Beach Volley, Olimpiadi Rio 2016. le speranze dell’Italia. Si romperà il tabù a cinque cerchi?

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Cinque edizioni dei Giochi Olimpici, zero medaglie e nessuna presenza in semifinale per l’Italia del beach volley. La storia parla chiaro: il movimento italiano ha raccolto meno a livello olimpico di quello, tanto per fare qualche esempio, svizzero o lettone, senza stare a scomodare le scuole storiche come Brasile o Stati Uniti.

Se fino al 2012 una coppia azzurra in zona podio (ma anche nei quarti di finale) di un torneo World Tour era cosa rara e veniva accolto come un risultato straordinario, i tre binomi italiani che si sono qualificati per Rio 2016 hanno abituato benissimo gli appassionati e un loro inserimento nella lotta per le medaglie ai Giochi sarebbe accolta come un naturale (anche se tutt’altro che scontato) completamento di un percorso che viene da lontano, da quando ragazzi come Lupo e Nicolai, Menegatti e Giombini poi (diverso è stato il percorso di Ranghieri e Carambula arrivati alla sabbia più tardi) facevano incetta di titoli internazionali a livello giovanile.

Un percorso che ha vissuto il suo primo momento esaltante a Fuzhou il 26 aprile 2014, data in cui Lupo e Nicolai hanno rotto un incantesimo che durava da sempre, quello del primo successo azzurro in un torneo World Tour. Una settimana dopo i due azzurri avrebbero vinto anche il primo (e unico finora) Grand Slam della storia per l’Italia e il campionato europeo a Cagliari in una stagione che ha visto l’Italia salire sul podio del World Tour altre tre volte con gli argenti di Ingrosso/Ingrosso (Puerto Vallarta), Lupo/Nicolai (Mosca) e Menegatti/Orsi Toth (San Paolo).

I cinque podi azzurri anche nel 2015 con la vittoria a Lucerna della coppia “estemporanea” Ranghieri/Caminati e quella storica di Menegatti/Orsi Toth, primo successo assoluto nel World Topur femminile a Sochi, i bronzi di Menegatti/Orsi Toth a Mosca, Ranghieri/Carambula (vince campioni d’Europa) a Porec e di Nicolai/Lupo a Sochi e i sette di quest’anno con le vittorie di Nicolai/Lupo a Sochi (per loro anche il titolo europeo a Biel Bienne) e di Ranghieri/Carambula a Doha ed Antalya, i secondi posti di Nicolai/Lupo a Vitoria e Fuzhou e di Menegatti/Orsi Toth ad Antalya e il terzo posto di Menegatti/Orsi Toth a Puerto Vallarta ma anche i tantissimi quinti posti, sono dimostrazione di una solidità raggiunta ad altissimi livelli.

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Scarseggiano, bisogna dirlo, i risultati nei grandi appuntamenti, quelli dove tutti i protagonisti a livello mondiale sono presenti, quelli più simili, tanto per intenderci, ad un Olimpiade. L’incognita maggiore è proprio questa.

In chiave caccia al podio la coppia del contingente azzurro che si fa preferire alla vigilia dell’appuntamento olimpico è quella composta da Paolo Nicolai e Daniele Lupo. Quest’anno, dopo le note vicissitudini fisiche di entrambi che hanno di fatto mandato in fumo la stagione passata, la coppia allenata da Matteo Varnier è tornata sui livelli di due anni fa, con un accurato studio delle soluzioni di attacco che vedono coinvolto nella maggior parte dei casi Daniele Lupo che ha permesso loro di crescere ulteriormente e di creare sempre più grattacapi alle difese avversarie e una sempre maggiore efficacia di Nicolai a muro. Solo qualche sorteggio sfortunato ha impedito che gli azzurri conquistassero un paio di semifinali nei Grand Slam e Major Series ma, si sa, tutto torna e magari la sfortuna del passato potrebbe trasformarsi in un pizzico di buona sorte a Rio e, se ci si mette anche quell’aspetto lì, nulla è precluso al gigante Nicolai e a “Lupetto”.

Alex Ranghieri e Adrian Carambula hanno avuto un impatto devastante con il World Tour. E’ bastato un torneo di rodaggio lo scorso anno e poi subito podio a Porec e risultati straordinari a ripetizione che hanno permesso al duo più spettacolare e simpatico del World Tour (leggendarie le gag in video del binomio italiano e scanzonato il modo in cui Alex e Adrian vivono la loro convivenza a volte forzata in stile “Casa Vianello”) di qualificarsi in carrozza a Rio. La corsa alla qualificazione olimpica e un piccolo infortunio alla spalla per Carambula, però, hanno un po’ offuscato la condizione degli azzurri negli ultimi due mesi ma a Gstaad si sono rivisti su ottimi livelli e questo lascia ben sperare per Rio anche se per il podio servirà il miglior Ranghieri a muro e il miglior Carambula (quest’anno non sempre efficacissimo) in attacco.

 

In campo femminile il terremoto Orsi Toth ha tolto alla spedizione azzurra quasi tutte le speranze di inserirsi in zona medaglie. Marta Menegatti giocherà con Laura Giombini, sua compagna sei anni fa all’Europeo juniores (medaglia d’argento). Difficile pensare che le due atlete (entrambe con caratteristiche molto simili, nessuna delle due giocatrice di muro) possano trovare l’alchimia giusta in poche ore per giocarsi un posto sul podio olimpico. 

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