Calcio: Claudio Ranieri, con il Leicester l’anno perfetto. Ma non era un perdente

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Trent’anni in panchina. Ha allenato grandi squadre. Ha vinto quasi ovunque e quando è arrivato secondo lo ha fatto sempre dietro corazzate che hanno scritto la storia. Eppure, prima del miracolo Leicester, Claudio Ranieri era considerato un tecnico “perdente”. Non è vero.

Si è preso la sua rivincita, Claudio Ranieri. E che rivincita: campione d’Inghilterra con il Leicester City, formazione data per retrocessa a inizio stagione, con il quartultimo monte ingaggi della Premier League e un’accozzaglia di sconosciuti che l’Europa e il mondo intero hanno imparato a conoscere solo dall’autunno in poi, quando il miracolo ha prima raggiunto proporzioni cosmiche ed è poi entrato nella dimensione più bella, quella della realtà.

L’allenatore romano, 64 anni, ha firmato nell’ultimo anno una delle imprese più grandi della storia del calcio. E aveva dentro di sé tanti buoni motivi per farcela. Certo, non si batte la concorrenza dei petroldollari del Manchester City e del Chelsea solo attraverso la buona volontà, ci mancherebbe. Ma Claudio Ranieri, romano de Roma, portava il sacro fuoco di chi, battuto, era stato perfino sbeffeggiato, umiliato, deriso e – proprio come in un film degno di un Oscar – denigrato al momento dell’arrivo sulla panchina delle Foxes.

E tutto questo solo perché, pochi mesi prima, era stato esonerato in maniera tragicomica dalla federcalcio greca. Con lui, la nazionale ellenica, che di problemi ne ha di ben peggiori rispetto al calcio, non è mai decollata. 1-1 con la Finlandia, 0-1 con la Romania, 0-1 con l’Irlanda del Nord e, dulcis in fundo, 0-1 con la Fær Øer. Oggettivamente troppo per meritarsi un’altra occasione. Ma nulla per guadagnarsi la gogna pubblica.

Ranieri grecia

Di Claudio Ranieri si ricorda soprattutto la Roma che, come Milan e Juventus, finì la stagione 2009-2010 con zeru tituli, per dirla alla José Mourinho. Eppure quella Roma, che vinse un derby in rimonta senza Francesco Totti e Daniele De Rossi sostituiti all’intervallo, l’Inter che si prese poi il triplete a Madrid la batté pure, il 27 marzo, sorpassandola momentaneamente in testa alla classifica. Solo che poi, alla 35esima giornata, l’Olimpico ospitò la Sampdoria. E Giampaolo Pazzini, con una doppietta nel secondo tempo, decise di scrivere diversamente la storia.

Di Claudio Ranieri si ricorda, in minima parte, anche la Juventus post Serie B. Una squadra che ancora si leccava la ferite di Calciopoli ma espugnava 2-0 il Santiago Bernabeu con standing ovation per Alessandro Del Piero. Una squadra, ma soprattutto una società, che lo slogan bonipertiano “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” lo aveva probabilmente scritto in ufficio ma non riusciva ad applicarlo sul campo. Tuttavia quella squadra arrivò prima terza e poi seconda, e solo nei due anni successivi, da Ciro Ferrara a Luigi Del Neri passando per Alberto Zaccheroni, conobbe l’onta dei settimi posti.

Di Claudio Ranieri si ricorda pochissimo, ma fa figo tirarlo fuori per fare la conta dei secondi posti, il Chelsea 2003-2004, portato in semifinale di Champions League per la prima volta nella storia del club e battuto in Premier League solo dall’Arsenal degli Invicibili, imbattuti per tutto il campionato. Una sfida quasi impari. Come del resto quella contro il Paris Saint Germain del 2013-2014, quando il tecnico romano, alla guida del Monaco neopromosso, fu ancora una volta secondo.

Di Claudio Ranieri, però, non si ricorda l’esordio tra i grandi, a Cagliari, doppia promozione dalla C1 alla A consecutiva, con salvezza record al primo anno nella massima serie. Non si ricorda la Coppa Italia con la Fiorentina (1995-1996) e la Supercoppa Italiana vinta a San Siro contro il Milan di Franco Baresi, Paolo Maldini, Zvonimir Boban, Dejan Savicevic e George Weah: fu la prima volta che il trofeo non andò alla squadra detentrice dello scudetto. Non si ricorda la Coppa del Re con il Valencia (1998-1999) e nemmeno la Supercoppa Europea alzata sempre con i Pipistrelli nell’estate 2004. Non si ricorda che non ha mai perso un derby, né in Italia né in Spagna. Non si ricorda, soprattutto, un carattere mai sopra le righe, bonaccione ma discreto, punzecchiato (e spesso battuto) da Mourinho che, però, a dicembre, è stato esonerato dal Chelsea proprio a causa dei gol di Jamie Vardy e Riyad Mahrez.

Ma da lunedì, per fortuna, di Claudio Ranieri si ricorderà soltanto il Leicester City campione d’Inghilterra 2015-2016. Ed è giusto così.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: Youtube/libera per uso editoriale

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