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Carlotta Ferlito ai raggi X e il suo sogno olimpico



Penultima tappa nel viaggio di Olimpiazzurra che ha passato in rassegna tutte le ginnaste del collegiale. La squadra è fatta e oggi tocca a Carlotta Ferlito, prima di concludere con Vanessa Ferrari.

 

Essere l’idolo di migliaia di ragazzine. Essere la più amata. La più cercata. Quella con cui tutti vogliono scattare una foto. Avere a che fare con centinaia di messaggi ogni giorno. Pressione. Perché tutti si aspettano un risultato importante. Passione. Un cuore che batte per la ginnastica. Emozione. Per ogni evoluzione che ti fa piangere di gioia. Lavoro. Sudore della fronte per le ore di allenamento. Tutto questo a diciassette anni e spiccioli. Questa è Carlotta Ferlito. Da Catania con tutto il suo calore. Verso Londra. Armi e bagagli, body e tutine per l’esperienza più emozionante: i cinque cerchi la aspettano.

 

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L’acqua il suo primo amore. Il nuoto il primo divertimento. Non poteva essere altrimenti per una bimba nata in una bella città di mare. Ecco così che la piscina diventava il suo ambiente naturale. Lo sport più completo, quello consigliato da tutti i dottori per migliorare la postura e costruire il fisico. E sicuramente a Carlo, come la chiamano le fans e le amiche, ha fatto più che bene. Le ha formato un’ossatura stabile, le ha costruito una muscolatura resistente e forte, l’ha portata a non patire mai di grossi infortuni. Sono stati dei problemi di asma a spingerla definitivamente tra le quattro mura della palestra, dove già in precedenza passava diverso tempo, spronata dai genitori che hanno sempre avuto fiducia nei mezzi della figlia e che ancora oggi, nonostante la lontananza, non le fanno mancare l’appoggio. Per quei 158 centimetri ideali per la ginnastica, mix di potenza e agilità, insieme a 50 chilogrammi di un peso forma perfetto.

Katana. La sua prima società. Un nome, un programma. Sotto l’occhio vigile di Maurizio Ferullo i primi progressi. Miglioramenti continui. Le gattonate che da cucciola faceva in casa non erano più un gioco. Tutto iniziava a diventare incredibilmente serio. Allegra, saltellante e vivace. Chi la fermava più. La crescita è costante. E già a otto anni le convocazioni nelle Nazionali giovanili iniziano a diventare la regola. Il body azzurro diventa la sua seconda pelle. Come in quell’estate del 2003 quando è chiamata a un ritiro in Romagna. Fuori casa. Per la prima volta. Così piccola. Eppure Carlotta ha saputo gestirsi bene e ha iniziato a impratichirsi con quella che sarebbe diventata una costante: la lontananza dalla sua amata Sicilia.

 

Mamma Roberta e il marito facevano un continuo avanti e indietro per portarla ad Acireale. Le strutture nell’isola, però, sono carenti e scadenti. Ci si trasferisce a Milano. Via. La decisione è presa. Per diventare grande. Per proseguire il sogno. Per affermarsi. Valigia in mano. Piena di speranze e allo stesso tempo di paure. Se si hanno dodici anni e non si sono ancora finite le medie. Non importa. Il luccichio delle stelline scorre nel sangue e se lo si sente, non si può rimanere incollati al focolare domestico. Una famiglia modello che ha dato spazio e libertà ai tre figli. Tutti nel capoluogo meneghino. La Bocconi per Giampaolo, lo IULM per Ludovica che segue da vicino la sorellina e gestisce la sua pagina Facebook, intasata continuamente da visitatori, segno dell’amore e dell’affetto nei confronti di questo piccolo prodigio.

