Giro d’Italia 2016, 14a tappa Alpago-Corvara: Dolomiti e Giau, è il momento della verità

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Il primo vero showdown. Il tappone dolomitico che in tante vesti ha scritto la storia del Giro d’Italia. 210 chilometri, oltre 5400 metri di dislivello: la Alpago-Corvara è destinata a scrivere la storia nella 99esima edizione della corsa a tappe di tre settimane tutta italiana (e olandese…).

Partenza soft, con i primi 60 chilometri in leggero falsopiano che conducono il gruppo fino ad Arabba (già 1600 metri sul livello del mare, con partenza a 400) dove inizia la salita del Passo Pordoi, 9 chilometri al 7%. Un primo assaggio di salite: a seguire in rapida successione Passo Sella e Passo Gardena, rispettivamente di seconda e terza categoria prima di un tratto discendente più marcato sino al Passo Campolungo, a sua volta di seconda categoria. Fino a qui una tappa che può sembrare tutto sommato facile. Poi però si realizza che son già passati 130 chilometri e che le vere difficoltà devono ancora iniziare.

A 50 dalla conclusione un bivio sulla strada come nell’economia del Giro: passo Giau. Il nome, di per sé, incute già timore. Dieci chilometri infernali, le pendenze che restano sempre nell’ordine del 10%. La scalata più dura fino a questo punto del Giro, affrontata in una posizione strategica che potrebbe consentire, con un attacco ben orchestrato assieme alla squadra, di scavare distacchi importanti anche tra gli uomini di classifica.

Il Passo Valparola, a seguire, è più facile, con pendenze non esagerate (6-7% costanti) che però possono aumentare eventuali distacchi già creatisi in precedenza. 20 secondi possono diventare un minuto, un minuto tre e così via. Dopo la discesa, il Muro del Gatto sarà l’ultima asperità: solo 300 metri ma pendenze fino al 19%, un’imbarcata su queste pendenze potrebbe portare via diversi secondi ma sembra più utile nella corsa al successo di tappa che nella lotta per la maglia rosa.

Per quanto visto ieri, Vincenzo Nibali e l’Astana, pur avendo virtualmente la maglia rosa con Amador e Jungels davanti che sembrano destinati a staccarsi, hanno intenzioni bellicose. Fino a questo momento la Movistar di Valverde ha corso con due capitani, ma per ambire alla prima posizione in classifica la squadra iberica deve decidere di sacrificare le ambizioni personali di Amador per utilizzarlo in supporto del murciano. Prova importantissimo per Chaves, Kruijswijk e Majka, che per quanto visto sono i più accreditati a giocarsi la terza e ultima posizione sul podio. Sempre che non provino a far saltare in banco, magari con un attacco da lontano.

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

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