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Daniele Molmenti in esclusiva: “A Londra per vincere”



Il fuoriclasse della Canoa Slalom Daniele Molmenti sarà ai Giochi Olimpici di Londra una delle punte di diamante della spedizione italiana. Proprio in Gran Bretagna l’azzurro di Pordenone, in forza al Corpo Forestale dello Stato, cercherà di conquistare l’unico titolo che ancora gli manca, dopo essersi laureato per ben due volte campione europeo nel 2009 e nel 2011 e campione mondiale nel 2010. Il friulano ci ha concesso quest’intervista in esclusiva.

Ciao Daniele, ti piace il percorso olimpico?

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“Si, devo dire che è stato migliorato rispetto alle prime discese del 2011, gli ostacoli del canale artificiale son stati spostati per creare meno casualità delle onde, anche se ci sono tutte le situazioni tecniche immaginabili. La sua caratteristica principale è avere l’acqua lenta, quindi è molto fisico e quindi deve piacermi per forza”.

Hai deciso l’assetto della barca per Londra? L’anno scorso stavi valutando alcune imbarcazioni NELO.

“Ho fatto l’inverno con un prototipo costruito da NELO e all’ultimo raduno a Londra si è rivelata ideale per quel tipo d’acqua. NELO ha creduto nelle mie idee e ha creato questo modello su misura e che rispetta tutte le mie esigenze”.

Dove ti allenerai dopo gli Europei?

“Dopo gli Europei avrò un paio di giorni di relax a casa, poi penso mi sposterò tra Slovenia e Valstagna per cercare le onde che mi mancano sotto casa e magari qualche uscita in altura per ossigenarmi e liberarmi dallo stress cittadino”.

Dopo aver vinto medaglie d’oro agli Europei e ai Mondiali, ti manca il titolo olimpico. Visto che sei milanista, pensi di completare il triplete a Londra? 

“Anche se ero dell’Avellino l’avrei pensata allo stesso modo: l’oro olimpico mi manca dal palmares e Londra è un’opportunità che non si ripeterà mai più. Sono favorito, ho l’età giusta e il canale mi piace. Meglio di così?”.

Quali sono gli avversari che temi di più?

“I nomi son sempre quelli, ma negli ultimi mesi ho capito che è tutto nelle mie mani: se non sbaglio io, nessuno mi sta davanti. Quindi, l’avversario più difficile è dentro di me”.

Perché gareggi sempre con la canoa di colore rosso?

“Sono un fan della ducati da quando ero piccolo e mi ha sempre portato bene. Comunque ci son stati studi che affermano che il colore rosso ti faccia andare più forte, poi colore che vince non si cambia”.

Quando sei salito per la prima volta su una canoa?

“Le leggende del mio primo giorno sono tante, quella che ricordo io narra di un bambino in un grigio giorno di settembre del 1995 che sale su una barca e non vuole scendere più”.

Quanto è importante avere come allenatore Pierpaolo Ferrazzi, campione olimpico nel ’92?

“Sicuramente ‘Pierpa’ può trasmettermi l’esperienza della sua carriera e non farmi commettere errori di strategia durante il periodo di gare. Di medaglie olimpiche Pierpa ne ha vinte due, quindi è sicuro che posso fidarmi”.

Nel K1 in Italia siamo sempre stati competitivi negli ultimi 20 anni, nelle altre categorie, invece, fatichiamo ad emergere. Perché secondo te?

“La canoa in Italia non è così popolare come in altri Paesi, questo comporta ad avere pochi numeri e quelli che ci sono vanno nella categoria regina, il k1. Di solito chi non è forte nel k1 si mette a fare c1 o c2 e di conseguenza partiamo già in difetto rispetto altri nazioni. Nelle donne invece il discorso è da collegare ai club che non hanno strutture e ad uno sport dove ci si bagna, ci si cambia in strada e si fa una fatica tremenda, si preferisce la danza o la pallavolo. E le capisco benissimo”.

Dopo l’attività agonistica, hai già deciso che cosa fare?

“Ci sono delle porte aperte e altre che vorrei aprire finendo gli studi, però molto dipenderà dal risultato di Londra e di come si muoverà la federazione nei prossimi anni. Al momento penso ai Giochi, poi se i Maia si son sbagliati riguardo la fine del mondo, allora per l’anno prossimo avrò sicuramente qualche progetto”.


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