La GAL Lissone (Monza e Brianza) la accoglie a braccia aperte nel 2007. Arriveranno una bella serie di scudetti a squadre e l’esplosione definitiva. Carlo si realizza e diventa la reginetta dei Giochi Olimpici di Singapore 2009. Sarà l’atleta azzurra che porterà a casa il maggior numero di medaglie: un eccellente 55.300 le vale il bronzo nel concorso generale vinto dalla Komova, replicato nella finale al volteggio per chiudere con un 14.825 di alto livello alla trave che le ha messo al collo un prestigioso argento. La consacrazione definitiva arriverà due anni dopo, a Berlino. Europei. Terra di conquista. Un favoloso secondo posto alla trave ancora davanti alla Preziosa. Carlotta c’è. Carlo è diventata grande. La ginnastica ha fatto senior un’adolescente di quindici anni. Da lì la strada è in discesa. Si fa per dire. In questo sport, fondato su equilibri sottilissimi, su millimetri preziosi, su nervi sempre tesi, su infortuni che sono sempre dietro l’angolo, di facile non c’è niente.

 

Il suo viso è ormai ovunque. Le telecamere di MTV l’hanno resa nota in tutta Italia col docu-reality Ginnaste – Vite parallele, ormai diventato un appuntamento fisso per tutte le appassionate (a settembre pronte per la nuova serie). La Ferlito ne è diventata la protagonista principale, quella più amata, quella seguita ovunque. I suoi esercizi, i suoi allenamenti, la sua vita privata sono sotto i riflettori. I suoi pianti, le lacrime per una delusione, le gioie per una performance uscita bene. Allenata da Paolo Bucci, Claudia Ferrè e Tiziana Di Pilato. Centro Federale Tecnico di Milano. Luogo di speranze, fucina di talenti. Lì dove si respira vita, lì dove si cercano e si danno emozioni. Non a caso Carlotta, grazie a questi ritmi serrati e a giornate intere passate a provare e riprovare, diventa protagonista delle Nazionali che portarono a casa il bronzo agli Europei di Bruxelles (Belgio) di quest’anno e la qualificazione olimpica grazie alla vittoria del Test Event, arrivata dopo la delusione per il mancato ottavo posto ai Mondiali di Tokyo (Giappone). Ma la nostra eroina non è mai contenta di sé, è una perfezionista, lo è sempre stata. Dolce, gentile, disponibile a volte è saltato fuori un carattere che non è il suo, con picchi di rabbia e di cattiveria che non le appartengono assolutamente. Grinta sportiva e voglia di far bene sono invece i suoi tratti distintivi. Quelli sì, sempre giustamente in primo piano.

 

Visti i risultati è ovvio che il suo attrezzo preferito sia la trave. E cercherà di alzare l’asticella, provando a centrare una nuova finale. Un nuovo traguardo. Saranno i tanto amati salti senza mani a portarla in alto col salto dietro raccolto, il teso e il flick che sono diventati i suoi punti di forza. Cavalli di battaglia che la contraddistinguono in tutto il circuito. “Mi sembra di volare”, ripete. La magia del salto, il desiderio inconscio di aprire le ali e andare su, su sempre più in alto. Su quei 10 centimetri, stretti stretti, piccoli piccoli anche per quei piedini, la 17enne è riuscita a riportare praticamente tutto quello che faceva per terra e a renderlo più difficile, dovendo ricadere su quella lastra di legno così difficile da interpretare. Eccelle infatti anche al corpo libero con un’ottima ritmicità, si difende al volteggio con due discrete rotazioni. La paura invece arriva, anche per lei, dalle parallele asimmetriche. A 245cm è difficile guardare giù e sentirsi sicure. Paura recondita in lei, che non è mai riuscita a superare da quando aveva otto anni: alla prima uscita, sono crollate in testa al suo allenatore che è finito in ospedale facendosi un gran male. Si può capire perché Carlotta non sia riuscita a superare il trauma. Certi ricordi da bambini si portano dietro per tutta una vita.

 

Sempre attiva, mai stanca, non sa rimanere con le mani in mano e si dà sempre da fare. Poco riposo, per chi ama la musica, il canto e il ballo. Pomeriggi liberi? Non esistono! Meglio un giro tra i negozi e riempire borse e borse di vestiti, trucchi e quant’altro.

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

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