Lotta: Itaev accusato di “terrorismo”. La sua colpa è essere ceceno

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Saïd Ahmed Itaev CREDIT www.sport.su


La nevrosi collettiva che colpisce dopo degli eventi traumatici, come lo sono stati i recenti attentati di Parigi, porta spesso a coinvolgere persone che poco hanno a che fare con queste tristi vicende. Questa volta, a farne le spese è stato un lottatore della nazionale francese, Saïd Ahmed Itaev, la cui carriera potrebbe essere finita all’età di trentatré anni. Itaev, infatti, è stato considerato dalla polizia come un soggetto sospettato di fondamentalismo e quindi potenziale terrorista, e dunque dovrà recarsi in commissariato ben tre volte al giorno (alle 9:00, alle 14:00 ed alle 19:00), fatto che potrebbe impedirgli di disputare i Campionati Francesi e di coltivare il suo sogno olimpico.

Nato in Cecenia, repubblica autonoma della Federazione Russa a maggioranza musulmana, Itaev ha lasciato la sua terra natale all’età di tredici anni per fuggire dalla guerra, trasferendosi in Ucraina, Paese che ha rappresentato nelle competizioni e con il quale ha conquistato una medaglia d’argento mondiale nel 1999. Successivamente, nel 2003, il lottatore si è trasferito in Francia, ottenendo la cittadinanza nel 2007, anno dal quale combatte per i colori del suo nuovo Paese. Padre di cinque figli, Itaev si è così espresso sul quotidiano francese L’Humanité: “Non riesco ancora a credere a quello che mi sta succedendo. Sono in Francia dal 2003, e non ho mai avuto a che fare con la polizia“. La mattina del 26 novembre, ha raccontato, una ventina di poliziotti in assetto antisommossa hanno fatto irruzione in casa sua, perquisendola senza trovare nulla di sospetto. Quali sono le colpe di Itaev dunque? “Durante la perquisizione, uno dei poliziotti ha sottolineato che sono ceceno, e quindi musulmano“, ha dichiarato: il fatto stesso di professare questa religione, quindi, sembrerebbe essere oramai diventata una colpa. L’altro motivo sarebbero i suo viaggi in Ucraina, Paese nel quale ha vissuto per otto anni e dove ancora si reca spesso per allenarsi, come da lui stesso spiegato.

Ho lasciato il mio Paese a causa della repressione russa e oggi il Paese dei diritti dell’uomo mi priva della mia libertà“, ha detto amareggiato, quello stesso Paese che ha rappresentato più volte nelle competizioni internazionali. “Ha sempre risposto presente alle nostre convocazioni, sia per gli stage di allenamento che per le gare. Non abbiamo mai avuto problemi con lui“, ha fatto sapere la FFL (Fédération Française de Lutte). “Ci sono molti atleti di origine cecena nella lotta francese, e sono certo che siano tutti sotto sorveglianza“, ha aggiunto l’ex presidente federale Daniel Robin.

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giulio.chinappi@oasport.it

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