Boxe, Rio 2016: la WBC vuole squalificare i professionisti che andranno alle Olimpiadi. Ecco perché

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Sono oramai passate due settimane da quando l’AIBA ha annunciato la possibilità, per i pugili professionisti, di partecipare alle qualificazioni olimpiche per Rio 2016, ed eventualmente agli stessi Giochi Olimpici. Sebbene diversi “pro” abbiano manifestato un certo interesse verso questa opportunità, la maggioranza dei pareri espressi dagli addetti ai lavori sono risultati decisamente negativi. Ad alzare la voce contro l’AIBA è stata, in particolare, la più importante delle sigle professionistiche, la WBC, guidata dal presidente messicano Mauricio Sulaiman (foto).

Il World Boxing Council, infatti, ha reagito minacciando con una squalifica di due anni tutti i pugili professionisti che prenderanno parte alla corsa olimpica. In particolare, la WBC ha vietato categoricamente di partecipare ai detentori delle sue cinture ed ai primi quindici pugili del ranking mondiale per ciascuna categoria. “La WBC“, si legge nel comunicato ufficiale, “ha dato voce all’opinione della maggioranza della comunità pugilistica di tutto il mondo“.

Il pugilato è uno degli sport fondatori dei Giochi Olimpici dell’Antichità in Grecia e la boxe moderna è nota per essere divisa in pugilato dilettantistico e pugilato professionistico. L’AIBA si trova in un chiaro conflitto d’interessi essendo un promotore, manager, regolatore ed organo di governo che vuole che i dilettanti combattano contro i professionisti, in uno scenario le cui disparità potrebbero trasformarsi in tragedie“, si legge ancora. Secondo la WBC, infatti, la sfida tra dilettanti e “pro” sarebbe decisamente impari, come mettere a confronto uno sprinter con un maratoneta: “entrambi sono corridori, ma competono in sport e discipline differenti. Il basket, il tennis, il calcio ed altri sport prevedono sfide tra professionisti ed amatori alle Olimpiadi, ma la differenza è che nella boxe non ci sono goal, punti o canestri, NON SI GIOCA ALLA BOXE. La boxe è uno sport di combattimento, e se il livello dell’avversario non è adeguato può essere molto pericolosa“.

Dalle parole della WBC, dunque, traspare una certa sicurezza sul fatto che i dilettanti, in particolare quelli preparati, correrebbero seri rischi per la propria incolumità combattendo contro un professionista. Altri, invece, affermano che i migliori tra gli amatori potrebbero mettere in difficoltà i “pro” grazie alla loro rapidità ed all’abitudine di combattere sulle tre riprese. Ciò che è sicuro è che questa decisione non piace quasi a nessuno, tranne ai verti dell’AIBA, tant’è che anche le altre sigle professionistiche sembrano essere intenzionate a seguire le orme del World Boxing Council.

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giulio.chinappi@oasport.it

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