Beach Volley. “Adeus” Paulao: l’uomo della svolta

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Se qualcuno avesse qualche dubbio sulla paternità dell’esplosione del beach volley in Italia ad altissimi livelli, basta qualche numero per fugarlo. L’arrivo di Paulao alla guida della nazionale azzurra ha cambiato la storia.

Fino al dicembre 2011, anno di approdo sulla “panchina azzurra” del nuovo ct che prese il posto del californiano Mike Dodd, l’Italia, dal 1986, anno in cui la Fivb iniziò ad organizzare tornei di portata mondiale, aveva collezionato sette podi, quattro secondi posti (di cui due prima dell’istituzione del World Tour) e tre bronzi.

Dal 2012 l’Italia, con Paulao alla guida, l’Italia è diventata un’autentica potenza a tutti livelli del beach volley mondiale. Gli azzurri hanno infranto il tabu della vittoria in un torneo del World Tour, sia a livello maschile che femminile, conquistandola a più riprese: ben sette gli ori azzurri nei tornei del circuito mondiale negli ultimi cinque anni. Da aggiungere a questi successi gli undici secondi posti e i dieci bronzi conquistati dalle coppie di casa nostra per un totale di ben 28 podi in cinque anni, a cui vanno aggiunti i due trionfi europei firmati da Lupo/Nicolai, l’argento continentale di Ranghieri/Carambula e il fantastico argento di Lupo/Nicolai alle Olimpiadi di Rio, dopo il doppio quinto posto a cinque cerchi conquistato sempre da Lupo/Nicolai e da Menegatti/Cicolari a Londra 2012.

Professionalità, capacità di entrare nella testa degli atleti e di farli rendere al massimo, di plasmare l’atleta e di insegnargli come superare al meglio i momenti difficili e anche una innata dote di simpatia che lo ha reso uno dei campioni più amati ai tempi in cui macinava gioco e risultati sulla sabbia di mezzo mondo, hanno fatto di Paulao il personaggio chiave della affermazione del movimento azzurro del beach, sia tra gli uomini che tra le donne, dove sicuramente ha avuto meno impatto. Con lui tutto il movimento è cresciuto: ha preso in mano una squadra giovane e molto interessante e l’ha portata dove difficilmente si poteva immaginare.

Come tutte le storie belle, però, c’è sempre la parola “fine” a chiudere l’avventura. Cinque anni alla guida di una nazionale sono tanti e pochi allo stesso tempo, anche se l’ultima stagione con la divisione dei due gruppi maschili, dopo due estenuanti annate alla guida sia della squadra maschile, sia di quella femminile, devono aver fatto propendere il tecnico di origine brasiliana per il cambiamento. Un cambiamento che si chiama Israele, una nuova sfida sulla carta difficilissima per Paulao che sarà chiamato a rifondare e a far crescere un movimento che ha avuto in Faiga/Hillman gli unici veri interpreti a livello internazionale nelle ultime stagioni. In bocca al lupo, coach e “Adeus”, “arrivederci” dalle parti di Roma.

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