spegnerà solo a Santo Stefano) sembra tornato sui suoi livelli. Avrà una settimana di recupero tra le due gare durante la quale tornerà a casa per ricaricare al meglio le pile. È uno sforzo che ha già provato a inizio stagione: a marzo realizzò il miglior crono del 2012 sulla distanza più corta: 1h17’30’’ in quel di Lugano (che è anche il suo personale) e sei giorni dopo provò sulla lunga a Dudince (Slovacchia) fermato gli orologi a 3h40’58’’. Gli allenamenti sono stati confortanti, tutto sempre essere a puntino: sarà poi il non particolarmente insidioso anello di Londra a dettare legge. Sono comunque due tempi che, se confermati, potrebbero portarlo molto lontano. Dipenderà moltissimo da lui.

A contrastarlo ci saranno le solite armate russe: nella 20km occhio al campione uscente (e iridato) Valery Borchin (in stagione fermo a 1h21’ ma sempre capace della zampata) e ad Andrey Ruzavin; nella 50km dovrà prestare attenzione al campione del mondo Sergey Bakulin (male a Saransk con 3h:46’14’’), a Sergey Kirdyapkin (top con 3h38’08’’ proprio a Saransk) e Igor Erokhin. Mai dimenticare il signor Tallent dall’Australia in entrambe le gare (a Pechino fu argento e bronzo), gli attacchi di Si e Yamazaki dall’estremo oriente e l’eterno Garcia (classe 1969!), senza scordarsi della muraglia cinese di Zhen Wang e Ding Chen nella 20km (secondo e terzo tempo stagionale). Chissà poi se Giorgio Rubino riuscirà a mettersi in mostra…

 

C’è invece un’altra disciplina che si sta tingendo sempre più di tricolore: il salto triplo. Quasi a sorpresa. E in terra britannica ne uscirà una gara pazzesca! Da vero livello internazionale. Degno di una Olimpiade. L’Italia schiererà due big, due grandi chance di medaglia: Fabrizio Donato e Daniele Greco. Il frusinate è addirittura alla sua quarta Olimpiade! Uscito sempre deluso con tre piazzamenti oltre la ventesima piazza, il quasi 36 enne (per lui la torta arriverà il 14 agosto) è alla sua ultima occasione per coronare una carriera che ha reso meno di quanto ci si aspettasse, complici una serie incredibili di infortuni. Agli Europei di Helsinki è tornato sui livelli che nel lontano 2000 a Milano lo avevo portato a registrare un 17.60, ancora oggi record nazionale. In Finlandia, infatti, è stato capace di un 17.63. Pazzesco. Peccato per il vento a favore leggermente oltre i limiti (+2.5 m/s), altrimenti sarebbe stato nuovo primato tricolore e miglior prestazione stagionale. Questa è invece a favore di Chris Taylor, il campione del Mondo in carica che ai Trials americani aveva subito risposto alla prestazione dell’azzurro. Fabry è comunque accreditato di un eccellente 17.53 non ventoso che potrebbe valere…oro. Dovrà essere convinto dei suoi mezzi, rimanere calmo, fare la giusta rincorsa con i suoi diciotto balzi, chiudere il salto nella maniera corretta senza girare troppo il capo verso il segna-misura. E chissà. Il russo Lyukman Adams ha lo stesso risultato dell’atleta delle Fiamme Gialle, ma non appare in eccellenti condizioni fisiche così come il britannico Idowu (argento a Pechino dietro al portoghese Evora ormai fuori dal grande giro) di cui è addirittura a rischio la partecipazione alla gara. Will Claye, statunitense iridato indoor, è invece un punto di domanda grosso quanto una casa e non si capisce se sarà in grado di ripete il suo 17.55 di poche settimana fa. Daniele Greco, invece, è un giovane. Il futuro per l’Italia. Il discepolo che vuole superare il maestro. Classe 1989 è già arrivato a eccellenti livelli. Il suo problema sarà quello di dover azzeccare la giornata giusta perché è capace, in ugual modo, di tradire e di far gioire. Ha commesso tre nulli alle qualificazioni europee, ma poi ha vinto gli assoluti con 17.67 (ventosissimo con +3.4). Misterioso. Ma la strada è luminosissima per il ragazzo di Nardò all’esordio nella rassegna a cinque cerchi. Da lui potrebbe arrivare una strepitosa sorpresa. In una delle gare di maggior intensità e spettacolo del programma.

 

C’è poi una mamma che sogna di dare una gioia alla sua piccola. È Elisa Rigaudo. La piemontese insegue il bis nella 20km di marcia dopo il favoloso bronzo di quattro anni fa sotto l’acquazzone di Pechino. Una condizione atmosferica che potrebbe ripetersi nella capitale inglese. E allora è lecito sperare: non costa nulla. Chiaro che di fronte ci sono dei mostri e sarà difficilissimo lottare alla pari. La reginetta Olga Kaniskina non perde una gara importante dagli Europei di Goteborg 2006 quando fu argento proprio davanti alla nostra azzurra e tenterà di chiudere il ciclo con due Olimpiadi e tre Mondiali consecutivi (a soli ventisette anni!); Elena Lashmanova, il nome nuovo, vorrà ben figurare al debutto dopo aver vinto la Coppa del Mondo a Saransk con un ottimo 1h26’30’’; non dimentichiamoci di Hong Liu allenata da Sandro Damilano proprio come la nostra portacolori. Certo l’unica uscita stagionale della Rigaudo non è stata confortante (1h29’25’’), ma poco vuol dire se ha ben lavorato, come sembra, durante il raduno dell’ultimo mese svoltosi a Livigno.

 

Poche chance per Valeria Straneo e Anna Incerti nella maratona. L’alessandrina ha fatto registrare il nuovo record italiano alla StraMilano e la palermitana ha da poco potuto festeggiare il titolo europeo di Barcellona dopo le squalifiche per doping della lituana Balciunaite e della russa Yulamanova. Ma con quelle gazzelle africane là davanti…

Il capitano Nicola Vizzoni ce la metterà tutta nel lancio del martello alla veneranda età di trentanove anni e alla sua quarta Olimpiade dopo il favoloso argento di Sidney e l’eliminazione nelle qualificazioni a Pechino. E poi c’è un ventenne che tenterà l’impossibile: Gianmarco Tamberi. Ci attendiamo uno show e la conferma del 2.31 che l’ha portato fin qui. Poi quel che arriverà sarà tanto di guadagnato: record italiano a 2.33? Chi lo sa. Certo se saltasse come a Bressanone… In una gara del salto in alto che si prospetta stellare con l’eterno Silnov che cercherà il bis, Ukhov che è volato a 2.39, l’iridato Williams che non vuole mai lasciare il passo oltre al britannico Grabarz che cercherà lustro in casa. Al femminile ancora più rimpianti per l’assenza di Antonietta Di Martino visto il forfait di Blanka Vlasic, la non eccezionale salute della Chicherova e la fatica della Hellebaut a tornare sui livelli di Pechino. Una gara che sulla carta doveva essere una delle migliori del programma e invece…

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

(foto FIDAL)

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